giovedì 6 settembre 2012

Il cavaliere oscuro - Il ritorno

Ultimo film della trilogia su Batman diretta da Christopher Nolan, che conclude una saga particolare iniziata con Batman Begins e proseguita con quel Cavaliere oscuro che fece scoprire Heath Ledger al mondo, dei due film precedenti condivide le atmosfere, i colori sobri, la recitazione tutto sommato misurata, l'umanizzazione dei personaggi, i costumi più contenuti, tutte caratteristiche che hanno reso queste pellicole molto meno "fumettistiche", specie se paragonate ad altri episodi dedicati a Batman.

Se devo essere sincera, mi sono ritrovata a vederlo più per la compagnia che non per il film in sè... non essendo particolarmente fan del pipistrellone e non avendo forse visto per intero i due film precedenti (o almeno questo è il dubbio che mi è sorto quando non mi tornavano i "rimandi"), da sola non sarei probabilmente mai andata a vederlo. Sono quindi partita senza alcuna aspettativa o pregiudizio e devo dire che sono rimasta conquistata dal film.

Un paio di critiche che mi erano finite sotto gli occhi mentre cercavo sale e orari di programmazione erano, per l'appunto, piuttosto critiche ed accusavano Nolan di aver costruito un prodotto lento, cupo e pesante, a tratti slegato e che si salva solo grazie agli effetti speciali. Al contrario, l'ho trovato sì cupo (d'altra parte affronta la parabola della lenta discesa dell'eroe all'inferno, della sua presa di coscienza e del suo riscatto, buttarla in burla sarebbe stato come minimo fuori luogo!), ma in modo funzionale e mai fastidioso.

Sarebbe inutile e poco gentile condividere la trama (che volendo si può trovare su Wikipedia, comprensiva di finale), ma posso dire che il film vale davvero la pena di un salto al cinema, anche per chi come me non ha passato l'adolescenza sui fumetti. E non solo per gli effetti speciali che non sono, in fondo, la parte centrale dello spettacolo, nonostante il parere di alcuni critici.

Strepitosi, poi, il paterno Alfred-Michael Caine e la splendida Anne Hataway-Selina Kyle (il rimando a Catwoman resta evidente, ma non viene mai chiamata così), le cui battute al vetriolo da sole potrebbero valere la visione!

martedì 4 settembre 2012

In time

Film del 2011, passato inosservato ai più forse a causa del genere. La trama, la presenza di Justin Timberlake come protagonista e l'assenza di nomi altisonanti certo non hanno aiutato questo film del neozelandese Andrew Niccol, specialista in fantascienza. Suoi sono infatti Gattaca e S1m0ne, mentre ha al suo attivo come scrittore anche The Truman Show, The Terminal e Lord of War. Sebbene, appunto, la trama non sia particolarmente accattivante offre comunque ottimi spunti di riflessione portandoci in una godibile storia di fantascienza distopica, facendoci correre con i protagonisti per le quasi due ore di durata del film.

In un futuro solo idealmente lontano da qui le persone sono geneticamente programmate per crescere e invecchiare fino ai 25 anni, dopo i quali hanno un solo anno di "bonus" esaurito il quale muoiono. Questo se non guadagnano letteralmente il tempo lavorando e se non lo spendono tutto per pagare affitto, autobus, cibo e tutto quel che serve per sopravvivere. Il tempo, quindi, diventa l'unica moneta di scambio contando sul fatto che chi lo esaurirà morirà istantaneamente. Will Salas (Timberlake) ha 25 anni da tre anni e con il lavoro aiuta la madre a sopravvivere, sempre sul filo del rasoio, sempre - per dirla con una battuta -  con i minuti contati. Una sera, in un locale, salva la vita a un uomo. Un forestiero. Uno che sembra cercare guai. Una volta in salvo, l'uomo gli apre gli occhi sulla realtà del loro mondo. Poi sparisce dopo avergli donato tutto il tempo di cui dispone, più di cento anni di vita. l'uomo si uicida sotto gli occhi di Will, che però viene filmato da una telecamera. A corto di tempo, la madre di Will soccombe per strada senza che lui possa aiutarla. Per il dolore, lui decide di spostarsi nella zona ricca della città per derubare del tempo quanti più ricchi incontrerà per la sua strada, senza sapere che i guardiani del tempo (guidati da Cillian Murphy) lo stanno cercando per l'omicidio del suo benefattore. Lungo la strada incontrerà un vero e proprio miliardario e la sua figlia adorata. All'arrivo della polizia scatterà una vera e propria corsa contro il tempo. E contro il sistema.

