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martedì 23 agosto 2016

Pagine e Pop Corn - Intervista a Roberto Fancellu

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Roberto Fancellu, ho 33 anni,sono sardo e, come forse ci si aspetterebbe viste le origini,  parecchio testone. Mi sono laureato in psicologia nella splendida città di Firenze, dove ho vissuto per quasi 13 anni. Che altro dire? Mi piace definirmi “lo scrittore che non sa scrivere,” nel senso che, per problemi motori, non posso utilizzare penne o matite, per cui ho sempre usato il pc per farlo. Ciò vuol dire che non potrò mai firmare un autografo, anche se, pensandoci, difficilmente qualcuno me lo chiederà.


Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
50 e 50, ognuno ti dà qualcosa di diverso, credo.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Per la serie tv, assolutamente dottor House: può apparire come un gran bastardo, ma in fondo ha un gran cuore. Tutti e due siamo molto diversi da quel che sembriamo, e tutti e due affrontiamo la vita con sarcasmo ed ironia. Lui comunque, oltre ad essere molto più intelligente di me, è  anche  più stronzo. Per quanto riguarda il personaggio del film, non saprei risponderti, però posso dirti che sicuramente non avrei la parte dell'eroe senza macchia, ma nemmeno quella del cattivone che vuole distruggere il mondo: gli stereotipi mi annoiano, infatti,  nei film, mi trovo spesso a fare il tifo per quello che inevitabilmente perderà.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Molto. Oltre che leggere parecchio vedo tanti film e telefilm,  perciò trovo inevitabile esserne influenzato.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Realtà: non ho nulla contro la fantasia, a volte è bello anche rifugiarvisi, ma la realtà, che sia spaventosa o splendida, è concreta, ed è con lei che bisogna fare i conti ogni mattina; la fantasia, quasi sempre, resta tale.

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Non ho un genere preciso, anche se tendenzialmente amo le atmosfere thriller. Per il resto vedo e leggo di tutto, tranne le varie “sfumature di grigio” et similia.

Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Martin Scorsese, ma credo sia impegnato. Come attori, se mi permetti di non tenere conto della loro età anagrafica,(assolutamente fuori scala per i personaggi del mio romanzo) ti direi: Tom Hanks, De Niro e Al Pacino.


Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
“Senza più paura” ha avuto un lunghissimo processo di gestazione, si può dire che sia cresciuto e cambiato con me. Racconta la storia di Massimo, un uomo che ha avvelenato la sua vita con l'alcol  e ora si ritrova alla perenne ricerca di un equilibrio. Quando sembra finalmente riuscire a raggiungerlo,  il suicidio del padre, del quale ha sempre bramato l'amore senza mai  ottenerlo, e la comparsa di un individuo che comincerà a perseguitarlo per ragioni che si capiranno solo alla fine del libro, lo  costringerà a mettere tutto in discussione. Compresa la sua relazione con Sara, riferimento  costante della sua vita sregolata. Sono molto legato a questo romanzo, com'è normale che sia, essendo il mio primo, ma lo sono anche al suo protagonista, perché è un mix dei personaggi  che ho incontrato mentre facevo tirocinio in un centro per tossicodipendenti ed alcolisti. Quella è stata una esperienza molto  forte e formativa. Insomma, spero che con tutti i suoi difetti possiate affezionarvi a Massimo almeno un pochino, e perché no, anche riconoscervi in lui; in fondo è un uomo comune con problemi che, bene o male, possono toccare un po' tutti.

È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
Né sequel, né prequel, non sono sicuro nemmeno sullo spin off: è una storia auto conclusiva e credo che forzarla ulteriormente ne tradirebbe lo spirito.

Altri progetti?
Scriverò qualcos'altro, le idee sono molte, ma devo ancora metterle in ordine.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
La mia pagina Facebook è: https://www.facebook.com/RobertoFancellu1scrittore/
Potete acquistare il romanzo qui...

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
I film romantici (e i libri) che capisci come finiranno già dalla prima inquadratura.


E ora diamo inizio allo show.

domenica 12 giugno 2016

Pagine e Pop corn - intervista a Daniela Nardi

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a  Daniela Nardi, autrice napoletana da poco trasferitasi nel Lazio.

Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Mi piacciono entrambi, basta che siano di qualità.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Alcuni anni fa avrei voluto essere sette di nove (e chi non avrebbe voluto con quel fisico) della serie Star Trek Voyager. Oggi potrei essere Lynette di Disperate Housewives. Se fossi un film sarei Fiori d’Acciaio di Herbert Ross

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Influisce molto. Penso che l’immagine dello scrittore come una specie di eremita chiuso nel suo mondo interiore sia un preconcetto oltre che una stupidagine. L’autore vive immerso nella realtà e anche le immagini televisive e cinematografiche ne fanno parte, sono espressione dei tempi e dei sentimenti della società in cui vive. Impossibile ignorarli.  La mia raccolta Carne Umana prende spunto da fatti di cronaca e testimonianze apparse in televisione, così come per Mille giorni d’inverno sono stati utili i numerosi film e documentari sulla guerra per riuscire a interpretare le emozioni contrastanti di quel periodo.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Entrambe. In Mille giorni d’inverno racconto fatti reali ma con i toni della favola. Amo molto il “realismo magico”, stile adottato da Gabriel Garcia Marquez e William Faulkner che rendono unici i loro lavori. L’orrore e la desolazione di certe situazioni si può stemperare o esaltare attraverso l’utilizzo di meccanismi magici nel racconto.

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Narrativa main stream, italiana e straniera, anche se leggo volentieri romance, thriller, e fantascienza. Genere cinematografico? Mi piacciono molto i film corali, di grande respiro generazionale e di presa di coscienza tipo La terrazza e La Famiglia di Ettore Scola, ma anche Saturno contro di Ozpetek, Il grande freddo di Lawrence Kasdan e lo stesso Fiori d’acciaio citato prima.


Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
 Non amo i film tratti dai romanzi. Spesso sono deludenti, vengono sacrificate parti e passaggi significativi per esigenze cinematografiche. Insomma si fa scempio, spesso anche a svantaggio della stessa pellicola.  A meno che non siano scritti apposta per questo. Mi viene in mente Niccolò Ammaniti, Margaret Mazzantini, Fabio Volo, Mario Puzo. Il mio lavoro non è concepito per la trasposizione cinematografica, ma se potessi scegliere un regista direi che il più adatto sarebbe Giuseppe Tornatore.

Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
 Mille giorni d’Inverno è un romanzo storico e di formazione; narra di una famiglia che, dopo un devastante bombardamento, è costretta a sfollare in un paesino nella valle del Sarno. I protagonisti, figli adolescenti di Edoardo e Rosa Soriano, affrontano i disagi della loro condizione di profughi, incontrano persone del luogo con cui stringono legami profondi e subiscono le rappresaglie dei tedeschi durante i difficili giorni dell’armistizio. Queste esperienze influiranno sulla loro crescita emotiva, in una fase delicata della loro vita come quella del passaggio all’età adulta. C’è anche una storia d’amore, anzi ce ne sono ben due. Come vanno a finire? Lo scoprirete solo leggendo!
Vorrei infine sottolineare che il racconto non è frutto di fantasia, ma si basa su eventi e persone reali.

È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
 No perché mi piacciono i romanzi conclusivi.  Sono intellettualmente irrequieta e curiosa, mi piace cambiare, sperimentare, utilizzare tecniche narrative diverse. Per questo sono a mio agio nello scrivere racconti.

