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giovedì 1 maggio 2014

Trancendence

Locandina - Transcendence
Titolo originale : Transcendence
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno: 2014
Durata: 119 min
Genere: fantascienza, drammatico, thriller
Regia: Wally Pfister
Soggetto: Jack Paglen
Sceneggiatura: Jack Paglen
Distribuzione (Italia): 01 Distribution
Fotografia: Jess Hall
Montaggio: David Rosenbloom
Effetti speciali: Jack Brunacini Jr.
Musiche: Mychael Danna
Scenografia: Chris Seagers
Interpreti: Johnny Depp - Will Caster; Rebecca Hall - Evelyn Caster; Paul Bettany - Max Waters; Cillian Murphy - Agente Buchanan; Kate Mara - Bree; Cole Hauser - Colonnello Stevens; Morgan Freeman - Joseph Tagger; Clifton Collins Jr. - Martin; Josh Stewart - Paul; Wallace Langham - Dottor Strauss; Lukas Haas - James Thomas

Degli ultimi tre film visti al cinema ho deciso di postare qui il mio contributo per questo film, per il quale non mi sono documentato più di tanto prima di andarlo a vedere, ma mi sono lasciato attirare dal poco visto nel trailer e la presenza del protagonista che non mi dispiace affatto come attore. Ebbene il film di 2 ore non ha risposto alle mie aspettative.

La storia di alcuni professori alla ricerca della miglior forma di intelligenza artificiale, si sviluppata nel contrasto tra l'etica ed il progresso abbinato al consueto spirito di sopravvivenza dell'uomo. A seguito di un attentato il dr. Caster (Johnny Depp) prima della sua morte, per egoismo e ambizione della moglie (Rebecca Hall) viene trasceso su una parte di un super computer  già sviluppato e intelligenza artificiale più evoluta al momento. Da questo momento l'evoluzione della mente del dr. Caster aumenta a dismisura oltre a sviluppare nuove e sorprendenti tecniche che potrebbero anche essere utili all'umanità, se solo fosse pronta. Invece la stessa fazione terroristica autrice dell'attentato al dr. Caster si adopera e si allea con le forze governative per bloccare questa crescente e incontrollata capacita di autocoscienza di questa intelligenza artificiale ormai duplicata e inserita in ogni computer del mondo.

La delusione su questo film, nasce dalla lentezza narrativa e dai temi poco sviluppati relativi all'autocoscienza dell'uomo e di una futuribile intelligenza artificiale, dalle interpretazioni etiche di come e se mescolare umanità e tecnologia. A questi punti essenziali non sono mancati salti di scene/sceneggiatura facendoci ritrovare durante la programmazione del film in momenti successivi senza un passaggio o un accenno narrativo adeguati alle scene successive (a titolo di es. Il dr. Max Waters è stato visto in gabbia e poche scene dopo fuori... come è stato possibile? quando si è o è stato liberato e perché??).

Tirando le somme, due ore piacevoli, seppur lente e che mi hanno lasciato un po' il senso di incompiuto.

lunedì 6 gennaio 2014

Capitan Harlock 3D

Locandina Capitan Harlock 3D
Titolo: Capitan Harlock 3D 
Sottotilolo: Il Futuro è già passato 

Genere: Animazione, Fantascienza, Avventura
Paese: Giappone
Anno: 2013
Regia: Shinji Aramaki
Sceneggiatura: Harutoshi Fukui, Leiji Matsumoto
Attori: Shun Oguri

Fotografia: Kengo Takeuchi
Montaggio: Shinji Aramaki, Ryuji Miyajima
Musiche: Tetsuya Takahashi
Produzione: Toei Animation Company, Toei Animation
Distribuzione: Key Films/Lucky Red
Durata: 115 Min


Ebbene sì! Tentato dalla voglia di ritrovare un vecchio anime che guardavo da piccolo, appena visto per la prima volta il trailer di questo film ho deciso che non me lo sarei lasciato scappare. Complice anche mio nipote fortemente attratto e acculturato su questa categoria, ci siamo organizzati il prima possibile per andarlo a vedere: ovvero ieri sera.

Mentre entravo avevo il timore che i labili ricordi non mi permettessero di godermi fino in fondo il film, ma durante la proiezione e col passare del tempo mi sono reso conto che questo non era lo stesso Capitan Harlock della mia infanzia. Alcuni personaggio c'erano altri per nulla ed anche la storia non era la medesima della serie anime vista in tv da piccolo. Quindi mi sono rilassato ed ho cercato di godermi lo spettatolo 3D (nonostante la fatica visto il fatto che dovevo portare 2 paia di occhiali) e della storia. Alcune cose non hanno avuto una spiegazione adeguata come il fatto che il Capitano parli ad un computer che pare abbia una vita propria, ed un motivo c'è ma solo ripercorrendo il vecchio anime se ne comprende la ragione oppure l'arma finale che la Gaia Corporation voleva utilizzare; ciò nonostante le scarse 2 ore di film sono scivolate via bene nell'azione e nella narrazione rendendo gradevole questo movie anime che ha rispolverato un nuovo (=originario?) Capitan Harlock e con la computer grafica omaggiato una delle serie anime più gotiche che io abbia visto insieme forse a alaxy Express 999. Nel film si possono trovare riferimenti o se preferite citazioni a Battle Star Galactica e Star Wars, oltre all'immancabile denominazione atavica "Gaia", come omaggio ad Asimov, per denominare la coalizione protettrice del pianeta perfetto.

