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lunedì 12 settembre 2016

Pagine e Pop Corn - Intervista a Maria Lidia Petrulli

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Maria Lidia Petrulli: nella vita faccio la psichiatra e la psicoterapeuta, anche la scrittrice, quando il tempo me lo consente.

Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Mi piace moltissimo il cinema per cui la mia scelta ricade senza esitazioni sui film, che si tratti del piccolo o del grande schermo, non fa differenza. Seguo anche alcune serie tv ma sono davvero poche e non riesco ad appassionarmi. Il film è come un libro visivo, ho la possibilità di seguire la storia dall’inizio alla fine, calarmici dentro e vivere i personaggi, sceglierli, identificarmi, sognare, agire, vivere con loro, come quando leggo un romanzo. Le serie sono spesso troppo brevi, superficiali, ripetitive e capita che la qualità di storie e attori non sia molto elevata. Di conseguenza, il mio genere è il film.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Se fossi la protagonista di una serie tv, probabilmente mi annoierei dopo il terzo copione, oppure, se proprio andasse bene, dopo la prima stagione proporrei al regista di farmi scomparire con una bella e onorevole morte. Naturalmente mi riserverei il ruolo di donna-eroina che combatte il male, indifferentemente se in versione fantasy, poliziesca o quant’altro, l’importante è non trovarmi dentro il romance, non è il mio forte.
Se fossi un film, vorrei raccontare una storia vera ma surreale, densa di pathos, una storia forte, di quelle che lasciano il segno, che ricordi e che rivedi volentieri: ci sono film che rivedo tutte le volte che li trasmettono, anche se li ho visti altre dieci volte.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Prendo spunto da tutto quel che attira la mia curiosità, che sa colpirmi, in genere si tratta di immagini che poi traduco in parole, qualsiasi stimolo è buono per creare un’altra storia. Perciò un fotogramma, una frase del film che sto guardando, possono dare l’idea per un romanzo. Non dimenticherò mai l’influenza che ha avuto il film Intelligenza Artificiale sull’elaborazione della trilogia Il Volto Segreto di Gaia, anche se credo di averla iniziata prima di aver visto il film, che mi ha sbattuto ancor più in faccia le problematiche legate alla sperimentazione genetica.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Istintivamente, ti rispondo Pillola Rossa, la fantasia è uno dei tanti parametri che ha l’intelligenza per conoscere e interpretare la realtà, semplicemente predilige il canale delle metafore. È un modo diverso di esplorare la quotidianità, è un linguaggio, non sono mai riuscita a concepire realtà e fantasia come due elementi in contrapposizione, piuttosto si completano. Del resto, qualsiasi lavoro sul reale è comunque frutto di un’elaborazione dei dati di realtà operata dalla fantasia, a meno di non parlare di cronaca o documentario. In tutti i romanzi o racconti che ho scritto, che siano fantasy o mistery o che abbiano preso spunto dalla realtà nuda e cruda, ho sempre lavorato affinché reale e fantastico fossero ben dosati fra loro. Persino nell’antologia La Bambina Che Voleva Essere Trasparente, in cui personaggi e le storie nascono da solidi dati di realtà, la fantasia non può fare a meno di apportare il suo contributo, altrimenti non ci sarebbe nessuna elaborazione e nessun pathos, sarebbe una banale riproduzione. Inoltre, andare a esplorare la tana di Biancoconiglio, vedere quant’è profonda e cosa ci sia ancora di non svelato, mi piacerebbe moltissimo e poi che c’è di male? Aggiungiamo per gli iper razionalisti. Non siamo meno adulti né meno bambini :-D

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Leggo e guardo tutti generi purché di buona qualità, mi lasci un’idea, un desiderio, la scoperta di qualcosa che non conoscevo, insomma, che mi apra altre porte; non ho una gran passione né per l’horror che per il romance, ma se mi capita qualcosa fra le mani e mi incuriosisce, non c’è motivo per cui non lo legga; ho una predilezione per lo storico, la narrazione psicologica, il fantastico e la fantascienza, l’importante è che il racconto sia bello, ben costruito e che mi faccia leggere un’altra vita, che mi mostri un altro punto di vista.

Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Sarò banale ma non ho dubbi: Peter Jackson e il cast de Il Signore degli Anelli sarebbero un grande onore per la trilogia Il Volto Segreto di Gaia, e già che si può sognare, mi piacerebbe che la colonna sonora fosse composta da Howard Leslie Shore. I personaggi della trilogia sono talmente numerosi e diversi, che il cast ci andrebbe proprio al completo.

Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
In questo momento, posso parlare di due pubblicazioni che vanno in parallelo: la trilogia Il Volto Segreto di Gaia ed Emilie Sanslieu. La Bambina che Voleva Essere Trasparente è un’antologia frutto di un primo premio letterario.

La trilogia è un fantasy/fantascienza nata una decina di anni fa, affascinata com’ero, e sono tutt’ora, da quel che riguarda l’intelligenza artificiale, il possibile futuro del nostro pianeta e la conseguente evoluzione dell’essere umano. È stata l’occasione per fare un viaggio, non solo nello spazio ma anche nel cuore delle tante razze che ho inventato e dei numerosi personaggi, la possibilità di descrivere gli avvenimenti e i paesaggi che hanno preso corpo mentre scrivevo, parlare d’amicizia e d’amore, di magia e di realtà, di tutto ciò che è diverso e fa paura. È stato davvero un bel viaggio, mi sono divertita mentre scrivevo, perché anch’io ero dentro la storia, in particolare l’ultimo volume, Ritorno Al Mondo Azzurro, che ho scritto in pochi mesi, un vero miracolo, solo due anni fa. In questo romanzo ho condensato tutto quel che ho maturato, come stile e come storia, nei tanti anni che gli ho dedicato. Alla luce del poi, si rivela un racconto attuale, sia per quel che sta accadendo al pianeta da un punto di vista ecologico, sia per la barbarie che lo sta sconvolgendo: quando la fantasia precede la realtà… purtroppo.