Altri progetti?
 Ho appena finito di editare un romanzo, molto meno “impegnato” rispetto al precedente. Il titolo è Solo Ieri e dovrebbe uscire a giugno in self. Ha in sé diversi elementi: l’amicizia, la storia d’amore, le ansie dell’adolescenza, tutto condito da leggerezza e ironia nei punti giusti. Per certi versi è anche uno storico, visto che è ambientato negli anni ’80. Un libro d’evasione adatto a tutti, da leggere durante le vacanze estive.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Ho una pagina autrice su Facebook  https://www.facebook.com/danielanardiautrice/ dove non ci sono solo i miei lavori, ma sostengo diversi “colleghi” esordienti postando promozioni, nuove uscite, booktrailer, recensioni, cercando anche di fare informazione sul mondo della piccola editoria. Poi ho un sito http://danielanardi.altervista.org/index.html?cb=1451256352534 qui oltre i miei libri, si possono trovare curiosità su luoghi, personaggi e avvenimenti che hanno ispirato Mille giorni d’inverno. Una specie di backstage.

Potete acquistare "Mille giorni d'inverno" qui.

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
Il fantasy è un genere che non mi prende. L’unico fantasy, e posso dire, l’unica saga che sono riuscita a seguire è Star Wars, perché legata anche alla fantascienza. Al cinema poi rifuggo come la peste l’horror splatter e i cinepanettoni.


E ora diamo inizio allo show.

domenica 29 maggio 2016

Pagine e Pop Corn - intervista a Elisa Rolfo

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Elisa Rolfo. Sono nata a Torino nel 1980. Nel 2004 mi sono laureata al DAMS della mia città. Mi sono dedicata al teatro e ho collaborato con diverse associazioni culturali all’organizzazione di eventi e festival.  In alcuni casi è stato proficuo, in altri ho dovuto fare i conti con avvoltoi; neanche il mondo dell’arte si salva da questi. Da otto anni gestisco una cartolibreria e tento per quel che posso di portare un po’ di cultura nel lavoro quotidiano. Da poco ho dato vita a un progetto dedicato a tutti gli scrittori che cercano di far sentire la loro voce nonostante l’egemonia delle grandi case editrici.



Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Decisamente film, ne guardo molti. Nessuna serie tv, un po’ perché mi annoiano, un po’ perché non riesco a starci dietro, poi trovo la qualità artistica e attoriale più scadente rispetto al cinema, ma forse è una mia convinzione.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Sulla serie tv non so rispondere per i motivi sopra citati. Film, direi L’attimo fuggente, rispecchia in pieno il mio pensiero, e fa comprendere quanto sia bello avere ideali e sognare, peccato che poi arriva la realtà a presentare il conto. Quanto più hai sognato, tanto più è salato. Ma i pazzi imperterriti continuano.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Molto poco, quasi nulla. L’ispirazione per ciò che scrivo la prendo dalle situazioni che vivo e dalle persone che incontro.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
La rossa di sicuro, detesto la realtà.

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Un po’ tutti, l’unico che proprio non reggo è l’horror. E continuo a essere convinta di non amare la fantascienza, ma poi guardo diversi film e mi piacciono tutti.

Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Un regista temerario, Ozpetek o Virzì, anche se si occupano di generi totalmente diversi. Un cast di sconosciuti, mi piacerebbe sceglierli uno per uno, ho i volti dei miei personaggi in mente.

Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
Tutto è iniziato dal capitolo finale di Se non ora quando? Di Primo Levi, il romanzo che porto nel cuore, quando i protagonisti rifiutano il titolo di “displaced person” e vogliono essere riconosciuti come gruppo combattente. Alla fine del secondo conflitto mondiale, i displaced erano coloro che non si sapeva come definire, perché avevano perso tutto, identità compresa. Ho pensato a un displaced contemporaneo, uno che non trova il suo posto nel mondo e vorrebbe omologarsi, ma non può, perché non è abbastanza fico. Poi, quando diventa fico, comincia a rifiutare di omologarsi. Mi ha ispirata il mondo del web, delle pagine di facebook. Ho pensato alla gente che si stordisce dietro a idoli posticci per evadere da una realtà troppo pesante, per non dover trovare la forza di ribellarsi.
Alex è uno sfigato, uno che, in una società organizzata in categorie, non si inserisce in nessun gruppo con a capo un idolo. E’ un displaced. Tra monotonia e solitudine, sogna di far parte della comunità di Norman Zarco, famoso giornalista morto in circostanze misteriose molti anni prima. L’incontro fortuito con il professor Xavier Randall, leader degli Zarconiani, gli offrirà l’occasione di cambiare vita. Ma un nuovo idolo sta nascendo: il violinista Alan Fox che con il suo comportamento ribelle e il rifiuto di una società divisa in schemi infastidisce le autorità e il Governo. Combattuto tra il fascino della musica del violinista e la fedeltà a Norman Zarco, Alex si ritroverà diviso tra due mondi solo apparentemente lontani. Il sistema, con le sue regole, verrà violentemente messo in discussione e le situazioni che vivrà lo porteranno a dubitare delle proprie convinzioni. Finché anche la credibilità di Norman, figura fino a quel momento intoccabile, vacillerà a causa di una verità scomoda. Alex e il suo gruppo si troveranno senza più riferimenti e, per evitare che il loro mondo venga spazzato via, troveranno l’unica soluzione possibile. Sarebbe così strano se succedesse davvero?

È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
Non escludo nulla, ma al momento no. Per questo romanzo ho dovuto inventare tutto e ora mi piacerebbe scrivere qualcosa con un’ambientazione reale, parlare di luoghi che conosco.

Altri progetti?
Troppi, in gran parte nella testa. Purtroppo bisogna fare i conti col tempo che il lavoro porta via. Comunque, il mio sogno è scrivere su internet. Tra lo Strega e un sito con migliaia di visitatori al giorno, sceglierei senz’altro il secondo.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Segnalo il mio blog www.ilpugnodirenzo.wordpress.com

Potete acquistare Displaced qui...

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
A me La corazzata Potemkin è piaciuto. Non mi piacciono Dante Alighieri e Federico Fellini. Si tratta esclusivamente di gusto personale, oggettivamente riconosco che sono due grandissimi.


E ora diamo inizio allo show.

lunedì 23 maggio 2016

Pagine e Pop Corn - intervista a Anna Cambi

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Anna Cambi, che vive e lavora in Toscana come receptionist di Hotel.Ha frequentato i corsi della Scuola di Scrittura Omero a Roma, collabora con la rivista online Mag O, sulla quale ha pubblicato due racconti brevi e vari articoli. Ama il cinema, le serie tv, i cani, il trash televisivo, i tatuaggi, il prosecco
e la letteratura contemporanea, soprattutto quella di genere. Rosso fuoco è il suo primo romanzo.

Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Li adoro entrambi. Sono laureata in Storia del cinema e sono cresciuta divorando vagonate di film di tutti i generi, da Mary Poppins a Shining, ma devo ammettere che negli ultimi anni mi sono appassionata sempre di più alle serie tv. Trovo confortante sapere che i tuoi personaggi preferiti sono lì che ti aspettano, che potrai passare in loro compagnia ancora tante ore.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Tra le decine di personaggi che amo, il mio preferito credo sia il Dottor Cox di Scrubs. Mi piacerebbe anche essere una casalinga disperata di Wisteria Lane, o uno dei chirurghi di Grey’s Anatomy.
Come film scelgo invece Young Adult di Jason Reitman per il personaggio di Mavis, una scrittrice di libri per adolescenti perennemente insoddisfatta, vittima di un’esistenza in cui le scelte, gli scopi (e gli uomini) sono sempre quelli sbagliati.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Tantissimo. Più volte mi è stato detto che la mia scrittura è “cinematografica”, molto attenta all’aspetto visivo delle descrizioni, facilmente immaginabile ricreata in un film, e non credo sia un caso.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Pillola Blu. Fantasia. Non mi piace la realtà, amo l’illusione e l’autoillusione, mi piace vivere dentro la mia testa.