Il pianeta Terra, ormai abbandonato da centinaia d'anni da una popolazione troppo numerosa per contenerlo, è diventato un luogo inviolabile e quasi sacro, mantenuto tale con pugno di ferro e fermezza militare dalla coalizione Gaia. Ad essa si contrappone Capitan Harlock da oltre 100anni e la sua ciurma a bordo dell'Arcadia (fantastica nave galattica con dotazioni misteriose ed affascinanti), a cui si è appena aggiunto un nuovo elemento: Logan, fratello dell'ufficiale disabile Ezra e dunque infiltrato di Gaia dentro l'armata di Harlock con il compito di uccidere il capitano.
Quando però Logan capirà qual è l'ideale che muove Harlock, che ha sempre percepito come un nemico, sarà pronto a schierarsi con lui contro il fratello, il quale lo accusa di aver causato la sua disabilità.

Credo che se ne avrò occasione andrò a rivederlo ma questa volta in 2D per gustarmi meglio il disegno e non soccombere al 3D con sfocature e distorsioni (in parte dovute anche alla sala cinematografica troppo piccola del UCI) oltre che godermi tutti i personaggio non dovendo più seguire così attentamente la trama. Per gli appassionati dell'animazione sicuramente da vedere, per i romantici e puristi da guardare sicuramente con occhi nuovi e non con quelli dell'infanzia.

sabato 12 gennaio 2013

Prometheus

Questo è uno di quei film che dopo averlo visto ti chiedi: "Perché?"
Non solo perché l'hai noleggiato, ma anche e soprattutto ti chiedi il motivo per cui Ridley Scott ha dovuto firmare regia e non solo di questo film "finto".
Aveva bisogno di dare un senso ad Alien? Non credo, aveva bisogno di fare un film di fantascienza? Dopo il capolavoro bavoso non c'era assolutamente la necessità di darci una ciofeca.
E non basta Charlize Theron cattiva e attillata come al solito, non basta un Guy Pearce molto ben invecchiato dal trucco, o un plasticosissimo Michael Fassbender a fare l'ennesimo robot che manda in vacca la missione di tutti per seguire la sua.

Dopo aver ritrovato l'ennesima traccia aliena sulla terra, una coppia di giovani scienziati parte per la costellazione indicata da più graffiti di epoche diverse. A fornire loro la nave che dà titolo al film è un ricchissimo e anziano armatore, che pare essere deceduto prima dell'arrivo della nave a destinazione. Nell'equipaggio una rigida Charlize Theron interpreta Meredith Vickers, padrona assoluta della nave e della missione e il Fassbender inespressivo interpreta David, robot-figlio del ricco Weyland. Durante l'esplorazione la squadra ritrova i resti di una comunità aliena, ma all'apparenza non esiste un "architetto" - così chiamano gli alieni che hanno un DNA simile al nostro e da cui sembra che noi deriviamo - ancora vivo. Cosa sia stato a ucciderli, lo scopriranno solo in seguito. Intanto una tempesta separa parte dell'equipaggio dal resto dei componenti, il buon vecchio David fa scherzi inappropriati e tutto scivola, come in ogni buon film di fantascienza che si rispetti, verso la catastrofe.

Inutile ribadire il concetto che ce lo potevamo risparmiare, questo film ha l'unico pregio di dare una provenienza al mostro di Alien, ma per il resto non c'è un effetto speciale che valga la pena di essere ricordato, non una espressione, una frase da citare, una mise da ricordare. Un film fatto per attirare il pubblico ma senza un senso di esistere. La buona fantascienza è lontana, purtroppo...

domenica 7 ottobre 2012

Gamer

Titolo originale : Gamer
Paese: Stati Uniti d'America
Anno: 2009
Durata: 95 min
Colore
Audio: sonoro
Genere: azione, fantascienza, thriller
Regia: Mark Neveldine, Brian Taylor
Sceneggiatura: Mark Neveldine, Brian Taylor
Fotografia: Ekkehart Pollack
Interpreti e personaggi: Gerard Butler-Kable, Michael C. Hall-Ken Castle, Amber Valletta-Angie, Logan Lerman-Simon, Terry Crews-Hackman, Ludacris-Humanez Brother, Kyra Sedgwick-Gina Parker Smith