Emilie Sanslieu, invece, è una saga fantasy per giovani lettori. Ho cercato di creare una specie di mondo parallelo, dove lo scenario di sfondo è l’universo, in cui agiscono personaggi provenienti da costellazioni e mondi diversi, non solo umani come Emilie ma multirazziali, IAA, intelligenze artificiali astrali, estinti e mutaforme, oltre a draghi, elfi, zaratan, erbe dello smarrimento… Ho immaginato porte che separano i mondi e varchi spazio-temporali, e la magia non scaturisce da una bacchetta magica ma dalla musica: un flauto, il grande amico di Emilie. Non ho immaginato quest’ultima come la sola eroina, il centro dell’attenzione, poiché le soluzioni alle tante avventure dipendono dalla collaborazione di molti. Credo che in questa storia, bambini e ragazzi trovino una risposta a quel che vivono nel loro mondo interiore e non solo, la realtà quotidiana in cui è tanto difficile a volte districarsi. Poiché le risposte che ho avuto sinora sono molto positive, il romanzo è stato adottato come lettura alternativa anche in alcune scuole, e non solo i bambini/ragazzini ne sono stati attirati ma anche molti adulti… Alcuni più dei bambini, tanto da contendersi il libro. Diciamo che l’entusiasmo, come risposta non manca e questo mi fa molto onore.


È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
La trilogia Il Volto Segreto Di Gaia è conclusa, va bene così, con essa si chiude un capitolo, anche della sottoscritta; Emilie Sanslieu invece continuerà, non so ancora fin dove vorrò spingermi. Il primo volume è uscito due anni fa e il prossimo settembre sarà pubblicato il secondo: Emilie Sanslieu Nella Costellazione del Drago-Glinor. Quest’ultimo volume lo trovo particolarmente “vivace”. Emilie incontra personaggi particolarissimi che saranno i suoi compagni ed entrerà nel fantastico mondo dei draghi, quello meno conosciuto, quello dal significato più arcano. E il mondo delle pietre e del loro potere svelerà la forza che sta nella terra.

Altri progetti?
Progetti ce ne sono tanti, per ora ho messo da parte il fantastico per dedicarmi a storie più reali che ci toccano da vicino, ho in mente un racconto da scrivere in francese, lingua che, vivendo in Francia, apprezzo sempre di più per le sue qualità ironiche, ma penso che sia pura follia e praticamente impossibile.  

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Ho sia due pagine facebook, di cui una è il profilo normale e l’altra una pagina autore, e un blog: http://lidiahelene.blog.tiscali.it  purtroppo non ho tantissimo tempo da dedicargli.
Per gli acquisti:
Su IBS
Su Amazon

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
Questa è forse la domanda più difficile, mi viene da dire Bollywood per quel che riguarda il cinema, il massimo del degrado; Per quel che concerne la letteratura, L’isola del Giorno Prima di Umberto Eco era stato un vero delirio, poi molti sono stati i libri che ho letto a balzelloni, come dico io, una pagina ogni venti, tanto è sempre lo stesso, perché la scrittura o la storia non mi piacevano.


E ora diamo inizio allo show.

domenica 4 settembre 2016

Pagine e Pop Corn - intervista a Valerio Dalla Ragione

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Valerio Dalla Ragione, classe 1995, toscano, studente di economia a Copenaghen.

Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Non avendo mai avuto la televisione, la risposta potrebbe sembrare ovvia, ma preferisco comunque argomentare: raramente mi avvicino (e soprattutto affeziono) alle serie tv proprio per il fatto che sono programmate per un mezzo di comunicazione, la televisione, che per forza di cose presenta uno stile narrativo commerciale che non riesco a sopportare.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
In verità essere il protagonista è una cosa che solitamente evito, ma se c'è un personaggio di qualche film che può rappresentare al meglio il modello a cui  aspiro, allora direi Norther Winslow , il poeta (interpretato da Steve Buscemi) di Big Fish.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
In modo certamente più incisivo delle mie letture, in quanto a contenuti: ovviamente poi sono la lettura e la scrittura che migliorano lo stile, ma il cinema mi è sempre necessario nella costruzione di immagini mentali che poi riutilizzo nella costruzione dei miei testi.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Non si potrebbe fare un po' entrambe? Personalmente le vedo come due pozzi ben distinti – ed evito quanto più possibile di attingere da uno solo. Figuriamoci caderci dentro...

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Per anni mi sono circondato di due “soli” mondi: fantascienza (cinema e letteratura) e romanzo cinese classico (che forse per me esemplifica l'assurdo). Nonostante la fantascienza rimanga per me il genere “massimo”, sto allargando in fretta il mio spettro visivo.

Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Questa è una domanda non da poco, devo dire. Sinceramente non ci ho mai pensato (meno di tutto al cast), ma in quanto il mio film preferito in assoluto è quel Blade Runner che Ridley Scott mise in scena dalle pagine di Dick, allora direi proprio Scott. Anche perché la sua regia è stata per lungo tempo una fonte di ispirazione per me...

Raccontaci un po’ del tuo romanzo… È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
Più che un singolo romanzo, il mio progetto è una trilogia completa (di cui il secondo volume dovrebbe uscire a breve), che deve essere letta come un'unica storia, sebbene copra oltre seimila anni di evoluzione. Ma andando in ordine e senza spoiler: la trilogia di Selène prende luogo in un eventuale futuro che ha già visto una progressiva dissoluzione della società umana che conosciamo adesso, e gli avvenimenti mostrano via via le successive ricostruzioni e distruzioni delle varie realtà che si vengono a creare. In questo si possono trovare megalopoli futuristiche e lotte ideologiche, Stati militari all'avanguardia e società rurali dimenticate dal tempo, in cui si verificano bizzarri fenomeni linguistici e sociologici. Scenari desolati di città disabitate e rivoluzioni scientifiche si alternano nella continua nascita e caduta di nuove popolazioni.
Per concentrarmi sul primo e unico volume pubblicato al momento, Selène, tratta di avvenimenti verificatisi all'apice di questa ricostruzione della società umana, dove la quasi totalità della popolazione mondiale (e non) ha trovato la propria collocazione ideale in poche ma gigantesche città che ospitano decine – quando non centinaia – di milioni di persone. Per quanto i governi legittimi siano in grado di mantenere il potere su questi immensi nuclei abitativi, non tutto può essere previsto e tenuto sotto controllo...

