sabato 28 marzo 2009

Musica dura - Michael Connelly


Musica duraHo l'insana abitudine di leggere due libri per volta. La cosa buffa che mi è capitata questa volta è la citazione di uno dei due libri nell'altro. Una frase di questo libro di Michael Connelly è citata da Stephen King (lo so, lo so, ho la fissa di King... No, in realtà sempre meno) nel suo La storia di Lisey. Come io abbia scelto proprio questi due libri contemporaneamente non lo so. La vita...
Il detective Harry Bosch è impegnato in un caso che ha tutta l'aria di essere un delitto di mafia. Il cadavere di un produttore di filmacci di pessima qualità viene ritrovato nel bagagliaio della sua stessa Rolls. Le indagini si svolgono tra Los Angeles e Las Vegas, città apparentemente sfavillanti e decisamente pericolose, covo di ogni tipo di mafia possibile. Anche se mette sempre a repentaglio la sua carriera, il detective Bosch segue tutte le piste fino all'imprevedibile finale, mantenendo intatta la sua moralità. Prende ogni decisione sfidando le regole e seguendo istinto e cuore. E vincendo comunque su tutti.
Il libro è del 1997, pubblicato da Piemme in Italia 10 anni dopo. Della serie che riguarda Harry Bosch ci sono altri titoli. La lettura è scorrevole, le indagini approfondite e ogni passaggio risulta chiaro, cosa che non accade in ogni thriller. Come al solito è possibile che non sia un libro da inserire nei top della letteratura. Ma ormai sapete che io non sono quel tipo di lettrice...
Lo consiglio? Boh? Io l'ho letto, fate voi. 

giovedì 5 marzo 2009

Storia di V - Catherine Blackledge

Stavolta "recensisco" un libro prima ancora di leggerlo! Anzi, prima ancora di comperarlo! Ma l'ho scoperto in rete, per la precisione qui, e mi ha incuriosita.
E, visto che ci avviciniamo all'8 marzo, mi sembra splendidamente in tema!!!
E' la "Storia di V" dove "V" non è una persona, ma la vagina. Il sottotitolo del testo, ormai anche in edizione economica dal Saggiatore, è infatti "Biografia del sesso femminile" ed è la tesi di laurea dell'autrice, Catherine Blackledge, giornalista scientifica inglese con un dottorato in chimica.
Queste le note al testo che si trovano sul sito dell'editore (in realtà devo dire che mi ha attirata molto di più la recensione citata all'inizio di questo post!):
"Culla della nascita e del piacere, archetipo della fecondità e luogo misterioso della sessualità, la vagina è rimasta a lungo l’organo del corpo umano meno studiato e conosciuto. Sul sesso femminile, nei millenni, si sono infatti accumulati pregiudizi, luoghi comuni e teorie fantascientifiche.
Catherine Blackledge, stanca dei tabù e dell’ignoranza diffusa, a quarant’anni dalla liberazione sessuale decide che è giunta l’ora di fare chiarezza. Ecco come nasce Storia di V, una biografia della vagina, che spazia dall’arte preistorica alla storia antica, dalle statuette neolitiche della fertilità ai rituali apotropaici, fino alle rappresentazioni di oggi. Un viaggio che passa per la mitologia classica e la linguistica senza tralasciare teorie evolutive, biologia e medicina".