In un futuro poco lontano da noi, spopolano i giochi interattivi on-line, dove prima il gioco Society e poi con Slayer le persone sono controllate dalle persone. Mentre nel primo diciamo che i più disperati e poveri per racimolare qualche soldo si fanno controllare e vengono comandati in ogni sorta di azione e interazione, nel secondo il gioco consiste nel controllare i detenuti del braccio della morte. Slayer dunque diviene la speranza di una amnistia se si superano i 30 combattimenti. In questo scenario il protagonista è un detenuto che sta per raggiungere l'ambita libertà, però come in ogni buon thriller accade qualcosa che sposta gli equilibri ed inizia la rincorsa alla libertà non più nel gioco ma nella vita reale.

Visto per la seconda volta questa sera, devo dire che è attuale, visto l'utilizzo massiccio di internet che si fa ai giorni nostri, e seppure di taglio fantascientifico l'idea di avere delle nano macchine nel cervello per connettersi alla gioco, affascina l'idea e la perversione che le persone possano controllare le persone, senza pensare che in questo modo non si vive più una propria vita ma ci si mette nelle mani di altri; forse però non è molto lontano dal rappresentare le vita reale dove siamo comunque obbligati a vivere secondo regole che dettano altri. L'azione in questo film è presente sin dall'inizio e tiene bene sino alla fine, inoltre la presenza dell'attore protagonista di "Dexster" (Michael C. Hall) e l'attrice protagonista della serie "The Closer" (Kyra Sedgwick) a me non è dispiaciuta, attirano per la loro presenza scenica. Quindi nonostante il taglio complessivo un po' da video gioco dal mio punto di vista è guardabile, introducendo elementi di interesse di diversi generi dalla tecnologia, all'etica, alla morale e via dicendo...

martedì 4 settembre 2012

In time

Film del 2011, passato inosservato ai più forse a causa del genere. La trama, la presenza di Justin Timberlake come protagonista e l'assenza di nomi altisonanti certo non hanno aiutato questo film del neozelandese Andrew Niccol, specialista in fantascienza. Suoi sono infatti Gattaca e S1m0ne, mentre ha al suo attivo come scrittore anche The Truman Show, The Terminal e Lord of War. Sebbene, appunto, la trama non sia particolarmente accattivante offre comunque ottimi spunti di riflessione portandoci in una godibile storia di fantascienza distopica, facendoci correre con i protagonisti per le quasi due ore di durata del film.

In un futuro solo idealmente lontano da qui le persone sono geneticamente programmate per crescere e invecchiare fino ai 25 anni, dopo i quali hanno un solo anno di "bonus" esaurito il quale muoiono. Questo se non guadagnano letteralmente il tempo lavorando e se non lo spendono tutto per pagare affitto, autobus, cibo e tutto quel che serve per sopravvivere. Il tempo, quindi, diventa l'unica moneta di scambio contando sul fatto che chi lo esaurirà morirà istantaneamente. Will Salas (Timberlake) ha 25 anni da tre anni e con il lavoro aiuta la madre a sopravvivere, sempre sul filo del rasoio, sempre - per dirla con una battuta -  con i minuti contati. Una sera, in un locale, salva la vita a un uomo. Un forestiero. Uno che sembra cercare guai. Una volta in salvo, l'uomo gli apre gli occhi sulla realtà del loro mondo. Poi sparisce dopo avergli donato tutto il tempo di cui dispone, più di cento anni di vita. l'uomo si uicida sotto gli occhi di Will, che però viene filmato da una telecamera. A corto di tempo, la madre di Will soccombe per strada senza che lui possa aiutarla. Per il dolore, lui decide di spostarsi nella zona ricca della città per derubare del tempo quanti più ricchi incontrerà per la sua strada, senza sapere che i guardiani del tempo (guidati da Cillian Murphy) lo stanno cercando per l'omicidio del suo benefattore. Lungo la strada incontrerà un vero e proprio miliardario e la sua figlia adorata. All'arrivo della polizia scatterà una vera e propria corsa contro il tempo. E contro il sistema.

Le riflessioni su questo film riguardano il tempo, il modo in cui lo viviamo, in cui lo sprechiamo. In cui non lo viviamo, per lo più. E la finta gioventù in cui ci rintaniamo, la confusione che crea, il vuoto. E l'etica, e la ribellione, e - parola complicata per me - la speranza. L'interpretazione di Timberlake non dà grandi slanci, ma è adeguata, buono il resto del cast anche nella totale improbabilità della situazione. Da vedere, forse, con un occhio più "sociale" che prettamente spettacolare.