Genere preferito, letterario e cinematografico?
Thriller. Horror. Giallo. Drammatico.
Mi piacciono i personaggi disturbati, inquieti, alle prese con un mistero, un segreto da scoprire, una verità inaspettata che ti spiazza sul finale.


Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Qui non ho il minimo dubbio: David Lynch (e naturalmente musiche di Angelo Badalamenti).
Come interpreti, Kristen Stewart nel ruolo della protagonista e voce narrante Moira, Blake Lively (con i capelli rossi per l’occasione) nel ruolo di Fiamma e Josh Holloway nel ruolo dell’affascinante padre di Fiamma.

Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
Rosso fuoco è la storia del legame tra due ragazze adolescenti: Moira e Fiamma. Moira, insicura e introversa, passa la maggior parte delle sue giornate nel bosco a leggere, bere e fumare per sfuggire a una quotidianità opprimente, soffocata dall’alcolismo della madre.
Le cose cambiano quando, proprio nel bosco, incontra Fiamma, una coetanea bellissima e misteriosa, che non si separa mai dal suo accendino e la coinvolge in strani giochi col fuoco. Il rapporto tra le due si fa sempre più stretto, morboso. Moira si sente attratta da Fiamma come una falena dalla luce e non riesce a fare a meno di cercarla, desiderarla fino ad accettare di stare al suo gioco anche nelle situazioni più assurde ed estreme. Mentre una misteriosa bambina comincia a popolare i suoi sogni e una vocina infantile a parlarle dentro la testa, la ragazza, invitata a casa dell’amica, ne conosce l’affascinante padre e si ritrova coinvolta in festini a base di alcool, droga e perversi giochi erotici, l’ultimo dei quali le svelerà una tragica e incredibile verità.


È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
Non credo proprio.

Altri progetti?
Sono alle prese con il nuovo romanzo, ma la storia è ancora in divenire. Posso dirti che ci saranno una strega e una capra.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Su Facebook:
E su Mag O, la rivista con cui collaboro:

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
Non mi piace molto questo accostamento, visto che “La corazzata Potemkin” è un film meraviglioso…  Non mi piace proprio il fantasy, sia da leggere che al cinema.

Trovate Rosso Fuoco qui.


E ora diamo inizio allo show.

lunedì 23 marzo 2015

La vita sessuale delle gemelle siamesi - Irvine Welsh

  Per svariati motivi ci ho messo parecchio a leggere questo libro, e molte volte riprendendolo ho pensato di leggere Chuck (Palahniuk), stavolta Irvine ci ha messo più ricerca, i temi trattati sono ancora più profondi. Poi verso la fine ti accorgi che il libro è proprio di Welsh, inconfondibile. I temi trattati sono diversi, importanti, drammaticamente seri e irritabilmente frivoli. E quelli più... importanti vengono solamente sfiorati, come se la brezza primaverile ti accarezzasse la pelle, ma la stessa brezza è tagliente e ti lascia cicatrici così profonde che nonostante tutto il trucco estetico, non si riesce a coprire. Almeno voglio pensare che Irvine abbia voluto dare questo significato, mi dispiacerebbe pensare che non abbia avuto voglia di approffondire, ma solo buttare ancora merda nel cesso. Libro molto al femminile, anche se è difficile per un uomo scrivere un Io femmina, e lo si comprende nelle scene di sesso, nelle tante scene di sesso, hanno imbarazzato persino me, ma si sa che il sesso è il sale della vita. E le donne sanno essere molto più camioniste nei loro racconti. 


Stavolta non ci sono acidi, spinelli o eroina ma le droghe sono altre, ma hanno sempre la stessa funzione, estrapolarsi dalla realtà. Modificare tutto quello che non ci piace, che vogliamo nascondere dandoci del piacere immediato, ma che come tutte le droghe ci rende parassiti affammati continuamente. "- La coca-Cola non è solo merda! Ti fa venire voglia di consumare altra merda.", "E' tutto a causa dell'astinenza da Coca-Cola...". E come due tossici che discutono se sia meglio l'eroina o il crack le due protagoniste si incontrano scontrano. "- Pare che l'acqua sia la tua risposta a tutto!. - La tua era la Coca, e col cazzo che era una risposta!". Ottimo libro da leggere a fine febbraio, quando il sole toglie le ombre al tuo corpo. "Un giorno senza corsa mattutina è un giorno in cui non entri all'attacco, ma a tentoni." "Qualcuno penserebbe che è villano e superficiale, ma essere fuori forma ... è davvero un crimine contro l'ordine estetico..., forse l'ultimo bastione di integrità in un mondo a culo.". 

Un romanzo che sembra scritto a quattro mani con Roberto RE: motivazionale. "I perdenti trovano scuse, i vincenti trovano soluzioni.". "non evitare il problema dagli contro.". Motivazionale per molti ma non proprio per tutti: "tutti dicono di voler far gli scrittori.. se si pubblicasse ogni romanzo concepito sullo sgabello di un bar non resterebbe nemmeno un albero sulla verde terra di Dio." Siamo figli delle reclam, sempre pronti ad indossare la maschera di moda, pur di non far vedere chi siamo veramente. "Mi sa che mi sto avvicinando a quel punto della vita in cui riconosci nel tuo comportamento i lati peggiori dei tuoi genitori." Roba da donne. Tutto deve fare notizia, i sorrisi, gli amori, le lacrime, le scopate. Non riusciamo più a vivere di noi con noi stessi. "Siamo uno stufato, una pentola che non smette di ribollire e cuocere.". Siamo dei fottuti guardani, ci piace la tragedia, ci piace sapere che qualcuno soffre più di noi, ci piace dare consigli quando non siamo noi coinvolti, ma non riusciamo a risolvere i nostri problemi. "Ma non c'è nessuna possibilità che le cose vadano bene se non vuoi bene a te stessa e non vivi il rapporto cercando l'altra persona per affermante la tua cazzo di esistenza!". La maggior parte di noi, vorrebbe separate il nostro gemello siamese, la parte buia, la parte coscienziosa, la parte debole, la parte romantica, la parte che ci fa piangere, che non ci fa vivere come ci piacerebbe essere, peccato che è come alla gente piacesse che fossimo. Vorremo tagliarci in due e separarci ma non ne siamo capaci e allora una "una doccia bollente... i getti d'acqua spazzare via gli strati di sudore e sporcizia... ". Pronti a rivevere, a sopravvivere, alla futilità di questo mondo che ci vuole tremendamenti perfetti e simili. 1 100 1000. "I numeri dicono sempre la verità.. la matematica viene da Dio." Welsh è sempre Welsh del lercio. Non ci sono scene d'amori, e la troika non è la troika tedesca. E le inquadrature non sono mai fatte nè sugli occhi, nè sulle labbra, nè sui corpi ma solo sugli umori. Secrezioni che fanno parte anche esse dell'Amore, quello con la A maiuscola, quello che ti fa gridare, perdere il fiato e amare. "ma per me non esiste una vita normale senza di lei." Finendo nell'inzio. "ma la cosa più maledettamente forte dell'avere un bambino è che sei talmente presa a pulire dove è passato lui che non ti resta il tempo per le altre merde che la vita getta sulla tua strada."