Altri progetti?
Troppi, forse. Oltre ai miei impegni universitari (sono studente di economia), sto componendo colonne sonore per vari progetti che al momento vorrei non rivelare, e nel frattempo mi sto organizzando per partecipare a concorsi di composizione orchestrale mentre nel cassetto ho una raccolta di racconti in danese archiviati da troppo tempo, oltre allo studio della lingua cinese che coltivo da me.
Nei ritagli di tempo mi attrezzo per trovare un buon psichiatra.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Su Facebook si può trovare la pagina della saga: “Selène – Saga di fantascienza”, dove condivido aggiornamenti sull'evoluzione della trilogia (quando ne ho). Ho inoltre un profilo da autore nella community Writer's Dream, in cui si possono trovare link ai miei romanzi e ai racconti brevi che pubblico per il blog Scrittori in Corso.


La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
Hollywood. Da quando ho cominciato ad approfondire il cinema giapponese e coreano non riesco più a spingermi oltreoceano.


E ora diamo inizio allo show.

martedì 23 agosto 2016

Pagine e Pop Corn - Intervista a Roberto Fancellu

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Roberto Fancellu, ho 33 anni,sono sardo e, come forse ci si aspetterebbe viste le origini,  parecchio testone. Mi sono laureato in psicologia nella splendida città di Firenze, dove ho vissuto per quasi 13 anni. Che altro dire? Mi piace definirmi “lo scrittore che non sa scrivere,” nel senso che, per problemi motori, non posso utilizzare penne o matite, per cui ho sempre usato il pc per farlo. Ciò vuol dire che non potrò mai firmare un autografo, anche se, pensandoci, difficilmente qualcuno me lo chiederà.


Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
50 e 50, ognuno ti dà qualcosa di diverso, credo.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Per la serie tv, assolutamente dottor House: può apparire come un gran bastardo, ma in fondo ha un gran cuore. Tutti e due siamo molto diversi da quel che sembriamo, e tutti e due affrontiamo la vita con sarcasmo ed ironia. Lui comunque, oltre ad essere molto più intelligente di me, è  anche  più stronzo. Per quanto riguarda il personaggio del film, non saprei risponderti, però posso dirti che sicuramente non avrei la parte dell'eroe senza macchia, ma nemmeno quella del cattivone che vuole distruggere il mondo: gli stereotipi mi annoiano, infatti,  nei film, mi trovo spesso a fare il tifo per quello che inevitabilmente perderà.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Molto. Oltre che leggere parecchio vedo tanti film e telefilm,  perciò trovo inevitabile esserne influenzato.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Realtà: non ho nulla contro la fantasia, a volte è bello anche rifugiarvisi, ma la realtà, che sia spaventosa o splendida, è concreta, ed è con lei che bisogna fare i conti ogni mattina; la fantasia, quasi sempre, resta tale.

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Non ho un genere preciso, anche se tendenzialmente amo le atmosfere thriller. Per il resto vedo e leggo di tutto, tranne le varie “sfumature di grigio” et similia.

Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Martin Scorsese, ma credo sia impegnato. Come attori, se mi permetti di non tenere conto della loro età anagrafica,(assolutamente fuori scala per i personaggi del mio romanzo) ti direi: Tom Hanks, De Niro e Al Pacino.


Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
“Senza più paura” ha avuto un lunghissimo processo di gestazione, si può dire che sia cresciuto e cambiato con me. Racconta la storia di Massimo, un uomo che ha avvelenato la sua vita con l'alcol  e ora si ritrova alla perenne ricerca di un equilibrio. Quando sembra finalmente riuscire a raggiungerlo,  il suicidio del padre, del quale ha sempre bramato l'amore senza mai  ottenerlo, e la comparsa di un individuo che comincerà a perseguitarlo per ragioni che si capiranno solo alla fine del libro, lo  costringerà a mettere tutto in discussione. Compresa la sua relazione con Sara, riferimento  costante della sua vita sregolata. Sono molto legato a questo romanzo, com'è normale che sia, essendo il mio primo, ma lo sono anche al suo protagonista, perché è un mix dei personaggi  che ho incontrato mentre facevo tirocinio in un centro per tossicodipendenti ed alcolisti. Quella è stata una esperienza molto  forte e formativa. Insomma, spero che con tutti i suoi difetti possiate affezionarvi a Massimo almeno un pochino, e perché no, anche riconoscervi in lui; in fondo è un uomo comune con problemi che, bene o male, possono toccare un po' tutti.

È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
Né sequel, né prequel, non sono sicuro nemmeno sullo spin off: è una storia auto conclusiva e credo che forzarla ulteriormente ne tradirebbe lo spirito.

Altri progetti?
Scriverò qualcos'altro, le idee sono molte, ma devo ancora metterle in ordine.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
La mia pagina Facebook è: https://www.facebook.com/RobertoFancellu1scrittore/
Potete acquistare il romanzo qui...

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
I film romantici (e i libri) che capisci come finiranno già dalla prima inquadratura.