domenica 19 febbraio 2012

The Final Cut

The Final Cut - 2004
Titolo originale: The Final Cut
Paese: Canada, Germania
Anno: 2004
Genere: drammatico, fantascienza, thriller
Regia: Omar Naim
Distribuzione (Italia): Eagle Pictures
Interpreti e personaggi: Robin Williams-> Alan W. Hakman; Mira Sorvino-> Delila James; Caviezel-> Fletcher; Mimi Kuzyk-> Thelma; Stephanie Romanov-> Jennifer Bannister; Thom Bishops-> Hasan; Genevieve Buechner-> Isabel Bannister; Brendan Fletcher-> Michael; Vincent Gale-> Simon

Trama: In un prossimo futuro grazie alla tecnologia ed alla biomedicina sarà possibile, per coloro che avranno i mezzi economici, avere un impianto nel cervello che permetterà di registrare tutta la vita della persona. Ed è così che grazie a questa nuova moda che con i "Montatori" si potranno fare i Rememory, ovvero i film con montaggi audiovideo della vita delle persone per ricordarle al meglio. Tra i montatori il miglior è Alan Hakman a cui vengono affidati i montaggi delle persone più abbienti, potenti e conosciute. Tra questi ultimi anche l'inventore di questa specie di "scatola nera" per uomini. Da qui inizia il percorso di interviste e indagine sulla famiglia e conoscenti del defunto per trovare la linea di montaggio migliore da proporre alla famiglia. Contemporaneamente comincia anche la corsa verso il tempo e verso la verità della memoria degli uomini e delle donne, in cui ci sono sovversivi e reazionari che vogliono smascherare i segreti di questi impianti rincorrendo i dati registrati dal suo inventore, dando la caccia al protagonista Hakman, che attraverso un rememory precedente si innamora della fidanzata di un altro cercandone la compagnia e l'affetto, che presto perderà quando la ragazza scopre la perversione con cui è nato il rapporto, motivo per il quale distrugge la "ghigliottina" ovvero lo strumento di visualizzazione e montaggio delle registrazioni per la produzione dei rememory. Si giunge così alla alla parte finale del film nella quale il nostro protagonista, tormentato da un ricordo incompleto, in cui crede di aver ucciso un vecchio compagno di giochi, nell'indagare nella vita dell'inventore della "scatola nera" scopre a sua volta di averne una e da quel momento oltre alla ricerca della verità del defunto parte anche la ricerca della propria verità; percorso nel quale è costretto a fare i conti con il proprio mestiere e le scelte etiche e morali per le quali in conclusione pagherà dazio e diverrà egli stesso lo strumento dei reazionari per demolire il mercato della "memoria sporca".

Film intenso e per certi versi volutamente lento così da mettere lo spettatore nella condizione di riflettere sull'etica e sulla morale della gestione della vita: è giusto aver modo di condizionare il ricordo di se nelle persone, è lecito nascondere le pieghe oscure della vita di una persona, è plausibile poter registrare ed accedere alle questioni più intime di un defunto e appropriarsi di ciò e coloro che restano? 

Da vedere con un grande Robin Williams che dimostra ancora una volta le sue enormi doti anche nei ruoli drammatici.

domenica 29 gennaio 2012

I guardiani del destino

Perso al cinema per mancanza di tempo, l'ho recuperato oggi in videoteca. Un film tratto come molti altri dal lavoro di Philip K. Dick, colosso della fantascienza dalla cui opera sono nati film come Blade Runner, Minority Report, Paycheck e Next (ma anche Atto di Forza e Screamers).

David Norris (Matt Damon) è un giovane candidato al Senato per lo Stato di New York che sta per arrivare alla vittoria, ma che viene rovinato dalla pubblicazione di una foto compromettente poco prima delle elezioni. Dall'alto di un grattacielo quattro signori col cappello seguono gli avvenimenti. Mentre David prova il discorso della sconfitta nei bagni dell'hotel, compare una ragazza in abito da sera e con le scarpe in mano. Basta uno scambio di parole, qualche sguardo e un bacio e David ritrova l'ispirazione, pronunciando un discorso non scritto, ma straordinariamente efficace. Però ha perso di vista la ragazza, scappata davanti alla sicurezza dell'hotel prima di potersi presentare. Qualche tempo dopo, mentre David va in autobus al lavoro (un lavoro normale, dopo aver rinunciato alla politica almeno momentaneamente) reincontra Elise e tutto per lui torna a splendere. Ha il suo numero di telefono ed è entusiasta. Talmente entusiasta da non accorgersi che intorno a lui c'è qualcosa che non va. Entrato nella sala riunioni dove lo stavano aspettando, David incontrerà dei misteriosi personaggi che senza grosse spiegazioni gli dicono che non dovrà mai più incontrare Elise perché non fa parte del "piano". Da quel momento in poi la lotta di David contro il suo stesso destino, sarà una lotta che pone domande sul suo modo di vivere, sulle aspettative, sui sentimenti, sulle scelte, su che cosa vale la pena perdere pur di avere l'amore.