martedì 10 febbraio 2009

La giusta distanza

lagiustadistanzaMi è tornato in mente oggi, mentre sul lettore mp3 ascoltavo "Erevan" dei Radiodervish. Un film intenso, drammatico e dolce. Un film italiano, stranamente visti i miei gusti. Un film del 2007 di Carlo Mazzacurati.
In un paesino alle foci del Po, tra nebbia e alberi, vive Giovanni, aspirante giornalista diciottenne. Mentre lui è alle prese col suo primo incarico per una testata nazionale, il paesino è ravvivato dall'arrivo di Mara, giovane e bella maestrina. Tutti gli uomini del paese ne sono affascinati, compreso Hassan, tunisino integrato che gestisce il garage locale. Dopo un corteggiamento al limite dello stalking, Hassan riesce a uscire con Mara. Tutto va bene per un po', poi un litigio e il cadavere di Mara viene ritrovato in casa sua. Hassan viene subito incolpato dell'omicidio. Tutto il paese che lo aveva accettato ora lo condanna, compreso Giovanni, preso dal suo lavoro di riportare i fatti. Sarà dopo un risvolto ancor più drammatico che Giovanni recupererà la giusta distanza del titolo. Con una serie di piccole indagini, nemmeno particolarmente cervellotiche, riuscirà a trovare il vero colpevole.
Un bel film, dicevo. Contro i pregiudizi, contro il facile vedere nel diverso un nemico, il prendere per vera qualsiasi cosa ci venga anche solo accennata. I protagonisti sono quasi del tutto sconosciuti: Valentina Lodovini è la bella Mara, Ahmed Hafiene è ovviamente Hassan, Giovanni Capovilla è il giornalista Giovanni. Ci sono partecipazioni più note, tra cui Fabrizio Bentivoglio, Giuseppe Battiston e Natalino Balasso. Tutti bravi, mai eccessivi. Un velo di malinconia che ti resta addosso quando pensi alla verità dei comportamenti di tutti noi, incapaci di vedere la verità dalla giusta distanza...

lunedì 9 febbraio 2009

La memoria del fiume - Greg Iles

e
Memoria del fiumeConosco Greg Iles per aver visto un film, "24 ore". Non un granché, ma vedibile. Poi, diciamolo, io amo i thriller. Quindi prima o poi mi ci sarei imbattuta in questo libro...
Cat Ferry, una giovane e disturbata odontoiatra forense, viene interpellata in un caso di omicidi seriali a sfondo sessuale. A complicare le sue indagini arrivano gli attacchi di panico e degli strani incubi. Tutto ciò pare legarla agli omicidi, a collegare il suo passato e quello della sua famiglia con tutto ciò che le capita intorno. In più, Cat si ritrova incinta del suo compagno sposato e indeciso, cosa che cambia enormemente le sue prospettive. Decide di far luce sul suo passato, sull'omicidio di suo padre e su se stessa, i tentativi di suicidio e l'alcoolismo.
Non è facile trattare certi argomenti: attacchi di panico, manie suicide, alcoolismo e sessualità disturbata senza scadere nella macchietta. Per di più è un uomo a scrivere la storia di una donna. Con sensibilità, con una chiarezza dolorosa. Un libro che si fa leggere senza disturbare, senza sembrare eccessivo (vedi Hannibal, di Thomas Harris, un libro inutile) e coinvolgendo il lettore avviluppandolo nella corrente del Mississippi, portandolo là dove non vorrebbe andare, sporcandolo col suo fango. Scorrevole, ma non banale. Interessante e ben scritto.

domenica 1 febbraio 2009

Tutto è fatidico


Tutto è fatidicoCredo che lo Stephen King migliore si legga nei racconti. Le sue raccolte sono spesso meglio di alcuni dei romanzi. Anche se la mia raccolta preferita resta "A volte ritornano", soprattutto per il meraviglioso racconto del Babau, devo dire che questa raccolta del 2002 e i suoi 14 racconti nemmeno cortissimi mi ha conquistata.
"Autopsia 4" è il racconto del nostro incubo peggiore: assistere alla propria autopsia da vivi. E già qui si dice molto. Come sempre io adoro le traduzioni di Tullio Dobner, che riescono a rendere perfettamente l'idea dell'originale.
"Le piccole sorelle di Eluria" è il racconto per gli appassionati della serie della Torre Nera, con protagonista un Roland ospite del Pieno-Mondo, prima che l'inseguimento descritto nel primo libro abbia inizio. Una storia che fa venire i brividi.
"Pranzo al Gotham Café" è forse quello che mi è rimasto più impresso, con il suo maitre impazzito. Divertente e allucinante allo stesso tempo.
Si parla di alberghi infestati, di animali regalati, di déjà vu, di autostop pericoloso, di gioco d'azzardo, di pomeriggi a pescare, messaggi dal nulla e strani inquisitori. E di altro.
Ecco, per me leggere un racconto al giorno è stato come farmi accompagnare ogni volta in un luogo diverso, faccia a faccia con una follia diversa, con una piccola paura vinta ogni volta, con un sorriso complice nel chiudere il libro alla fine. Non lo consiglio, perché tanto non lo leggerete. Ma ne volevo parlare, perché per me Stephen King è uno che la sa lunga e che dietro a racconti di genere parla di me, delle persone che ho intorno e del confine così labile che c'è tra il vivere normalmente e il diventare una furia incontenibile, distruttrice, assetata. Di come sia facile, dopotutto, perdere il controllo e diventare dei mostri.