E ora diamo inizio allo show.

domenica 19 giugno 2016

Pagine e Pop Corn - Intervista a Donatella Perullo

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Donatella Perullo, autrice napoletana nata con la scrittura nel cuore, che lavora alacremente per riuscire a realizzare il suo sogno di artista. Alcuni dei racconti di Donatella sono stati premiati in concorsi letterari o pubblicati sulla Romance Magazine, sulla Writers magazine e in numerose antologie. Nel novembre del 2014 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, il fantasy fiabesco Lacrime d’Ametista primo di una trilogia intitolata Il Fato degli Dei e nel giugno 2015 ha sperimentato l’auto pubblicazione, diffondendo sulla piattaforma Amazon Nemesi, una zombie novel di forte impatto.

Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Ho una predilezione per il cinema, che ha influito molto nella crescita del mio immaginario fantastico. Appartengo a una generazione molto fortunata, cresciuta nel periodo in cui il cinema ha goduto della rivoluzione apportata da grandi pellicole innovative come Star Wars, Ritorno al futuro, Indiana Jones, ET, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Terminator e altri che hanno comunque segnato la storia della settima arte come Lo squalo, Grease, Gosthbuster. I film che ho amato nella mia adolescenza sono talmente tanti che se volessi elencarli tutti rischierei di annoiarvi, ma chi come me ha subito lo stesso colpo al cuore vedendo Han Solo imprigionato in un blocco di carbonite, potrà capirmi. D’altro canto in quel periodo arrivavano in Italia, anche se con diversi anni di differita, i primi telefilm d’oltreoceano, tra i quali la serie Starsky & Hutch regalò una bella sferzata d’energia al palinsesto televisivo e grandi emozioni alla me bambina che aspettava l’episodio settimanale come un’assetata in cerca d’acqua. In linea di massima, però, le produzioni televisive erano, sì divertenti e interessanti ma prive delle innovazioni che il cinema stava apportando in quel periodo. Oggi è tutto diverso. Ci sono telefilm che non hanno niente da invidiare alle grandi produzioni cinematografiche. Basti pensare a serie come Once Upon a time e al Il trono di spade, The walking dead o a polizieschi come True detective, Criminal Minds, Castle, ne potrei elencare decine e non posso dimenticare i miei beniamini, quelli che ormai sono per me come persone di famiglia, gli adorabili nerd di The big bang teory. Il cinema in questo periodo, invece, a mio parere sta subendo un calo di creatività. Le sceneggiature originali sono rarissime e impazzano i film che si rifanno ai fumetti e a libri di successo o remake di film di altre nazioni o di altri tempi. Sto parlando troppo, vero? È che avete toccato un argomento che mi appassiona quasi quanto la scrittura (sorride imbarazzata). Tranquilli, arrivo al dunque. Tra film e telefilm nel mio cuore vinceranno sempre i primi perché nulla può equiparare l’emozione della sala che diventa buia e dello schermo che s’illumina d’immagini da sogno. A mio modestissimo parere, l’impatto emozionale di una buona pellicola difficilmente potrà essere raggiunto da una serie televisiva, per quanto valida possa essere. Questo anche per colpa delle produzioni, soprattutto quelle USA che sono spesso ripetitive e prevedibilissime per lo spettatore esperto e smaliziato. In più molto spesso e serie, soprattutto quelle di successo, tendono a essere procrastinate oltre le possibilità creative degli sceneggiatori che finiscono con l’incartarsi e deludere lo spettatore, rovinando anche le belle sensazioni donate fino a quel momento e lasciando l’amaro in bocca.  In conclusione (era ora, direte) film fino alla fine!

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Magari! Sarebbe un sogno che si realizza. Sin da piccolissima il mio desiderio più grande è stato quello di riuscire ad andare oltre lo schermo insieme ai miei personaggi preferiti. Allora avrei voluto essere la principessa Leila e lottare al fianco di Han e Luke o Sara Connors in Terminator e salvare Kyle Reese oppure Chrissy Snow (Che non è parente di John) e dividere l’appartamento con Jack Tripper e Janet Wood in Tre cuori in affitto. Oggi quel sogno esiste ancora, ma le scelte ovviamente sarebbero diverse. Sarei felice di potermi sedere sul divano insieme a Sheldon Cooper, di indagare con il brillante Castle, di sostituire Claire in Outlander, ma sarebbe fantastico anche essere un Avenger, la protagonista di un avventuroso poliziesco accanto a Bruce Willis o prendere il posto di Katniss Everdeen agli Hunger Games, ma anche impersonare Giselle di Andalasia in Come d’incanto.
Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Sono in tanti a dirmi che, leggendo le mie storie, hanno avuto la sensazione di guardare un film. Per me questo è un enorme complimento perché vuol dire che ciò che scrivo riesce a essere immediato e a entrare nell’immaginario del lettore. Mi piace pensare che l’amore per il cinema abbia influenzato positivamente la mia vena artistica e il mio modo di scrivere. In effetti, anche se non mi lascio influenzare da trame già viste o da storie già sentite, è certo che mentre creo immagino la storia come un film di cui ho nel mio cuore scelto il cast e lo vivo emozionandomi, proprio come davanti a un grande schermo ravvivato da effetti speciali. È probabile che questo mio modo di comporre influenzi il mio stile di scrittura e la costruzione della trama, ma non l’originalità del racconto.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Matrix! Come ho fatto a non citarlo tra i miei film preferiti? Sono una testona, ma ricordarli tutti capirete che è impossibile. Pillola rossa forever! Come potrei rinunciare alla fantasia? È il mio pane quotidiano e l’unico biglietto possibile verso la speranza della felicità.

Genere preferito, letterario e cinematografico
Amo i film d’azione, i romantici non strappalacrime, i thriller, i film di fantascienza, quelli fantastici e le commedie se non sono demenziali. Quando leggo i gusti rimangono pressappoco gli stessi. Amo i classici, dai quali ho sempre qualcosa da imparare e i libri che mi facciano pensare, ma senza deprimermi. Mi piace leggere quelle storie che riescano a trasmettere messaggi senza diventare tediosi e soprattutto amo la letteratura cosiddetta d’evasione: i buoni thriller, i romance, i gialli, i fantasy (soprattutto i distopici) e i romanzi di narrativa che non abbiano la pretesa di insegnare al lettore a vivere.

Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Gioco bellissimo, questo, che ho fatto decine di volte, ma che non condividerò con voi per quanto riguarda il cast che sceglierei e c’è un motivo. Quando scrivo una storia, ho chiarissimi in mente sia il carattere di ogni singolo personaggio che il loro aspetto fisico. È ovvio che per il fisico m’ispiri ad attori che trovo piacevoli e attrici che mi sono simpatiche, ma so bene che ciò che può sembrare bello o simpatico a me può non fare lo stesso effetto sugli altri.  Per questo preferisco non rivelarvi chi sono gli attori e le attrici che nel mio immaginario hanno prestato il loro aspetto fisico ai miei personaggi. Forse comprenderete il mio riserbo, ascoltando l’aneddoto che mi ha fatto decidere che non avrei mai più rivelato a chi pensavo mentre scrivevo. Tempo fa leggevo un romance di una scrittrice inglese. Era una lettura divertente e distensiva e la scrittrice descriveva il personaggio maschile come un uomo maturo, forte, dalla corporatura massiccia e mascolina, dal carattere brusco e modi piuttosto spicci. Nel mio immaginario avevo sovrapposto a questo tizio un bel Gerard Butler (chi più mascolino di lui) verso la fine del romanzo, invece, la scrittrice si fa venire a bella idea di definire il personaggio un George Clooney rude. Ebbene, mi passò tutta la fantasia e mi rovinai il finale del romanzo. George mi è simpatico, l’ho seguito sin dai tempi di E.R. e l’ho apprezzato in decine di film, lo ammiro come persona e credo che sia intelligente e colto, ma per quanto mi riguarda, ha il sex appeal di un carciofo. È evidente che i miei gusti in fatto di uomini, sono diversi da quelli della scrittrice inglese e chissà di quante altre persone e questo mi è servito da lezione. Da quel momento non mi sono mai più sbilanciata a rivelare le identità fisiche dei miei personaggi perché preferisco che ognuno li immagini come meglio crede e li senta propri. Per quanto riguarda la scelta de regista è diverso. Datemi Steven Spielberg, Ron Howard, James Cameron o Robert Zemeckis (che ringrazierò per sempre anche per il meraviglioso Forrest Gump) e sarò felice di confidare a loro il cast completo. P.S.: Se bisogna sognare, meglio farlo in grande.  


Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
Ho due romanzi di cui potrei parlarvi, lo farò brevemente di entrambi. Sono due storie molto diverse tra loro, in tutto. Il primo è un fantasy classico, dalle atmosfere medioevali, che parla di avventura e d’amore: amore materno, amore fraterno, amicizia, amore desiderato e amore rifiutato che si tramuta in odio. S’intitola Lacrime d’Ametista ed è il primo volume della trilogia Il fato degli dei. È una storia ricca di magia e creature fantastiche, di luoghi incredibili e colpi di scena inaspettati. Amo molto questa trilogia che considero la mia fatica più importante e alla quale ho dedicato finora quasi cinque anni di lavoro. Il primo volume è stato pubblicato dalla Butterfly Edizioni e spero che presto vedranno la luce anche gli altri due libri della trilogia.
L’altro romanzo che come dicevo è diametralmente opposto al primo, è intitolato Nemesi ed è uno zombie horror piuttosto particolare che ho deciso di pubblicare in self su Amazon, curiosa di provare anche questo tipo di esperienza. È una storia dura, nata da un’ispirazione inaspettata e scritta in un tempo relativamente breve se rapportato ai tempi biblici che ho dedicato a Il fato degli Dei. La protagonista di Nemesi è una giovane veterinaria campionessa di Pentathlon che si trova a combattere una battaglia atroce contro il suo stesso padre, creatore di una razza di zombie pensanti che vogliono conquistare il mondo. Anche questa è una storia cui tengo molto e che mi ha regalato grosse soddisfazioni. Come dicevo sono due romanzi diversissimi tra loro che però hanno saputo regalarmi forti emozioni e che hanno in comune un’altra cosa molto importante e della quale mi sono resa conto solo dopo averli stilati: subiscono l’influenza della mia passione per il cinema.
È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
Di Lacrime d’Ametista, come dicevo, ho già scritto gli altri due volumi della trilogia, che sono in attesa di pubblicazione. Non credo che scriverò mai un sequel, ma potrei cedere all’idea di scrivere un prequel o anche uno spin-off perché la grande quantità di personaggi e a complessità della storia si presta a un’idea simile. Per Nemesi, invece, che è un romanzo breve, ho l’intenzione di scrivere un seguito e spero di riuscirci molto presto.
Altri progetti?
Una gran quantità, forse troppi e credo proprio che dovrò mettere un freno alla mia frenesia di fare se non voglio andare in overbooking! Sto lavorando a una raccolta di racconti, sto revisionando un thriller scritto qualche anno fa e sviluppando la trama di due romanzi che spero di scrivere di cui uno è il seguito di Nemesi e l’altro un romance (ebbene sì vorrei provare a cimentarmi anche in questo genere).
Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Non ho un blog, non avrei tempo di seguirlo perché dedico tutto il tempo libero alla scrittura. Ho un profilo facebook e lì pubblico le notizie sulle novità che riguardano la mia passione per la scrittura, ho anche un profilo Twitter, ma non lo seguo molto e anche su istagram ci sono a singhiozzi. Se qualcuno volesse leggere Nemesi può trovarlo su Amazon in formato e-book, mentre Lacrime d’Ametista è stato pubblicato solo in formato cartaceo ed è disponibile otre che sugli store online, anche in libreria.
Trovate qui "Nemesi"
E qui "Il fato degli dei"

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
Non mi piacciono i film di guerra, tranne rarissime eccezioni, e ancora meno i film tragici che lasciano presagire fin dall’inizio finali tristi. C’è già la realtà di tutti i giorni che ci ricorda quanto è difficile vivere. Nella letteratura, invece, non sopporto quegli autori che arzigogolano i loro pensieri facendo di tutto per complicare la vita del lettore. Quando ho la sensazione di trovarmi davanti a un narratore che cerca di far sentire stupido chi legge e dimostrare la propria saccente superiorità, lo depenno dalla lista degli autori da leggere e mi avvalgo della facoltà di abbandonare il libro, anche dopo pochi capitoli.