Un film diretto da George Nolfi, finora impegnato come scrittore a Hollywood, in modo da alternare momenti adrenalinici a momenti di dolcezza. Gli uomini col cappello ricordano gli osservatori di Fringe, ma sono qualcosa di diverso e il loro "Presidente" è IL burattinaio per eccellenza, colui che decide di rientrare in gioco dopo aver concesso agli uomini il libero arbitrio, colui che decide un piano cui tutti devono sottostare illudendosi di vivere una vita propria. Insomma una sorta di Matrix senza macchine e astronavi, tutta vissuta in una New York piena di sfaccettature e di strane porte che conducono ovunque. Una sorta di Inception in cui la realtà non è sempre così chiara e la dimensione in cui si muovono i personaggi è onirica. Una bella storia soprattutto d'amore e sull'amore. E su cosa ci muove e ci fa muovere davvero...

giovedì 27 gennaio 2011

Skyline

SkylineOccasione mancata, direi. Soprattutto per Eric Balfour, che qui ha ruolo di protagonista e che noi conosciamo soprattutto per il suo Milo di 24 - serie tv con Kiefer Sutherland - o per il personaggio di Gabriel nella prima serie di Six Feet Under - dove riceve in omaggio un piede mozzato - ma che vanta un curriculum interessante e vario, soprattutto lungo, tra film e telefilm e la sua carriera parallela di cantante nel suo gruppo a Los Angeles. Il film dei fratelli Strause partiva da buoni presupposti, il trailer era abbastanza invitante. Purtroppo, anche se ha spunti originali e inusuali, il film dice poco. Ha buoni effetti, sì, ha interpreti nuovi ma non del tutto sconosciuti (Scottie Thompson, la protagonista, è la dottoressa Benoit di NCIS), ma a parte un po' di azione non lascia granché...

Jarod e Elaine vanno a Los Angeles per la festa di un buon amico di lui. L'evidente tensione tra i due è anche dovuta al fatto che lei è incinta e lui ovviamente non è pronto per la paternità e l'ambiente losangelino non aiuta. Dopo la festa consumata in casa dell'amico, bell'appartamento con vista e piscina, tutti vanno a nanna. Alle quattro del mattino una luce abbagliante e una vibrazione che sembra un terremoto sveglia quasi tutti. Nell'appartamento uno degli invitati fissa la luce e dopo aver manifestato strani effetti su occhi e pelle viene risucchiato via. Lo stesso sta per capitare a Jarod, ma ovviamente si salva. Sono arrivati gli alieni e stanno rastrellando la città... Come fuggire? Come risolvere i problemi personali che nel frattempo sono diventati sempre più evidenti? Riusciranno i nostri eroi...

Il film, come s'è evinto, non è così interessante. Forse in una serata da videonoleggio, di quelle in cui non si ha voglia di un film impegnativo. Lo spunto della luce era interessante, l'idea di cominciare dal risveglio brusco per poi tornare indietro con un flashback un po' meno, l'alieno cattivo che viene sul pianeta per sterminare gli uomini (e non importa cosa mangiano e come lo fanno) è abbastanza scontato. Già visto. Peccato per Balfour che non è male come attore e che è decisamente godibile in altri ruoli. Ha una parte con Cameron Diaz in "In her shoes",  una in "The spirit" con Samuel L. Jackson; una in "The Horsemen" con Dennis Quaid ed è il protagonista di un film erotico canadese "Il sesso secondo lei". Speriamo in una futura occasione per lui.

domenica 27 settembre 2009

Distretto 9

District-9_disco volanteUn film presentato da Peter Jackson che merita una serie di considerazioni. Appena uscito e nemmeno troppo pubblicizzato. La produzione è tra USA e Nuova Zelanda, il film è principalmente una storia di fantascienza. Il cast è di sconosciuti, non c'è un volto noto e nessuno strafigo in assoluto.

A Johannesburg, Sud Africa, una nave spaziale sosta nel cielo senza alcun contatto con la nostra popolazione. Dopo tentativi di contatto inutili si decide di entrare, per trovare una popolazione di circa un milione di alieni dall'aspetto denutrito e assai brutto, che vengono chiamati i gamberoni. Queste creature vengono messe in una baraccopoli apposta per loro, tenute sotto controllo dai militari. Solo che dopo vent'anni la popolazione umana è stufa degli ospiti e il governo decide di avvalersi dell'aiuto di una multinazionale per sgombrare il campo e portare gli alieni in un posto lontano dalla città. Le modalità non sono del tutto chiare, ma l'operazione parte e una specie di piccolo esercito entra nel Distretto 9 per sfrattare i gamberoni. Qualcosa va storto e...