martedì 27 gennaio 2009

Madagascar 2

http://www.wallpaperez.net/wallpaper/movie/Madagascar-2-The-Crate-Escape-1615.jpg

MyMovies:
Ritroviamo Alex il leone, Marty la zebra, Gloria l'ippopotamo e Melman la giraffa alla deriva nelle remote spiagge del Madagascar, pronti ad imbarcarsi sull'aereo riparato dalla squadra di terribili pinguini per tornare a Central Park. Un atterraggio di fortuna, però, ben prima di arrivare nei cieli americani, li catapulta nel bel mezzo di una pianura africana, ai piedi del Kilimangiaro. Tutto appare come la realizzazione di un sogno: Alex ritrova la famiglia, Marty il branco che ha sempre desiderato, Gloria le attenzioni del prestante Moto Moto e Melman l'opportunità di mostrare un po' di eroismo. L'Africa è dunque meglio di New York City? Di certo non è meno avventurosa.
Nuovamente pesci fuor d'acqua, per opera dei registi Eric Darnell e Tom McGrath, cui si aggiunge in sede di scrittura Etan Cohen (Tropic Thunder), i quattro dello zoo di Manhattan si ritrovano a fare i conti con un secondo e ben più pregnante rovello identitario: scoprire di non essere soli al mondo ma, al contrario, parte di una comunità di esseri identici o di una famiglia con un carico impegnativo di aspettative può esser causa di una crisi che non si risolve semplicemente con un balletto sul cubo.
Mentre la vicenda di Alex, del padre Zuba e dell'usurpatore Makunga scorre sul binario principale, talvolta passando per i solchi tracciati dal Re Leone, gli sceneggiatori possono sbizzarrirsi con quanto di meglio hanno per le mani: la giraffa ipocondriaca, i pinguini meschini e militarizzati (uno schianto) e re Julien, uno dei personaggi più assurdi e divertenti che la Dreamworks abbia mai animato (interpretato non a caso, nella versione originale, da Sacha Baron Cohen). A margine di una linea primaria in cui la vena emotiva si fa decisamente più pulsante rispetto al primo capitolo, le linee narrative secondarie scherzano intelligentemente con l'ambientazione -con i turisti dei safari, la medicina naturale, l'immaginario legato ai sacrifici propiziatori- e meno con i modelli cinematografici.
Mentre gli animali vanno alla ricerca delle loro radici e i paesaggi vanno oltre la bellezza del tratto e scivolano nella poesia, la musica black fa da fil rouge, tanto che si potrebbe dire –per rubare una battuta ad Alex the king- che il primo Madagascar era un film bianco con le strisce nere mentre questo secondo è… un film nero con le strisce bianche.

Arscià:
Premetto: io Madagascar non l'avevo visto, quindi mi mancava qualche riferimento, ma all'inizio c'è una carrellata delle parti salienti del primo film che mi ha aiutata. Se cercate un film leggero, divertente, e assolutamente ben fatto, andate a vederlo; la storia del leone Alex che ritrova il padre fa da "sfondo" ad un insieme di personaggi fantasticamente atipici e buffissimi: su tutti ho adorato i pinguini, geniali (ci vorrebbero loro per Alitalia), e la nonnina niuiorchese, dall'apparenza inerme ma bastarda dentro, che ad un certo punto diventa un po' Kurtz di Apocalypse Now (mamma mia, pure la citazione cinefila!). Titoli di coda bellissimi.