E ora diamo inizio allo show.

domenica 12 giugno 2016

Pagine e Pop corn - intervista a Daniela Nardi

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a  Daniela Nardi, autrice napoletana da poco trasferitasi nel Lazio.

Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Mi piacciono entrambi, basta che siano di qualità.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Alcuni anni fa avrei voluto essere sette di nove (e chi non avrebbe voluto con quel fisico) della serie Star Trek Voyager. Oggi potrei essere Lynette di Disperate Housewives. Se fossi un film sarei Fiori d’Acciaio di Herbert Ross

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Influisce molto. Penso che l’immagine dello scrittore come una specie di eremita chiuso nel suo mondo interiore sia un preconcetto oltre che una stupidagine. L’autore vive immerso nella realtà e anche le immagini televisive e cinematografiche ne fanno parte, sono espressione dei tempi e dei sentimenti della società in cui vive. Impossibile ignorarli.  La mia raccolta Carne Umana prende spunto da fatti di cronaca e testimonianze apparse in televisione, così come per Mille giorni d’inverno sono stati utili i numerosi film e documentari sulla guerra per riuscire a interpretare le emozioni contrastanti di quel periodo.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Entrambe. In Mille giorni d’inverno racconto fatti reali ma con i toni della favola. Amo molto il “realismo magico”, stile adottato da Gabriel Garcia Marquez e William Faulkner che rendono unici i loro lavori. L’orrore e la desolazione di certe situazioni si può stemperare o esaltare attraverso l’utilizzo di meccanismi magici nel racconto.

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Narrativa main stream, italiana e straniera, anche se leggo volentieri romance, thriller, e fantascienza. Genere cinematografico? Mi piacciono molto i film corali, di grande respiro generazionale e di presa di coscienza tipo La terrazza e La Famiglia di Ettore Scola, ma anche Saturno contro di Ozpetek, Il grande freddo di Lawrence Kasdan e lo stesso Fiori d’acciaio citato prima.


Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
 Non amo i film tratti dai romanzi. Spesso sono deludenti, vengono sacrificate parti e passaggi significativi per esigenze cinematografiche. Insomma si fa scempio, spesso anche a svantaggio della stessa pellicola.  A meno che non siano scritti apposta per questo. Mi viene in mente Niccolò Ammaniti, Margaret Mazzantini, Fabio Volo, Mario Puzo. Il mio lavoro non è concepito per la trasposizione cinematografica, ma se potessi scegliere un regista direi che il più adatto sarebbe Giuseppe Tornatore.

Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
 Mille giorni d’Inverno è un romanzo storico e di formazione; narra di una famiglia che, dopo un devastante bombardamento, è costretta a sfollare in un paesino nella valle del Sarno. I protagonisti, figli adolescenti di Edoardo e Rosa Soriano, affrontano i disagi della loro condizione di profughi, incontrano persone del luogo con cui stringono legami profondi e subiscono le rappresaglie dei tedeschi durante i difficili giorni dell’armistizio. Queste esperienze influiranno sulla loro crescita emotiva, in una fase delicata della loro vita come quella del passaggio all’età adulta. C’è anche una storia d’amore, anzi ce ne sono ben due. Come vanno a finire? Lo scoprirete solo leggendo!
Vorrei infine sottolineare che il racconto non è frutto di fantasia, ma si basa su eventi e persone reali.

È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
 No perché mi piacciono i romanzi conclusivi.  Sono intellettualmente irrequieta e curiosa, mi piace cambiare, sperimentare, utilizzare tecniche narrative diverse. Per questo sono a mio agio nello scrivere racconti.

Altri progetti?
 Ho appena finito di editare un romanzo, molto meno “impegnato” rispetto al precedente. Il titolo è Solo Ieri e dovrebbe uscire a giugno in self. Ha in sé diversi elementi: l’amicizia, la storia d’amore, le ansie dell’adolescenza, tutto condito da leggerezza e ironia nei punti giusti. Per certi versi è anche uno storico, visto che è ambientato negli anni ’80. Un libro d’evasione adatto a tutti, da leggere durante le vacanze estive.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Ho una pagina autrice su Facebook  https://www.facebook.com/danielanardiautrice/ dove non ci sono solo i miei lavori, ma sostengo diversi “colleghi” esordienti postando promozioni, nuove uscite, booktrailer, recensioni, cercando anche di fare informazione sul mondo della piccola editoria. Poi ho un sito http://danielanardi.altervista.org/index.html?cb=1451256352534 qui oltre i miei libri, si possono trovare curiosità su luoghi, personaggi e avvenimenti che hanno ispirato Mille giorni d’inverno. Una specie di backstage.

Potete acquistare "Mille giorni d'inverno" qui.

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
Il fantasy è un genere che non mi prende. L’unico fantasy, e posso dire, l’unica saga che sono riuscita a seguire è Star Wars, perché legata anche alla fantascienza. Al cinema poi rifuggo come la peste l’horror splatter e i cinepanettoni.


E ora diamo inizio allo show.

domenica 5 giugno 2016

Pagine e Pop Corn - Intervista a Daniele Mosca

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Daniele Mosca: vive a Torino. E’ ingegnere per l’ambiente e il territorio. Blogger e cantautore, scrive racconti e testi poetici. L’Equazione è il suo primo romanzo, un thriller in cui storia, scienza ed esoterismo si fondono.


Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Una domanda che non è affatto scontata. Io credo che ogni storia abbia una forma di narrazione. Personalmente mi piacciono molto le serie, c’è più possibilità di creare storie nelle storie e intrecciare gli avvenimenti.
Le mie serie tv preferite sono attualmente Person of Interest e The BlackList.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Harold Finch – Person of interest. Mi rivedo molto in lui, per quanto non sia così bravo con il computer.
Per quanto riguarda il film, direi Rabbit in 8Mile.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Sicuramente influisce molto. Scrivere è il risultato di un lavoro di ricerca e studio dei meccanismi narrativi, quindi letteratura, ma anche narrazione cinematografica. Il cinema è una grande forma di ispirazione.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Credo che le due cose debbano mantenersi in equilibrio, altrimenti, semplicemente impazzirei. La razionalità serve a vivere, ma anche sognare e immaginare quello che vorremmo davvero e, nel nostro piccolo, provare a farlo diventare realtà.

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Prediligo il thriller, ma una parte di me non può fare a meno della narrativa più sentimentale, a esempio dei romanzi di Sara Rattaro e Lisa Genova. Dal punto di vista cinematografico mi piacciono i film d’azione, ma non fini a se stessi. Da un film mi aspetto che mi lasci qualcosa, come Beautiful Mind, per citarne uno.

Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Ron Howard alla regia. Matt Demon e Amy Acker come protagonisti principali.



Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
“L’equazione” è un thriller storico-scientifico, si fondono le leggende della Torino Magica con le teorie di controllo del clima per creare uno scenario da fiction ma con un forte impatto realistico e decisamente attuale. Il protagonista è Davide Porta, un ex-contrabbandiere di sigarette che si ritrova a essere la chiave di volta per fermare un’antica profezia.

È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
E’ in fase di studio un sequel, ma mi piace più pensarlo come un’altra puntata.

Altri progetti?
Sto lavorando a un romanzo di narrativa, oltre che a nuovo thriller, per il resto continuo a occuparmi del portale causaedeffetto.it che mi da molte soddisfazioni.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Può trovare tutte le informazioni, dai romanzi alla musica, sul sito danielemosca.com e per chi volesse acquistare "L'equazione" o scoprire i titoli del mio editore su lesflaneursedizioni.it

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
So che mi odieranno in tanti, ma non mi piacciono i fantasy.





domenica 29 maggio 2016

Pagine e Pop Corn - intervista a Elisa Rolfo

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Elisa Rolfo. Sono nata a Torino nel 1980. Nel 2004 mi sono laureata al DAMS della mia città. Mi sono dedicata al teatro e ho collaborato con diverse associazioni culturali all’organizzazione di eventi e festival.  In alcuni casi è stato proficuo, in altri ho dovuto fare i conti con avvoltoi; neanche il mondo dell’arte si salva da questi. Da otto anni gestisco una cartolibreria e tento per quel che posso di portare un po’ di cultura nel lavoro quotidiano. Da poco ho dato vita a un progetto dedicato a tutti gli scrittori che cercano di far sentire la loro voce nonostante l’egemonia delle grandi case editrici.



Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Decisamente film, ne guardo molti. Nessuna serie tv, un po’ perché mi annoiano, un po’ perché non riesco a starci dietro, poi trovo la qualità artistica e attoriale più scadente rispetto al cinema, ma forse è una mia convinzione.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Sulla serie tv non so rispondere per i motivi sopra citati. Film, direi L’attimo fuggente, rispecchia in pieno il mio pensiero, e fa comprendere quanto sia bello avere ideali e sognare, peccato che poi arriva la realtà a presentare il conto. Quanto più hai sognato, tanto più è salato. Ma i pazzi imperterriti continuano.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Molto poco, quasi nulla. L’ispirazione per ciò che scrivo la prendo dalle situazioni che vivo e dalle persone che incontro.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
La rossa di sicuro, detesto la realtà.

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Un po’ tutti, l’unico che proprio non reggo è l’horror. E continuo a essere convinta di non amare la fantascienza, ma poi guardo diversi film e mi piacciono tutti.

Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Un regista temerario, Ozpetek o Virzì, anche se si occupano di generi totalmente diversi. Un cast di sconosciuti, mi piacerebbe sceglierli uno per uno, ho i volti dei miei personaggi in mente.

Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
Tutto è iniziato dal capitolo finale di Se non ora quando? Di Primo Levi, il romanzo che porto nel cuore, quando i protagonisti rifiutano il titolo di “displaced person” e vogliono essere riconosciuti come gruppo combattente. Alla fine del secondo conflitto mondiale, i displaced erano coloro che non si sapeva come definire, perché avevano perso tutto, identità compresa. Ho pensato a un displaced contemporaneo, uno che non trova il suo posto nel mondo e vorrebbe omologarsi, ma non può, perché non è abbastanza fico. Poi, quando diventa fico, comincia a rifiutare di omologarsi. Mi ha ispirata il mondo del web, delle pagine di facebook. Ho pensato alla gente che si stordisce dietro a idoli posticci per evadere da una realtà troppo pesante, per non dover trovare la forza di ribellarsi.
Alex è uno sfigato, uno che, in una società organizzata in categorie, non si inserisce in nessun gruppo con a capo un idolo. E’ un displaced. Tra monotonia e solitudine, sogna di far parte della comunità di Norman Zarco, famoso giornalista morto in circostanze misteriose molti anni prima. L’incontro fortuito con il professor Xavier Randall, leader degli Zarconiani, gli offrirà l’occasione di cambiare vita. Ma un nuovo idolo sta nascendo: il violinista Alan Fox che con il suo comportamento ribelle e il rifiuto di una società divisa in schemi infastidisce le autorità e il Governo. Combattuto tra il fascino della musica del violinista e la fedeltà a Norman Zarco, Alex si ritroverà diviso tra due mondi solo apparentemente lontani. Il sistema, con le sue regole, verrà violentemente messo in discussione e le situazioni che vivrà lo porteranno a dubitare delle proprie convinzioni. Finché anche la credibilità di Norman, figura fino a quel momento intoccabile, vacillerà a causa di una verità scomoda. Alex e il suo gruppo si troveranno senza più riferimenti e, per evitare che il loro mondo venga spazzato via, troveranno l’unica soluzione possibile. Sarebbe così strano se succedesse davvero?