Ecco, sarei tentata di raccontare tutta la storia. Ma non posso. Uno perchè la bellezza di questo film è che lascia del tutto spiazzati e vale la pena di goderselo come fosse la Guerra dei mondi. Due perché veramente ci sono validissimi motivi per vederlo. Non è un film fracassone come poteva essere Transformers (per quanto il genere non mi dispiaccia affatto), non è catastrofico come Indipendence Day. E' un film che fa pensare, che non può lasciare indifferenti.
Per me è da vedere, assolutamente.

mercoledì 9 settembre 2009

I figli degli uomini

ifiglidegliuominiTitolo originale: Children of Men
Paese: GranBretagna, USA
Anno: 2006
Durata: 114 min
Colore: colore
Audio: sonoro
Genere:drammatico
Regia: Alfonso Cuaròn
Soggetto: P.D. Jamaes
Sceneggiatura: David Arata, Alfonso Cuaròn, Timothy J. Sexton
Interpreti: Clieve Owen, Julianne Moore, Michael Caine, Chiwetel Ejiofor, Claire-Hope Ashitey, Charlie Hunnam, PetermUllan, Pam Ferris.


2027. In un futuro non troppo distante, in cui il mondo non può più procreare, l'Inghilterra rimane unica zona franca, per non confrontarsi con le guerriglie urbane. Theo (Clive Owen), rapito da Julian (Julanne Moore), una donna attivista amata in passato, ha una grande responsabilità. Dovrà condurre salva una giovane donna fino a un santuario sul mare, e dare la possibilità al mondo di evitare l'estinzione. Sulla linea degli scrittori utopistici e futuristici, P.D.James ha scritto il romanzo da cui è tratto il film, in cui Cuaròn fin dalle prime sequenze ci illustra un mondo grigio, oppressivo, incolore, fra il pre-industriale (le costruzioni e i palazzi sembrano proprio quelli della "industrial revolution"), e il post-atomico, (per la scarsità di vegetazione). Londra appare come non cambiata, se non per i mercati ai bordi delle strade e gli autobus a due piani completamente scrostati dal tempo. In questo ambiente senza profondità si muovono i protagonisti. Ne sono una conferma gli stereotipi del multirazzialismo e del multilinguistico (quello che sarà non è per forza diverso da quello che è oggi). Nel panorama così definito, la macchina da presa segue Theo-Clive Owen in tutte le situazioni, come un inviato di guerra in una visione quasi documentaristico-soggettiva del futuro per acuire il senso di chiuso, di claustrofobia, e di mancanza di certezze. Ne è un esempio la guerriglia che, all'esterno della zona franca, appare come uno spaccato del conflitto jugoslavo, dove tutti sparano a tutti, e un proiettile vagante ha il potere di cambiare il personale futuro (la sequenza dei carri armati che colpiscono una palazzina, è una scena di guerra impressionante). Per antitesi, la speranza di vita, rinascita di un "nuovo mondo", è l'unica apertura del film all'ottimismo, in un percorso al buio, in cui il caso regna sulle esistenze di tutti. Children of Men è un film corale, è dell'umanità, (si propone raramente come singolo, per esempio nel caso dello scienziato Justice, Michael Caine, eremita per scelta ai bordi della società), perché il futuro della terra non è dell'individuo singolo. È semplicemente globale. (myMovies)

Per quello che mi riguarda ha colpito molto la contrapposizione tra le istituzioni convenzionali (governo) e quelle meno (ribelli) che anche nel futuro esistono ancora e strumentalizzano ogni cosa, mentre la povera gente che vive al limite della vita in un modo o nell'altro si sacrifica e contribuisce a portare avanti i valori della vita, primo quella della genesi libera e naturale... In tutti i personaggi che vengono coinvolti traspare sempre l'aspetto umano nella sua millenaria esistenza nei vari ruoli... fantascienza dei giorni nostri e del passato. A me è piaciuto molto.
Autore del post: Zugo