Ciò che inferno non è - Alessandro D'avenia

La mia non_recensione di questo libro poteva racchiudersi in un solo nome, per esagerare due: "Il mio nome è Federico." e poi con un altro nome "Gregor". E non vuole dire altro che rabbia e felicità: rabbia per essersi visto rubato l'anima e felicità di sapere di non essere il solo ad averla. Ma potrei mai soffermarmi su solo 2 nomi? Io che "I miei libri. Sottolineati, orecchiuti, sgualciti. Co...n i libri io ci lotto.". "Perchè sottolinei le frasi? Per ricordarmele.". E poi quando leggo "Un tavolo con Coca-cola e pane e nutella. Il resto puà anche essere di altre marche, ma quelle due cose devono essere così, pena la rivoluzione.", non posso proprio non scriverlo. "Io sono colui che sono" e "me l'aspettavo". Ma non mi aspettavo che elencasse quasi a deridermi e contraddirmi: "cinque le cose che rimpiangeremo:", per l'elenco compratevi il libro. 


Niente è più educativo di un buon libro, un buon libro ti "impara" le cose, perchè "A scuola ti insegnano le cose come devono essere, non come sono.". La strada è la vera maestra, la strada ti "impara" la vita, ti "impara" il "sacrificio:fare sacre le cose.","odiare è più facile e immediato." ma bisogna avere il coraggio di amare, anche quando non sei capace."Sapere compiere scelte e farsi carico dei propri errori. Non aver paura di rimanere soli perchè si è determinati. Il contrario di un uomo è un camaleonte, uno che si adatta, che si mimetizza, che non sceglie.". Mi fa quasi vergognare e riflettere confermandomi una domanda che mi sono sempre fatto, fin da piccolo e non ho mai saputo dare risposta, e nessuna mi ha saputo rispondere: " Come fa un bambino di una baraccopoli indiana a conoscere Dio? "Bastava nascere a Brancaccio anzichè a Notarbartolo" per non morire dentro? Poi si può pensare che ogni essere, ogni cosa fa parte di un progetto divino, e anche le tessere nere servono per completare il mosaico, "Noi siamo come tessere che, disposte una accanta all'altra, insieme realizzano la polifonia di Dio nel mondo.", ma nascere soprano pur volendo essere baritono. Sono cose che non mi convincono, e mi fanno rabbia, pur sapendo, pur avendo, non comprendo e a volte vorrei davvero capire il perchè. "Dio gli ha messso in petto il cuore, ma si è dimenticato la corazza.". Non è giusto, non lo trovo corretto, e puoi dirmi quello che vuoi, puoi dirmi che "Le cose investite di troppa luce proiettano altrettanta ombra, ogni luce ha il suo lutto, ogni porto il suo naufragio." ma rimane il fatto che io non posso decidere, e a volte viene dato un peso troppo alto ad una singola persona. C'è troppo inferno attorno a noi. "quando vedi certe cose, poi non puoi più ignorare." ma "siamo talmente rincretiniti che vediamo le cose senza più sentirle.". E quello che da più fastidio non il boato "Un tratto intero dell'autostrada...era esploso, scagliando nel nulla Giovanni Falcone e quelli che erano con lui." ma il continuo logorrante rumore di una fregolio di mani. Inferno è attorno a noi, e dentro di noi, nella nostra ombra. "In paradiso o all'inferno uno c'è o non c'è. No ci va. ... Sono dentro di noi..." . Nel silenzio che si forziamo di avere. "Togli l'amore e avrai inferno metti l'amore e avrai ciò che inferno non è.". Ma non l'amore romantico, l'amore poetico, l'amore che strugge l'anima, quello che te la rompe "l'anima fa male dappertutto quando si rompe." Ma l'amore quello per il prossimo perchè "Non c'è amore più grande di questo : dare la vita per i propri amici... con il proprio tempo."."- Ci insegnano tutto. Invece l'amore, che è la cosa più importante e la più difficile, nessuna ce lo insegna. Eppure se non lo impari resti un analfabeta della vita., "l'amore è una rivoluzione" .. o "è una rivelazione.". Sappiamo ancora amare gli altri? O tutta la merda che quotidianamente riceviamo dai media, dai social ci ha resi impermeabili al dolore, e solo bramosi divoratori di gossip? Riusciamo a passare dal dolore al divertimento, teniamo le finestre sempre aperte perchè vogliamo cogliere anche il più sottile grido di aiuto, ma poi non alziamo mai il culo. Ci rifugiamo nella retorica che da soli non si puà fare nulla, e che non siamo eroi, a meno che non possiamo postarlo, "Questa città degli eroi non sa che farsene, se non farli saltare in aria.". Siamo inermi perchè vogliamo esserlo, incuranti del fatto che "Se con la piccola luce che hai in mano provi ad illuminare l'intera valle scura ti viene ancora più paura. Illumina il prossimo passo e prova a compierlo. Una alla volta.". "Come sarebbe bella l'Italia se ciascuno realizzsse un suo piccolo sogno e lo offrisse agli altri". Ma "Lo stato è sempre un participio passato, mentre loro sono il presente e il futuro". "Sei tu la politica, le scelte che fai ogni giorno", "Ci si cambia una nazione con centomila ragazzi. Ma anche diecimila possono bastare per una rivoluzione. Ogni insegnante è il potenziale bellico più pericoloso di uno Stato.". Loro lo sanno, e per questo che li stanno detonando tutti. Svegliatevi! "Perchè tutto quel nascere ogni mattina?". Mi sono fatto trasportare troppo dalla rabbia, dimenticando che si parla anche di amore, quello bello, quello che fa vivere sempre al sole, "Non mi lasciare mai io sarò l'estate che non finisce mai.", L'amore di un uomo per una donna, anzi l'amore di un poeta per la sua donna, l'amore degli uomini e non dei maschi: "I maschi vogliono una parte di quella donna. Gli uomini vogliono quella donna.". Ma anche l'amore di un genitore per i propri figli. L'amore che riempie che ti svuota e ti riempie. "Chi semina datteri non mangia datteri." perchè "Un padre gioisce delle gioie dei figli." "un bambino non guardato è un bambino perduto.". E mi fa sorridere, sperare "Nessun organismo è in grado di conservare i ricordi come una coppia di fratelli che si vogliono bene.". Sorridere e continuare ad amare, perchè "I matti sono quelli che amano"." "Il mondo è bello perchè è avariato.", questa frase mi riporta al passato, ad un compagno di classe, ha sogni e speranze, vecchi pensieri dimenticati,""Ma ci sono pensieri che non pensiamo, sono loro che pensano noi."e allora "Vorrei leggere un milione di libri , visitare migliaia di città, imparare centinaia di lingue e cogliere l'assenza delle cose. La verità se ce n'è una.". Come diveva "Leopardi : l'arte concentra sotto i nostri occhi ciò che in natura è disperso."Per tutti quelli che non hanno provato lo spleen, andate a testa alta, e ricordate che "Inferno è quando la rosa si convince che non profuma.", "Meglio rimpianti che rimorsi.". PEr tutti gli altri: "Che ci Talii? .. Vai ai corvi.".F.V.

giovedì 11 dicembre 2014

Il mio nome è Nedo Ludi - Pippo Russo


Il romanzo in questione non è stato reperibile, per circa un anno, ma lo è ora, su IBS scontatissimo. Pubblicato per Baldini, Castoldi & Dalai s'è perso nei meandri dei cambiamenti nella casa editrice e non se ne recuperava una copia a meno di non trovarla usata su e-bay o sulle bancarelle.
Che poi, data la sinossi, io probabilmente non avrei acquistato il romanzo se non fosse stato scritto dall'autore di un altro romanzo molto interessante sempre pubblicato per lo stesso editore ma ancora reperibile in formato digitale: "Memo", di cui ho pubblicato da poco la recensione.

Ecco che mi perdo.