È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
Non escludo nulla, ma al momento no. Per questo romanzo ho dovuto inventare tutto e ora mi piacerebbe scrivere qualcosa con un’ambientazione reale, parlare di luoghi che conosco.

Altri progetti?
Troppi, in gran parte nella testa. Purtroppo bisogna fare i conti col tempo che il lavoro porta via. Comunque, il mio sogno è scrivere su internet. Tra lo Strega e un sito con migliaia di visitatori al giorno, sceglierei senz’altro il secondo.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Segnalo il mio blog www.ilpugnodirenzo.wordpress.com

Potete acquistare Displaced qui...

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
A me La corazzata Potemkin è piaciuto. Non mi piacciono Dante Alighieri e Federico Fellini. Si tratta esclusivamente di gusto personale, oggettivamente riconosco che sono due grandissimi.


E ora diamo inizio allo show.

lunedì 23 maggio 2016

Pagine e Pop Corn - intervista a Anna Cambi

Diamo il benvenuto nel nostro foyer a Anna Cambi, che vive e lavora in Toscana come receptionist di Hotel.Ha frequentato i corsi della Scuola di Scrittura Omero a Roma, collabora con la rivista online Mag O, sulla quale ha pubblicato due racconti brevi e vari articoli. Ama il cinema, le serie tv, i cani, il trash televisivo, i tatuaggi, il prosecco
e la letteratura contemporanea, soprattutto quella di genere. Rosso fuoco è il suo primo romanzo.

Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Li adoro entrambi. Sono laureata in Storia del cinema e sono cresciuta divorando vagonate di film di tutti i generi, da Mary Poppins a Shining, ma devo ammettere che negli ultimi anni mi sono appassionata sempre di più alle serie tv. Trovo confortante sapere che i tuoi personaggi preferiti sono lì che ti aspettano, che potrai passare in loro compagnia ancora tante ore.

Se fossi il protagonista di una serie tv? E se fossi un film?
Tra le decine di personaggi che amo, il mio preferito credo sia il Dottor Cox di Scrubs. Mi piacerebbe anche essere una casalinga disperata di Wisteria Lane, o uno dei chirurghi di Grey’s Anatomy.
Come film scelgo invece Young Adult di Jason Reitman per il personaggio di Mavis, una scrittrice di libri per adolescenti perennemente insoddisfatta, vittima di un’esistenza in cui le scelte, gli scopi (e gli uomini) sono sempre quelli sbagliati.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Tantissimo. Più volte mi è stato detto che la mia scrittura è “cinematografica”, molto attenta all’aspetto visivo delle descrizioni, facilmente immaginabile ricreata in un film, e non credo sia un caso.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si conoscesse Matrix: “Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio.”) Fantasia o realtà?
Pillola Blu. Fantasia. Non mi piace la realtà, amo l’illusione e l’autoillusione, mi piace vivere dentro la mia testa.


Genere preferito, letterario e cinematografico?
Thriller. Horror. Giallo. Drammatico.
Mi piacciono i personaggi disturbati, inquieti, alle prese con un mistero, un segreto da scoprire, una verità inaspettata che ti spiazza sul finale.


Quale regista vorresti scegliesse il tuo libro per farne un film e con quale cast per interpretare i tuoi personaggi?
Qui non ho il minimo dubbio: David Lynch (e naturalmente musiche di Angelo Badalamenti).
Come interpreti, Kristen Stewart nel ruolo della protagonista e voce narrante Moira, Blake Lively (con i capelli rossi per l’occasione) nel ruolo di Fiamma e Josh Holloway nel ruolo dell’affascinante padre di Fiamma.

Raccontaci un po’ del tuo romanzo…
Rosso fuoco è la storia del legame tra due ragazze adolescenti: Moira e Fiamma. Moira, insicura e introversa, passa la maggior parte delle sue giornate nel bosco a leggere, bere e fumare per sfuggire a una quotidianità opprimente, soffocata dall’alcolismo della madre.
Le cose cambiano quando, proprio nel bosco, incontra Fiamma, una coetanea bellissima e misteriosa, che non si separa mai dal suo accendino e la coinvolge in strani giochi col fuoco. Il rapporto tra le due si fa sempre più stretto, morboso. Moira si sente attratta da Fiamma come una falena dalla luce e non riesce a fare a meno di cercarla, desiderarla fino ad accettare di stare al suo gioco anche nelle situazioni più assurde ed estreme. Mentre una misteriosa bambina comincia a popolare i suoi sogni e una vocina infantile a parlarle dentro la testa, la ragazza, invitata a casa dell’amica, ne conosce l’affascinante padre e si ritrova coinvolta in festini a base di alcool, droga e perversi giochi erotici, l’ultimo dei quali le svelerà una tragica e incredibile verità.


È previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
Non credo proprio.

Altri progetti?
Sono alle prese con il nuovo romanzo, ma la storia è ancora in divenire. Posso dirti che ci saranno una strega e una capra.

Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?
Su Facebook:
E su Mag O, la rivista con cui collaboro:

La tua “Corazzata Potemkin”, sia letteraria che cinematografica? Ovvero, cosa non ti piace proprio?
Non mi piace molto questo accostamento, visto che “La corazzata Potemkin” è un film meraviglioso…  Non mi piace proprio il fantasy, sia da leggere che al cinema.

Trovate Rosso Fuoco qui.


E ora diamo inizio allo show.