domenica 25 gennaio 2009

The Prestige


Cast
Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Caine, Scarlett Johansson, David Bowie, Andy Serkis, Piper Perabo, Jamie Harris
Regia
Christopher Nolan
Sceneggiatura
Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Durata
02:15:00

Londra, fine dell'800. Robert Angier (H. Jackman) e Alfred Borden (C. Bale) sono due prestigiatori/illusionisti di successo, specialmente il primo, affascinante show-man. Da amici com'erano, sono diventati più che rivali: si odiano. Nella loro acerrima competizione sono coinvolti il comune maestro di un tempo (M. Caine), una giovane apprendista (S. Johansson) e l'inventore (D. Bowie) di un marchingegno di teletrasporto. Come si dice nel film, ogni trucco è diviso in tre tempi: la presentazione, il colpo di scena e il prestigio, qualcosa che non si era mai visto prima. Sembra un film da (sullo) spettacolo, un esercizio elegante e sorprendente sull'illusione contrapposta alla realtà. Tratto da un romanzo di Christopher Priest. Grazie alla calibrata sceneggiatura – scritta con il fratello Jonathan – l'inglese C. Nolan va al di là e in profondo su temi gravi: ambizione, inganno, vendetta, ossessione, gelosia, insomma il legno storto dell'umanità. Alla resa dell'ambiente e dell'atmosfera dà molto la fotografia di Wally Pfister. Attori magnetici.

IL MORANDINI


A parte il fatto che in questo film c'è un Christian Bale superbo che già da solo vale la visione... è un film originale, coinvolgente, con un'ottima fotografia e con attori davvero bravi. Il personaggio interpretato da David Bowie è realmente esistito, è Nikola Tesla, ingegnere serbo vissuto all'epoca di Edison e a lui fortemente contrapposto nei suoi studi sull'elettricità.

Il film è talmente enigmatico da offrire molti spunti sull'inganno e sull'illusione. Magari dopo averlo visto, date un'occhiata a questa recensione-critica-spiegozzo:

«The Prestige»

Note sparse per una decifrazione del film di Christopher Nolan


Permettetemi infine una serie di citazioni (da qui):
"Per la critica l'ultimo film di Christopher Nolan è un vero capolavoro." Fantasymagazine
"Il film di Christopher Nolan è incentrato sugli uomini alle prese con le loro ossessioni, personaggi che disperatamente sono alla ricerca di quell'unica cosa che può rendere più sopportabile le loro vite". Kirk Honeycutt— Hollywood Reporter
"The Prestige stordisce visivamente, è uno sbalorditivo gioco di prestigio che farà pensare lo spettatore anche quando si accenderanno le luci. Elegantemente diretto da Christopher Nolan e scritto da Nolan e suo fratello Jonathan, The Prestige è uno dei più innovativi, intriganti film degli ultimi dieci anni." Claudia Puig — USA TODAY
"Ci mostra qualcosa che non abbiamo mai visto. Nasconde bene i suoi segreti e ci abbaglia con la sua esperienza. The Prestige è una boccata d'aria fresca e stimolante che soffia nei multisala che ci annoiano con remake e sequel non necessari. Intesse una storia originale, tanto che, per la prima volta quest'anno, non sono riuscito a trovare un indizio su quello che sarebbe potuto accadere. Inevitabilmente c'è una sorta di disappunto quando il mistero viene svelato, ma è un prezzo marginale per il tempo speso su queste eccitanti montagne russe."  www.worstpreviews.com
"The Prestige è seducente come i suoi giochi di magia, ci lascia con la voglia di averne di più." www.canmag.com
"Un grande film che si sorregge grazie anche alle azzeccate performance degli attori principali e del resto del cast." Andrea D'Addio filmup.leonardo.it
"Jackman, intenso, e Bale, che sa come portare la passione sull'orlo della patologia, sono magnetici. David Bowie ha creato con Tesla un gentleman di fine secolo, un genio stravagante. The Prestige non è arte, ma ha raccolto molti consensi. Come sono riusciti a farlo? " Owen Gleiberman — Entertainment Weekly

Autore del post: Romins