mercoledì 1 luglio 2009

Freequency - il futuro è in ascolto

Il giorno prima del trentesimo anniversario della morte del padre, vigile del fuoco perito in servizio, John Sullivan, poliziotto solitario che non ha mai accettato e superato la morte del genitore, ne ritrova l'attrezzatura da radioamatore ed inizia a giocarci. Complice un'aurora boreale, si ritrova incredibilmente in contatto con un uomo nel 1969 e scopre pian piano che si tratta proprio del padre. Accettato l'incredibile, decide di cambiare gli eventi ed evitarne.
Ma cambiare il passato implica imprevedibili risvolti e padre e figlio, a distanza di 30 anni, legati solo dall'esile filo di comunicazione che l'attrezzatura da radioamatore consente loro, si troveranno a dover man mano rimettere in ordine ciò che hanno causato, influendo ancora sul passato/futuro.
Salvando il padre, infatti, John ha involontariamente salvato anche un serial killer, l'assassino delle infermiere, che così non ha più fatto solo due vittime come al tempo del padre, ma ben otto, tra cui proprio la madre di John. Ed il film si trasforma così in un abile poliziesco, sapientemente giocato sul filo dell'imprevedibile, con l'incognita di non sapere quanto ancora durerà la possibilità di comunicare e quindi di salvare la madre e le altre donne, vittime innocenti delle loro azioni.
Regista del film, definito alternativamente drammatico, fantastico o poliziesco, è un poco noto Gregory Hoblit. Ben più noti i protagonisti: Dennis Quaid nel ruolo del padre, Frank Sullivan, Jim Caviezel in quelli del figlio, John Sullivan, ed Elizabeth Mitchell (la Juliet di Lost) nel ruolo della madre.
Si tratta di un film che alle reti digitali terrestri sembra piacere molto, visto che continuano a replicarlo... ed in effetti è carino, ben fatto e senza alcuna incongruenza, a tratti davvero imprevedibile. I personaggi sono ben tratteggiati, credibili e mai eccessivi, nonostante l'assunto su cui si basa l'intera storia di verosimile abbia ben poco.
Una piccola curiosità (scoperta su Wikipedia): in più scene del film, viene citata una partita di baseball delle World Series del '69, tra i New York Mets ed i Cincinnati Reds. Per promuovere il film, le due squadre il 25 aprile del 2000 hanno giocato con la divisa originale del '69.

giovedì 18 giugno 2009

Terminator Salvation


Titolo originale: Terminator Salvation
Paese: USA/UK/Germania
Anno: 2009
Durata: 130'
Genere: Azione, Fantascienza
Regia: McG
Soggetto: James Cameron, Gale Anne Hurd (personaggi)
Sceneggiatura: John Brancato, Michael Ferris
Produttore: Derek Anderson, Moritz Borman, Victor Kubicek, Jeffrey Silver







" Ambientato nel futuro (2018), privo di salti temporali come i predecessori, Terminator Salvation mette lo spettatore di fronte a una guerra vera e propria, dove il Terminator è un dettaglio. McG si premette in scena una storia in cui atmosfere, ritmo, effetti speciali, e un gran finale creano un senso di oppressione da fine del mondo. E con l'ausilio di Bale che interpreta John Connor con grande carisma, nasce un lungometraggio diverso, dove il Terminator è un pretesto per raccontare qualcosa di più grande."


Mattia Nicoletti
Metro News









Decisamente non è il mio genere di film, ma è da quando è uscito che scalpito per andare a vederlo. Come potevo perdermi il bellissimo, muscolosissimo e fantasticissimo Christian Bale? Al top della forma fisica, grande interpretazione, ancora alcune pecche sul doppiaggio, anche se stavolta il doppiatore era quello di The Prestige, ossia il mio preferito, e non quello che gli rovina il personaggio nei due Batman.


Che dire? L'audio della sala (Sala 1 dell'Ideal di Torino) era a dir poco sconvolgente. Sembrava di essere sugli elicotteri in mezzo alla guerra, ti rimbombava nelle vene fino al cuore. Credo di non aver respirato per due ore e non solo per il film claustrofobico.
Inquieto e ideologico, per dirla con le parole dei critici cinematrografici.


Inutile dirvi chi se ne frega del film, l'importante è che ci sia Christian Bale. Due appunti sul film: inutile e triste il cameo di Schwarzenegger, primo Terminator, e triste il fatto che Bale sia sempre troppo vestito per apprezzarne i muscoli guizzanti. In una scena è in maglietta e le braccia sono da tuffo al cuore, ma per il resto niente, care fan, non aspettatevi una scena in cui il Terminator gli strappa la divisa da militare e si veda un mezzo pettorale o uno scorcio di addominali, niente. Per quello bisogna rifarsi col sempre buon vecchio American Psyco o con Google immagini.


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Autore, ovvio, Romins

lunedì 1 giugno 2009

Star Trek - il futuro ha inizio

Star-TrekForse c'è chi pensa che di Star Trek non se ne può più. Ne ho uno in casa, lo so bene. Ma J.J. (Abrams per i non intenditori) è più che una garanzia. Mediamente televisiva, ma garanzia lo è di sicuro. Il film è nuovo e ricco sia dal punto di vista visivo che da quello del cast. Si può partire da Winona Ryder, Eric Bana (Ettore!), Karl Urban (Il signore degli anelli, Bourne Supremacy), Leonard Nimoy (il vero Spock) e Bruce Greenwood. Si arriva a Zachary Quinto (Heroes), Anton Yelkin (Taken, Huff e altri ruoli in tv e cinema) , Jennifer Morrison (House) e Chris Pine (E.R. , Csi Miami). Insomma pieno di volti noti a chi è appassionato di serial tv e di film in genere.
La storia tratta dei giovani enterprisiani, alla loro prima missione, coinvolti in una vendetta che arriva dal futuro. Una nave Romuliana, infatti è tornata indietro nel tempo a causa di un buco nero e i suoi occupanti (capitanati da un pelato e tatuato Eric Bana) cominciano proprio dal padre di Kirk. In un crescendo di tensione, scontri, effetti speciali e alcuni momenti sia romantici che divertenti, i ragazzi dell'enterprise cominciano a conoscersi e a stringere il legame di amicizia che li terrà insieme per tutta una vita.
Ben fatto, begli effetti, buona la recitazione. Simpatici tutti e soprattutto non supereroi. Il che è già tanto, ultimamente. Mai visto un Kirk predersi tante botte... Il film è da vedere, se piace la fantascienza. Ma anche se siete un po' stufi delle solite vecchie missioni dell'Enterprise. Divertente, carino. Ben speso.