Voglio raccontare di "Il mio nome è Nedo Ludi", romanzo di Pippo Russo.
Parto dalla sinossi:
Estate 1989. Nel calcio italiano imperversa la guerra di religione fra Uomo e Zona. Nedo Ludi, stopper 28enne dell’Empoli reduce dalla migliore stagione della sua carriera, scopre che la sua squadra è stata affidata a un allenatore sacchiano. È l’inizio della sua fine. Come ogni stopper che stenti a adeguarsi alla Zona, Nedo si accorge presto di essere giudicato darwinianamente inadatto dal nuovo allenatore. Coglie anche di trovarsi dentro un mutamento che sta facendo del calcio una cosa a lui irriconoscibile, nel mezzo di un paese calato dentro la sua ultima, rampante ondata di modernizzazione. Animato dal mito della rivolta dell’uomo contro la macchina industriale, Nedo organizza una congiura contro la Zona.
Oddio, un libro sul calcio.
Diciamo che è stato il mio primo pensiero. Se però mi limitassi ad ascoltare sempre e solo la prima impressione, anche se spesso è quella giusta, mi perderei buona parte delle cose buone che, invece, corrono tra le righe e le parole di quegli autori che sanno scrivere.
Non che abbia amato le parti sul calcio, no. Infatti di queste non parlerò affatto. Perché per me il romanzo parla d'altro.


Questo libro parla di amore e tradimenti.
No, non ho sbagliato libro e post. E non pensate a me stampandovi in faccia un’espressione alla Arnold che chiede: «Che cavolo stai dicendo, Willis?»
Questo libro, dicevo, parla di amore e di tradimenti. Non in modo convenzionale, certo. Sapete che ho un modo mio di leggere le cose e di trovarci dentro qualcosa che non si vede subito. Non che si possa fare con tutti i libri, no.
La storia ci porta a Empoli a fine anni ’80, ai campi di calcio che si preparano a una nuova stagione. Una stagione che porterà grossi cambiamenti nel modo di giocare e di vedere il nostro “sport nazionale”, ma forse anche l’Italia e il mondo intero. Ché si sa, i cambiamenti non vengono mai da soli: cascano a valanga.
Nedo Ludi è uno stopper, un professionista. Poche e semplici cose, certezze, abitudini regolano la sua vita ed ecco che con il cambio di allenatore il suo mondo inizia a sgretolarsi. A nulla serve sapere che la sua azione decisiva nell’ultima partita della stagione precedente ha salvato la squadra dalla retrocessione. Deve adeguarsi al nuovo sistema, al “progetto”, o soccombere. Solo che non ce la fa. Gli schemi, le linee, il nuovo gioco non riesce proprio a farli suoi. Giorno dopo giorno si rende conto di essere inadatto. A nulla è servito tutto il suo amore per il gioco, per la squadra, per quella vita per cui ha fatto sacrifici ogni giorno. A nulla. Il calcio lo ha tradito. La squadra lo ha tradito, adattandosi ed escludendolo domenica dopo domenica. La vita che pensava di avere costruito non esiste più.
Lui e altri come lui, che hanno vissuto solo per giocare, forti delle loro capacità. Sono tutti inutili.
Nedo ha i suoi genitori. Gente semplice con un lavoro umile e con ideali ben chiari in mente. Non capiscono bene la vita del figlio, ma lo amano. Anche il loro mondo sta per crollare, tra la crisi del polo industriale della zona e l’incapacità del sindacato di reagire alle difficoltà e alle pressioni; tra il crollo del muro di Berlino e i cambiamenti in quello che era il “loro partito”. Niente più comunisti, niente più falce e martello, niente più certezze. A nulla è servito credere. Fabbrica, sindacato, partito, vita. Abitudini che devono cambiare. La vita stessa che li tradisce.
Nedo ha Carla, da sempre. Un rapporto libero, ognuno preso dai suoi progetti e impegni. Nessun legame formale. Due giovani che “si frequentano” quando hanno voglia di stare insieme. Regole e decisioni prese all’inizio e che non sembrano pesare. Fino a quando per Nedo non comincia a crollare tutto e Carla gli sembra assente, scivolata altrove senza pensare a lui. Certo, dopotutto il loro rapporto era chiaro. Tutto stabilito e collaudato, solo che … le cose cambiano. Quello che un tempo funzionava non funziona più e a nulla servono le “storielle” di contorno che Nedo ha sempre avuto – come Carla d’altronde – perché rendersi conto che lei non c’è è un imprevisto che fa solo aumentare la rabbia.
A nulla serve tentare di cambiare le cose. La vita ha tradito Nedo, tutto quello che lui amava è come se gli avesse voltato le spalle e lui non riesce a fare altro che cominciare a tradire. Non che non lo avesse già fatto in precedenza, magari inconsapevolmente come con Eleonora – la fidanzatina al paese scioccata dalla prima esperienza con Nedo – o più “tanto per fare” come con Carla. Solo che Nedo non ha armi abbastanza affilate e certi cambiamenti non si possono arrestare.
La vita ha i suoi percorsi, tradisce le nostre aspettative anche quando noi ci mettiamo dentro tutta la passione del mondo. Anche quando amiamo senza riserve o non siamo capaci di comprendere quanto importanti siano le “cose” che abbiamo. Quando ci manca quella consapevolezza che la vera passione impedisce. Quando pensiamo che tutto resterà come è sempre stato, confortati dalle sicurezze e dai successi. Quando, presi da rabbia, orgoglio o pregiudizio, buttiamo via le occasioni di felicità. O per paura, anche, ma questa è un’altra storia.
Così la vita di Nedo va in pezzi e lui, arrabbiato, deluso e stanco non può fare altro che arrendersi e cercare di sopravvivere. Si rifiuta di vivere il declino irrimediabile che gli si presenta come calciatore e si costruisce una nuova vita, semplice, più tranquilla, lontano dai riflettori. Taglia i ponti.
Quindi sì, “Il mio nome è Nedo Ludi” parla d’amore e tradimenti. Anche nell’epilogo. Il mondo che cambia, l’aspetto e la sostanza.

La vera storia si nasconde qui. Il vero tradimento è quello dei sentimenti inespressi, dell’incapacità di cambiare quel tanto che basta a essere felici. Se non siamo in grado di farlo, il salto, resta tutta la tristezza del rimpianto. E le conseguenze che per forza di cose coinvolgono chi ci sta accanto.
Una delle sofferenze individuate dal buddismo è “essere separato da ciò che si ama e dover sopportare ciò che non amiamo”. Credo che di questa sofferenza il Nedo adulto abbia fatto una grande esperienza, sia per sua stessa colpa che per un destino avverso. Che il Nedo bambino abbia sofferto per amore tanto quanto i suoi genitori; che ogni personaggio del romanzo sia stato toccato da questo tradimento della vita e che nessuno di loro sia stato in grado di contrastarlo o di scegliere diversamente. Per incapacità, per orgoglio, per debolezza, per la mancanza di quel briciolo di follia che a volte la felicità richiede. O forse un po’ per comodo, perché cambiare comporta fatica, lacrime e sacrifici. Troppi, a volte, per non mollare non appena il nostro destino ci guarda in faccia per davvero. Declino o felicità in fondo dipendono da quanto a lungo riusciamo a guardare chi siamo  e cosa desideriamo senza abbassare lo sguardo.
Per ora mi fermo qui. Il lavoro ancora non è finito, perché alcune cose riemergono un po' come fossero a bollire in pentola. Salgono e scendono, e salgono e piano piano sprigionano un profumo che invade la mente e che ti rende il sapore riconoscibile. Ecco, io aspetto che il profumo si faccia più intenso e poi ve ne dico ancora. Per altre considerazioni vi mando qui: L'analisi illogica del testo.
L'autore, intanto, spera che questo suo romanzo sia ripubblicato presto, perché è già pronto il seguito. Quindi, in caso, annotatevi il titolo.

sabato 15 novembre 2014

Domani sarà un giorno perfetto - Carlo Deffenu

Uscito inizialmente dal Torneo di IoScrittore nel 2012 con altro titolo ("Un posto molto lontano da qui", ancora reperibile in formato digitale), questo romanzo è stato selezionato e ripubblicato da una piccola casa editrice di Prato in formato cartaceo. In lista da troppo tempo, ho finito di leggerlo gustandomi la dolcezza che traspare tra le righe, affezionandomi ai personaggi onirici e sfumati che si muovono lungo le 347 pagine del romanzo. Un romanzo che parla di solitudini e di ombre, e della sensibilità che occorre per vedere.