Le riflessioni su questo film riguardano il tempo, il modo in cui lo viviamo, in cui lo sprechiamo. In cui non lo viviamo, per lo più. E la finta gioventù in cui ci rintaniamo, la confusione che crea, il vuoto. E l'etica, e la ribellione, e - parola complicata per me - la speranza. L'interpretazione di Timberlake non dà grandi slanci, ma è adeguata, buono il resto del cast anche nella totale improbabilità della situazione. Da vedere, forse, con un occhio più "sociale" che prettamente spettacolare.

giovedì 23 agosto 2012

La Meccanica Del Cuore - Mathias Malzieu

Graditissimo regalo, questo libro l'ho letto in poco meno di 5 giorni. Oggetto di discussione e di ispirazione per chi me lo ha regalato, ha voluto condividere con me il piacere di questa leggera lettura.

Edito da Fentrinelli - Sezione Narratori
La meccanica del cuore
 
Siamo nel 1874 nella notte più fredda del mondo nasce Jack che per il grande freddo ha il cuore che non funziona e così una strega/levatrice risolve il problema applicando un orologio meccanico a cucù al posto del cuore per farlo sopravvivere. Ci troviamo in Francia nella città dell'amore ed è così che Jack nonostante non debba amare per non rompere l'orologio che lo tiene in vita, si innamora perdutamente di una ballerina andalusa. Straziato dal pensiero di lei parte per un viaggio alquanto psichedelico per ritrovarla ed amarla nonostante le raccomandazioni della levatrice/strega divenuta sua madre adottiva fossero tutte contrarie: "Uno, non toccare le lancette. Due, domina la rabbia. Tre, non innamorarti, mai e poi mai." Così dalla casa natia attraverso il viaggio e la permanenza in Spagna la narrazione si riempie di personaggi più o meno realistici che accompagnano e ruotano intorno ai due protagonisti della storia. Verso la fine del libro non poteva mancare un piccolo colpo di scena con cui dare un po' di tono realistico e grottesco a tutta la vicenda.
Libro leggero e gustoso da leggere di una storia d'amore giovanile e tribolata ma con momenti topici e intensi che trattengono il lettore anche se sparsi qua è la ci sono degli anacronismi riportati dall'autore Mathias Malzieu (leader di un gruppo rock francese); in alcune recensioni viene affiancato un po' alle atmosfere di Tim Burton, ma per la verità tolti un paio di dettagli, questo libro in effetti ha un suo perché per la mistura del favolistico con sentimentalismo giovanile (che forse trova ancora in se stesso l'autore) con l'ambientazione e scenicità grottesca che non scompare mai.
Per me è stata una gradevole lettura ottenendo un momento di relax, non troppo impegnativa potendo contare sul giusto gusto della lettura che portano con se queste 160 pagine scarse.

giovedì 16 agosto 2012

Linee di sangue - Tanya Huff

Leggere la Huff, per me, è un po' come tornare a casa. Non tanto per temi o personaggi, quanto per il modo sbrigativo e deciso con cui scrive. Familiare, per me, più ancora di mostri e vampiri di ogni tipo. Questo, in Italia dal 2008 per Delos, è il terzo volume della serie del sangue (the blood books) cha ha dato spunto a una breve ma godibilissima serie tv: Blood Ties.

In questo romanzo Vicky Nelson, investigatrice con problemi di vista e con amici davvero speciali, si trova ad affrontare una misteriosa serie di delitti che partono dal Museo Egizio di Toronto. Anche se nessuno a parte Mike Cellucci pensa che il colpevole sia una mummia di cui nessuno ricorda la presenza. Oltre a questo, Vicky si trova ad affrontare un momento di difficoltà di Henry Fitzroy, il suo affascinante amico vampiro - o più che amico - che ha cominciato a sognare il sole e teme che questo sia il preludio a un istinto suicida che potrebbe colpirlo. Divisa tra l'indagine e la protezione del sonno di Henry, Vicky si troverà anche coinvolta suo malgrado nei piani della mummia. Quest'ultima ormai umana si rivela come sacerdote di un antico dio egizio che lo ha reso immortale al fine di procurargli sempre più adepti. In un crescendo di azione e momenti di disperata ilarità, il terzetto improbabile affronterà la mummia e il suo dio contro tuto e contro tutti.

Sono puro intrattenimento, i libri della Huff. Niente di eccezionale eppure intelligenti e divertenti. Peccato che la serie tv si sia esaurita così in fretta, perché i protagonisti erano molto ben resi dagli attori scelti a interpretarli e restano impressi tanto da vederli agire anche solo tra le righe del libro. 

mercoledì 15 agosto 2012

La stanza degli spiriti - Shilpa Agarwal

Una storia di fantasmi, di ragazzi e di una famiglia straziata dal dolore. L'autrice, pur essendo nata a Bombay, ha studiato e vive negli Stati Uniti e con questo romanzo ha vinto un premio dedicato agli autori dell'Asia del sud. Un romanzo del 2005, pubblicato in Italia da Piemme nel 2010.