sabato 23 agosto 2008

Il quinto elemento

Quinto_ElementoDi tutt'altro tipo di fantascienza, secondo me, ma non meno interessante. Divertente come un fumettone, con dei cattivi che sono più una macchietta che dei veri cattivi. Primo su tutti Gary Oldman, che è uno dei miei attori preferiti. E a quanto pare anche di Luc Besson, che lo ha usato anche in Leon, tre anni prima.
Il film è del 1997 e ha un cast di stelle tra cui un cammeo abbastanza inutile di Luke Perry (di Beverly Hills 90210) che fortunatamente viene ucciso, pure dai buoni, all'inizio. C'è un Bruce Willis divertente ma non eccezionale, una bellissima Milla Jovovich che ha la faccia giusta per questo personaggio. Buffissimi Ian Holm e soprattutto Chris Tucker nei panni della superstar della radio più assurda del cinema.
La storia parla di salvare il mondo da un male, al solito alieno, in arrivo. La protagonista viene ricostruita in laboratorio e un po' maltrattata prima di piombare con un big badaboom nel taxi di Bruce Willis, che l'aiuterà e, ovviamente se ne innamorerà. Tra viaggi, contrattempi, sparatorie, ferimenti e crisi isteriche. In ogni caso, alla fine il mondo è salvo. Missione compiuta.
Dicevo, il film è godibile, molto fumettoso e colorato. Pieno di azione e divertente, ma non del tutto completo. Sembra costruito per stupire ma non troppo per emozionare. A parer mio un po' più favola del dovuto, visto che di salvare il mondo si tratta. Ma ti lascia un senso di piacevole euforia e questo basta, almeno per un po'...

venerdì 22 agosto 2008

Alien

AlienAlien, di Ridley Scott, è uscito quando io non avevo l'età per vederlo (era vietato ai minori di 14 anni). Di solito andavo al cinema con mio padre ed i miei cugini, di poco più grandi di me. Il fatto che loro fossero andati a vederlo senza di me mi aveva lasciato un po' di amaro in bocca, così, appena mi fu possibile, corsi a vederlo. Senza paura, visto che ero una ragazzina coraggiosa.
Il film è grandioso, un po' lento per i nostri tempi, con una fotografia e delle ambientazioni cupe al punto giusto. Un film claustrofobico in cui tutto è tensione, anche solo uno sguardo. In cui conta molto più quello che sta arrivando di quello che poi vedi. Quello che sta nascosto nel vapore che riempie i locali. Quello che vedi sempre troppo tardi.
Si narra dell'astronave Nostromo che incappa in un pianeta sconosciuto e nell'esplorarlo, purtroppo, l'equipaggio non torna solo. Una creatura decisamente ostile semina paura, bava, sangue corrosivo e morte tra i membri dell'equipaggio. Nota positiva è che finalmente compare una figura eroica femminile, una cosa rara nei film dell'epoca, specie se minimamente d'azione. Si parla del diverso e dell'ignoto, forse senza dire grandi cose. In fondo l'altro è grande, brutto e cattivo proprio come dev'essere. Almeno fino all'arrivo di E.T., qualche anno dopo. Si è detto che fosse un'esigenza dettata dal clima politico dell'epoca, la necessità di fare dell'altro un essere tremendo, di cui avere paura. Fatto sta che dal 1982, cioè da E.T., gli alieni non sono più solo cattivi. Segno di distensione...
Alcune scene restano impresse nella memoria. E nella storia del cinema. Il baby alieno che sbuca dal suo ospite umano (ripreso anche da Mel Brooks in Balle Spaziali), il respiro affannato di Ripley mentre vaga per la nave, il micione rosso che soffia, Sigourney Weaver in canotta e slip... Gli effetti speciali dell'epoca, quando ancora non c'era l'uso spropositato dei computer, i pezzi di creatura e di astronave alieni disegnati da Giger (tra l'altro giusto premio Oscar per gli effetti visivi insieme a Rambaldi)...
Insomma, un film del 1979 che resta a mio parere uno dei migliori film di fantascienza e uno dei lavori più riusciti di Ridley Scott.