Dumas ha perso la sua Dora e ora vaga per la città scattando foto e chiacchierando di poesia con un senzatetto misterioso. Danette ha solo nove anni ma conosce già le ombre, il male che si nasconde al fondo delle scale o che appare improvviso quando il buio ti avvolge. Denis ha avuto una brutta avventura da piccolo e ora si nasconde in casa senza che la madre capisca perché, con un amico on line e tante mosche nei barattoli. Sono persone che conoscono la solitudine e la paura di non essere comprese, accettate o amate, con rituali precisi e il disperato bisogno di un proprio simile e di un talismano. Quando Danette fa amicizia con Denis la vita di tutti e tre inizierà a svoltare. Non sempre nel modo migliore.

Conosco Carlo tramite il Torneo, la sua scrittura priva di artifici e delicata valgono già molto. Se poi aggiungiamo una storia in cui i personaggi sono quasi pennellati ad acquerello - ricchi di sfumature e riflessi - e una favola su bene e male si svolge sotto il sole caldo di Alghero - ambientazione insolita per una storia altrettanto insolita - ne abbiamo un romanzo che non solo si fa leggere con facilità e chiarezza, ma anche colpisce per la profondità e la dolcezza con cui carezza i suoi personaggi e con cui descrive anche le esperienze peggiori. La vita, le paure, i traumi che uniscono in qualche modo i personaggi - tutti, senzatetto compreso - sono storie possibili, vive (e lo so che ho già scritto vita la riga sopra, ma le storie sono vive davvero) e reali anche quando sono le ombre ad agire. Perché le ombre esistono, esistono eccome...
Bravo Carlo!

P.S: L'ho classificato come romanzo horror e drammatico, ma è molto di più.

domenica 26 ottobre 2014

Fuga da un labirinto perfetto - Maurizio Cerquetti


Non lo faccio spesso, ma non avendo molto tempo a disposizione vi suggerisco il libro di una persona che conosco e che spero possa interessarvi. L'autore, di Rimini, ha la passione per la corsa e per gli animali. Una sensibilità che colpisce. La trama del romanzo si può riassumere così, con parole sue:
Abbandonato dal padre e con la madre in seri problemi economici, dopo la morte del fratello maggiore riuscirà il giovane Leon Poe a correre la Maratona di New York? Bellissima erede di un impero finanziario, cos'ha a che fare la famiglia della giovane Rachel Nakatomy con Leon Poe? Cosa Nascondono e chi sono i "Livelli"? Dalle strade di Rimini ai grattacieli di New York i destini di questi ragazzi continuano a sfiorarsi senza però mai incrociarsi, riuscirà il Vero Amore a far incontrare due Anime Gemelle?
Preparatevi a una corsa lunga e dura come la vita!