Nella Bombay del 1947, in attesa del monsone che sta per scatenarsi, la tredicenne Pinky ha la sua prima grande delusione d'amore. Una notte, infatti, scopre suo cugino che sgattaiola nel giardino dei vicini e spia la giovane Lovely. Presa da un senso di rabbia e impotenza, decide di trasgredire a una delle poche regole ferree della casa in cui vive con la nonna Maji, con lo zio e la sua famiglia: apre la porta del bagno durante la notte, sebbene siano almeno tredici anni che quella porta resta chiusa ogni notte per una strana superstizione. In questo modo, Pinky dà il via a una serie di eventi che cambieranno la vita all'intera famiglia. Non solo scatena un fantasma che era imprigionato proprio nel bagno, ma mette a nudo tutte le debolezze della famiglia con cui divide la vita. Mentre tutto scivola acquoso verso la tragedia, Pinky rivivrà la tragedia della sua famiglia: la morte della cuginetta neonata avvenuta per l'appunto tredici anni prima. Non solo, cercando di svelare il segreto che lega il fantasma alla casa, riuscirà a portare alla luce la verità triste e sconvolgente che tutti avevano rimosso o nascosto.

Romanzo interessante, non sconvolgente in quanto a presa sul lettore. Le scene soprannaturali sono ingenue, anche se ben scritte. Il lato "giallo" è caotico, si mette un po' troppa carne al fuoco, fuorviando il lettore per poi attingere a una spiegazione tutto sommato facile, ma strettamente legata alla cultura indiana.

martedì 17 luglio 2012

Sun Tzu - L'Arte Della Guerra

Un libro ed un culto di cui spesso si sente parlare ma che non credo molti leggano. E' uno strano libro, seppur il tema sembra essere quello di tattiche di guerra in realtà non è solo questo; incentrato e strutturato sui temi bellici, come ogni libro che si rispetti oltre alle parole nelle righe che hanno il loro significato, si possono trovare tra le righe preziosi suggerimenti di come affrontare molte situazioni nella vita di tutti i giorni, senza lotte e senza violenze.
Devo essere sincero io personalmente l'ho letto già due volte e l'ultima forse troppo tempo fa. Magari leggerò una terza volta questo libro (copertina qui a fianco)  che, se la memoria non mi tradisce, è strutturata in 3 parti tali:

La prima diciamo la trascrizione del trattato vero e proprio nei suoi capitoli con gli insegnamenti relativi agli aventi bellici individuando per i vari capitoli quello che i diversi autori (così almeno viene detto) scelsero per dare una guida negli eventi di guerra. La posizione geografia, i diversi ruoli delle persone, le tattiche, le necessità e le astuzie e così via.

La seconda parte una specie di commentario pari passo di tutte le sezioni trattate nella prima dando non solo la chiave di lettura ma una specie di riflessione sui contenuti stessi.

La terza ed ultima che seppure non sia la più sviluppata, a parer mio è la più significativa, in quanto mettendo insieme la prima e  la seconda parte ne va a sviscerare l'aspetto filosofico e sociale, denotandone un aspetto che almeno per me sino a quel momento era ignoto, ovvero che come molti altri scritti orientali non è solo quello che si legge che è da tenere in considerazione ma anche i risvolti e le molteplici implicazioni.

Come risultato oltre ad una lettura che può essere affrontata con diversi metodi, in successione nelle pagine, piuttosto che a canguro per leggere diciamo in consecutio capitolo originale, commentario e disamina, o per singoli temi di maggior interesse, se gustata al punto giusto permette di leggere con tempi e modi antichi, a volte troppo asciutti come a volte appassionati a seconda del tema; ad esempio mi ricordo che ogni tema che trattava delle nazione e del sovrano i toni erano caldi appassionati e sentiti segno di notevole partecipazione, mentre leggendo di tattiche il linguaggio diveniva essenziale, asciutto e distaccato. Pur sembrando una lettura pesante se presa dal verso giusto apre una nuova e più ampio visione del mondo e concede anche nuovi strumenti per vivere la quotidianità dove il più delle volte come in ogni guerra che si rispetti non è la crudezza o il sangue che determinano il risultato ma l'arte di gestire lo scenario, interpretare ed affrontare i personaggi e determinare a tavolino con mosse di strategia il miglior esito.

Consigliato vivamente a coloro che sono in cerca di nuove prospettive.