Dopodichè vi "allungo" il suo incipit così che possiate decidere se vi interessa approfondire la lettura...
 (Ogni risposta è dentro di te)
Corri! Non importa se hai la vista annebbiata e ti costringi a tenere le palpebre spalancate lottando per mantenere l'equilibrio che barcollante ancora ti sorregge permettendoti di andare avanti, mancano poco più di due miglia all'arrivo, arrivo! Sì sei quasi arrivato, quasi arrivato e ti devi distrarre dai dolori che provi in ogni parte del corpo, ti senti a pezzi ma sei quasi giunto al traguardo, mancano poco più di due miglia, anche adesso che stai pensando, stai percorrendo della distanza e probabilmente ora mancano esattamente due miglia, due miglia seguendo l'unità con cui si misurano le distanze in Europa sono circa 1,60 chilometri per miglio, quindi all'arrivo mancheranno solo poco più di tre chilometri... No! Tre è un numero troppo alto e la tua mente vacilla per lo sforzo, le ginocchia ricominciano a cercare di cedere quando il tuo piede sbatte come un martello a terra al termine della falcata, la tua andatura è invisibilmente ma inesorabilmente sempre più scoordinata e ora il tuo corpo si vuole nuovamente fermare, ma tu devi correre, devi continuare a correre, non puoi, non devi fermarti! Cerchi di ricomporre andatura e pensieri e nell'impeto dell'affanno ti ritrovi stranamente a pensare che Due è un numero più basso di Tre rendendoti conto che la tua mente reagisce con maggior sollievo al pensiero che mancano solamente due miglia anziché tre chilometri! Capisci che è meglio contare per miglia e nella mente torni a ripeterti all'infinito che ne mancano solo due, mancano solo due miglia, per di più rammenti che anche adesso che stavi pensando hai inevitabilmente percorso un ulteriore tratto di strada, probabilmente adesso manca un miglio e mezzo o poco più... Resisti! I sensi a tratti si accendono e si spengono con alternanza, l'assordante chiasso di urla e incitamenti della folla ai margini della strada che fino a quel momento ti ha sorretto e spinto come una mano amica ad andare avanti, ora è come se fosse scomparso, ti senti il corpo prosciugato da ogni singola goccia di energia, non hai nessuno che possa aiutarti, non hai nessuno che possa salvarti e a un tratto ti rendi conto che mai come adesso puoi contare solo su te stesso, solo che tu sei sfinito, il tuo corpo è sfibrato e ogni segnale, ogni sensazione ti da la conferma che hai bisogno di aiuto, il tuo sguardo si perde ancor di più nel vuoto, non verrà nessuno in tuo soccorso, sei solo e sai che è proprio questa la sfida, sei solo a impedire che la paura s'impadronisca della tua mente, corri! Il tuo corpo è diventato solamente fonte di dolore, se solo lo avessi ascoltato ti saresti già fermato da parecchio, ma da testardo autolesionista hai stretto i denti, ti sei concentrato per tenere un ritmo che ti permettesse di continuare la tua corsa, ma ora è la tua mente ad essere al limite, che comincia ad ascoltare il tuo corpo che da chilometri gli dice di fermarsi perché non ce la fa più, devi continuare a ripeterti che manca poco alla fine di quest'incubo, resisti, resisti, RESISTI! La stanchezza e la sete continuano ad avere sempre più la meglio sulla ragione, mentre ad ogni falcata senti il cuore che ti scoppia tentando di sfondarti il petto, i polmoni implodono cercando di costringerti a rallentare il ritmo, i muscoli delle gambe vanno a fuoco e ogni volta che i piedi toccano terra è come se un martello rovente picchiasse contro le rotule delle tue ginocchia, hai bisogno di fermarti, hai bisogno di riposare, solo un momento, pochi secondi, il fuoco che ti lacera i muscoli delle gambe brucia al punto che se dei demoni te li strappassero via, vivresti la cosa come un sollievo, basta sofferenza, Basta! Continui a perdere il poco di vista e udito che ti erano rimasti, il tuo corpo è come una fornace e ha bisogno di acqua come il più arido dei deserti; è arrivato al limite, ti trovi a pensare che potresti rallentare un attimo per rifiatare, ma nel profondo di te stesso sai benissimo che se sei arrivato fin li è proprio perché non ti sei mai fermato ogni volta che il tuo fisico ne aveva bisogno! E poi a un tratto senti che il tuo corpo si è spento da solo, stai ancora correndo ma capisci che non hai più il controllo dei tuoi movimenti, ti stai fermando e a breve ti troverai a camminare o ancor peggio ti troverai fermo aggrappato a qualche appiglio se non seduto a riprender fiato, è finita, hai fallito, stai per deludere le persone che ti vogliono bene e che ti hanno sostenuto, e ti sorprendi a pensare che più che a non voler deludere le persone che ti hanno sostenuto non vuoi dare soddisfazione a tutte quelle che per invidia o per disprezzo sarebbero felici di apprendere del tuo fallimento, ma ora stai correndo sempre più piano e scoordinato e come un colpo di grazia due fitte ti trafiggono il corpo costringendoti a inarcare la schiena all'indietro per il dolore, sei disperato! Ma è proprio in questo momento, a un passo dal fallimento, che ti ricordi il vero motivo per cui hai cominciato a correre e ti sei allenato per tutti questi mesi, ti ricordi che non l'hai fatto per rendere orgogliose le persone a te care e neppure per rivalsa nei confronti di chi non ti considera; come una luce che risale dall'oscurità come le stelle che brillano proprio al buio rammenti che hai cominciato a correre solo per te stesso, perché l'unica e vera sfida che nessun altro potrà capire al di fuori di chi la intraprende è quella tra la distanza e chi cerca di percorrerla. Il tuo respiro si stabilizza mentre il ritmo della falcata delle tue gambe aumenta di nuovo così come stava rallentando, il tuo corpo brucia e ha sete, la tua mente urla perché vorrebbe fermare ciò che le provoca dolore, avevi già dato fondo alle tue ultime forze residue e ora a mandarti avanti è solo la tua forza interiore! Il traguardo è sempre più vicino, hai da poco intravisto il cartello che indicava l'ultimo miglio, ormai mancano poche curve e vedrai il traguardo, poche curve e potrai finalmente fermarti dopo averlo tagliato, una curva, un'altra, sicuramente la prossima è l'ultima e contro ogni logica acceleri nell'intento di far durare il meno possibile questa tortura che ti dilania corpo e mente, fai l'ultima curva ma solo per accorgerti che nascondeva non il tanto agognato traguardo ma il segnale dell'ultimo mezzo miglio! Com'è possibile? Hai corso tantissimo dopo il cartello dell'ultimo miglio, non puoi aver percorso solo mezzo miglio, era almeno un miglio la distanza che hai percorso e in un attimo il panico ti invade per la seconda volta nel giro di pochi minuti, il respiro si fa di nuovo agitato e affannoso, devi stare calmo, manca solo mezzo miglio, mai come ora il traguardo è vicino, vicinissimo, stringi i pugni e gonfi i muscoli delle spalle, sgrani gli occhi tenendoli ripetutamente sbarrati costringendoti a riprendere lucidità, le tue gambe non ti tradiscono e stanno continuando a correre, in modo scomposto ma continuano a correre e hai sicuramente percorso un paio di centinaia di yards all'interno dell'ultimo mezzo miglio, ti costringi a pensare che l'arrivo è inevitabilmente sempre più vicino e poi finalmente vedi apparire da dietro un'altra curva il segnale delle ultime quattrocento yards! Come un uragano vieni investito improvvisamente da un'ondata di colori e suoni, i tuoi sensi si sono improvvisamente riaccesi tutti insieme e ora senti perfettamente le urla di incitamento delle persone accalcate contro le transenne ai lati del percorso, il tuo corpo nello stesso istante in cui vedi il traguardo col cronometro che scandisce ogni singolo secondo, capisce che al di là di quella linea potrà finalmente fermarsi e fermare la sua mostruosa agonia, e a quel punto come un marinaio in preda agli spasmi del soffocamento che spinto dalla corrente negli abissi nuota con tutte le sue forze per raggiungere la superficie e poter respirare, il tuo corpo accelera nuovamente all'assurda velocità con cui il traguardo sembra sempre più lontano man mano che ti avvicini! E' bellissimo, e non sai se la tua gioia è legata all'impresa che stai per compiere o alla fine della sofferenza a cui il tuo spirito ha costretto il tuo corpo e la mente, le ultime yards e ti accorgi che non stai correndo da solo, che a correre con te ci sono altre persone che non conosci e che ora piangono e alzano le mani al cielo proprio mentre tu le allarghi come se stessi volando attraversando la linea del traguardo, per una frazione di secondi chiudi gli occhi e quando li riapri stai finalmente camminando e vedi una ragazza che adornata di un sorriso bianco e solare ti infila una medaglia intorno al collo, afferri con le dita il metallo che ti pende dal capo percorrendo coi polpastrelli le perfette incisioni che lo adornano, sorridi e ti rendi conto di aver finalmente completato una maratona!

Cerquetti Maurizio "Fuga da un Labirinto Perfetto"
Edizioni Cinquemarzo (www.cinquemarzo.com)
 ISBN: 978-88-97769-78-1
Si acquista online su: AMAZON.it - IBS.it - LIBRERIAUNIVERSITARIA.it oppure in tutte le Librerie.

lunedì 25 agosto 2014

Memo - Pippo Russo

Era da tempo che non scrivevo qualcosa qui.
Non che non abbia letto, ma nulla che mi abbia dato la spinta necessaria a scriverne. Fino a Memo. Conosco l'autore per aver scritto le critiche più feroci ai bestseller che vengono spacciati per capolavori ogni volta. Lo fa sul web e su riviste come Panorama, lo ha fatto in un librone che ormai è un po' la mia Bibbia anti-strafalcione e che si intitola "L'importo della ferita e altre storie"; lo fa talmente bene che a uno viene da chiedersi come scriva lui. Tra i vari titoli disponibili, e ce ne sono molti, la scelta è caduta su Memo in modo quasi naturale. Forse perché ogni capitolo è legato a un brano musicale, forse perché l'idea di un paese particolare quanto Oblivia ha un certo fascino, forse perché a volte i libri giusti capitano e basta. E meno male che capitano. Inizialmente pubblicato per Baldini, Castoldi e Dalai, ora è disponibile in e-book sempre per Baldini&Castoldi sulle maggiori piattaforme on line.

Oblivia è un paese nascosto, lontano da ogni cosa e praticamente irraggiungibile. I suoi abitanti nemmeno ci fanno caso e, anzi, hanno piacere che sia così. Dalla prima casa all'ultima Oblivia basta a se stessa, almeno così sembra. Armonia e abitudine apparenti sono improvvisamente scosse dall'arrivo di un misterioso straniero di cui tutti parlano e che per qualche tempo nessuno sembra vedere. Ma lo straniero passa da ciascun abitante, uno a uno, riportando a galla i segreti nascosti nei cuori e ormai dimenticati. Vita dopo vita, quello che sembrava un luogo idilliaco si mostra per quello che è e la memoria, quella che da tempo aveva abbandonato le vie di quel piccolo borgo, torna a cancellarne la quiete.

Al di là della trama, che coinvolge di certo, le mie impressioni sono tante e talmente forti che difficilmente riuscirò a trasmettere tutto. Ho dovuto leggerlo sussurrando parola per parola, per poterne sentire il suono. Potente come il linguaggio usato, mai banale e infinitamente poetico. Cupo quanto intenso, pieno di immagini che restano incise. Chi siamo? Quanto di noi nascondiamo, anche a noi stessi? Quanto rancore, dolore, quanta fatica e rabbia coviamo per coloro che vivono accanto a noi? Quanto ci sacrifichiamo in nome di qualcosa che ha perso di significato anche per noi, ma che sentiamo come un dovere che incombe? Quanto può fare il semplice arrivo di un qualcosa - che per ognuno è qualcosa di diverso - quando ci ricorda la nostra umanità?
Nascosto in un verde infinito nelle colline toscane, Oblivia è un mondo cui in un certo senso aspiriamo e che invece nasconde in sé le insidie di tutto ciò che - come le sabbie mobili - inevitabilmente inghiotte e immobilizza le nostre vite terrorizzate dal cambiamento e incapaci di ammettere il vero.
Un romanzo che cattura e che avvolge, che si insinua nel pensiero. L'immedesimarsi in questo o quello tra i sentimenti descritti, nelle vicende normali e quotidiane di vite non nostre diventa facile. Naturale. E il riconoscersi, mostro tra i mostri, umano tra gli umani...
E non ho le parole per dirne di più. Troppo intenso, troppo pieno di suggestioni che ognuno potrà cogliere per sé, senza sfiorare nemmeno le immagini che riceve un altro. Un romanzo che lascia il segno.

venerdì 9 agosto 2013

Il tempo tagliato - Silvia Longo

Edito da Longanesi nel 2012, romanzo di esordio per Silvia Longo. Piemontese, come me e quasi tutti gli amici che collaborano a questo blog.

Il romanzo narra di Viola e Federico, marito e moglie all'apparenza tutti armonia. Una vita perfetta, all'unisono, a vederla da fuori. Finché, un giorno d'autunno, Federico viene a mancare improvvisamente. Viola resta sola, una figlia già grande che studia a Cremona, con l'amica Elena a farle da sostegno. Poi, con i suoi tempi, ricomincia a vivere pur restando ancorata al suo dolore e a quel meccanismo collaudato che aveva fatto funzionare la sua vita fino ad allora. Poi, improvvisa come la morte del marito, viene la fuga. Dal concerto in onore di suo marito, da quella vita che non le appartiene più, dalle convenzioni, da una se stessa che le sta stretta. Ad aiutarla nella fuga è un complice, Mauro, sconosciuto e più giovane di lei, anche lui a disagio in quella occasione. Il loro vagabondare in auto li porterà nel bel mezzo di una tempesta estiva e, tra un lampo e un tuono, a dipanare grovigli che attendevano da tempo un lento lavorare per scioglierli.

Silvia Longo parla di una donna, di un dolore, di un modo di darsi, di una rinascita. Ma parla di tante donne, di altrettanti dolori, di modi di esprimere i sentimenti e di svariate rinascite. La storia che racconta usa il tempo - atmosferico, musicale, biologico - come mezzo per contenere la vita. Che sia racchiusa nella magia di un orologio speciale o nell'accumularsi di nubi che portano pioggia o, ancora, nelle ore e nei giorni che corrono uguali. Nel tempo che si dimezza quando da due si torna uno, nel viaggio attraverso il tempo di una consapevolezza che cresce e che prende atto di sé in un rincorrersi di dialoghi anche aspri. Di una donna che il tempo ha prima ingabbiato e poi liberato.
Silvia Longo parla di vita, descrivendone suoni e silenzi. E melodie che, sotterranee, suggeriscono quanto ci sia di "collettivo" in una singola storia, in una vita sola. Quanto c'è di ognuno di noi nei personaggi che racconta.

Io non ho i mezzi, non sono all'altezza di una recensione vera (e credo che questo non sia lo spazio di chi sa far critica, ma sia lo spazio di chi ama), però amo questa storia e quello che mi racconta. Credo possiate amarla anche voi, se avrete voglia di leggerla.

domenica 10 febbraio 2013

Mi Vendo

Titolo: Mi  Vendo -  Autore: Saradisperata - Edizione: Newton Compton editori, settembre 2007
Sara è una brava ragazza che, da quando ha preso il diploma, lavora dalla mattina alla sera: agente immobiliare, commessa, segretaria e tanto altro ancora. Sara si impegna, non batte ciglio se si tratta di fare gli straordinari, eppure, ogni volta che il suo contratto di lavoratrice interinale si avvicina alla scadenza, lei non può far altro che scivolare nel baratro della disoccupazione. Anche nei sentimenti le cose, per Sara, non vanno affatto meglio: dopo aver sposato giovanissima il suo fidanzato storico, scopre di avere al suo fianco un uomo banale, pigro e addirittura traditore. Sara, però, non si rassegna al suo destino: molla il marito e, quando l'ennesimo datore di lavoro evita di rinnovarle il contratto, decide di giocare il suo stesso corpo sulla ruota della fortuna. Apre un blog dove lancia un'idea provocatoria: una notte di sesso sfrenato garantita a chi si farà avanti con una proposta di lavoro seria. Così Sara esce dall'anonimato e conquista l'interesse della televisione e della carta stampata. Un turbine di avventure tragicomiche che portano la protagonista verso una scoperta inaspettata. Nonostante fossi un blogger sulla stessa piattaforma in cui comparve quel post provocatorio e di grande richiamo, non lo vidi mai personalmente.  Quando me ne parlarono, oramai era troppo tardi perché tutta la piattaforma era stata chiuso, ma mi venne in soccorso un'amica che mi passò il libro.
Bene dopo 3 anni che era lì a prendere la polvere,  ho finalmente letto il libro a distanza di qualche anno dalla sua pubblicazione, quindi oltre il periodo in cui imperversavano le agenzie interinali e momento in cui non era facile trovare un lavoro.

Visto
comunque i tempi correnti direi che è molto attuale e descrive bene la frustrazione e la fatica dei giovani di trovare lavoro con il quale crearsi un futuro, per quanto incerto.
Facile da leggere, ma pieno di emozioni e passioni restituite con quella punta di ironia che stempera in parte l'acredine della vita lavorativa e personale di un giovane di questo terzo millennio, non a caso ci ho trovato molte analogie con l'esperienza vista da alcune mie amicizie. Da leggere!

mercoledì 15 agosto 2012

La stanza degli spiriti - Shilpa Agarwal

Una storia di fantasmi, di ragazzi e di una famiglia straziata dal dolore. L'autrice, pur essendo nata a Bombay, ha studiato e vive negli Stati Uniti e con questo romanzo ha vinto un premio dedicato agli autori dell'Asia del sud. Un romanzo del 2005, pubblicato in Italia da Piemme nel 2010.

Nella Bombay del 1947, in attesa del monsone che sta per scatenarsi, la tredicenne Pinky ha la sua prima grande delusione d'amore. Una notte, infatti, scopre suo cugino che sgattaiola nel giardino dei vicini e spia la giovane Lovely. Presa da un senso di rabbia e impotenza, decide di trasgredire a una delle poche regole ferree della casa in cui vive con la nonna Maji, con lo zio e la sua famiglia: apre la porta del bagno durante la notte, sebbene siano almeno tredici anni che quella porta resta chiusa ogni notte per una strana superstizione. In questo modo, Pinky dà il via a una serie di eventi che cambieranno la vita all'intera famiglia. Non solo scatena un fantasma che era imprigionato proprio nel bagno, ma mette a nudo tutte le debolezze della famiglia con cui divide la vita. Mentre tutto scivola acquoso verso la tragedia, Pinky rivivrà la tragedia della sua famiglia: la morte della cuginetta neonata avvenuta per l'appunto tredici anni prima. Non solo, cercando di svelare il segreto che lega il fantasma alla casa, riuscirà a portare alla luce la verità triste e sconvolgente che tutti avevano rimosso o nascosto.

Romanzo interessante, non sconvolgente in quanto a presa sul lettore. Le scene soprannaturali sono ingenue, anche se ben scritte. Il lato "giallo" è caotico, si mette un po' troppa carne al fuoco, fuorviando il lettore per poi attingere a una spiegazione tutto sommato facile, ma strettamente legata alla cultura indiana.