domenica 28 febbraio 2016

Pagine e pop corn - Intervista a Paola Ferrero


Inauguro una nuova sezione dedicata a interviste con autori e autrici, con domande poste dal nostro collettivo. Mi auguro vi piaccia. E faccio da cavia per l'esperimento.


 “Pagine e Pop corn”

Diamo il benvenuto nella nostra sala proiezioni a Paola Ferrero, autrice torinese di racconti, romanzi e poesie. Pubblica dal 2009, anno del suo esordio con “Parole d’amore insano”. Adora scrivere e dipingere, cose che fa nel pochissimo tempo libero che le resta.

Cominciamo parlando di te: film o serie tv? Per quale motivo?
Serie tv, di sicuro. Mi piace affezionarmi ai personaggi, seguire la loro crescita, i cambiamenti di rotta, le loro reazioni alle cose che succedono. Un po’ come mi piace nei romanzi-saga. Non amo ritrovare lo stesso identico personaggio da un libro all’altro. La vita fa cambiare, è giusto ed è bello che il cambiamento ci sia anche nelle “storie”.

Se fossi il protagonista di una serie tv?
Potrei essere uno dei supereroi casuali di Heroes. Non so se tra i buoni o tra i cattivi. So che spesso mi sono sentita “diversa” e che questa diversità è stata un peso diviso con poche persone con lo stesso disagio.

Quanto e come influisce ciò che guardi con ciò che scrivi?
Essendo appassionata di cinema e tv per forza il mio immaginario si nutre anche di ciò che amo vedere. Il mio modo di scrivere, il mio metodo, è come la descrizione di scene che ho ben chiare in mente come se le stessi vedendo sullo schermo. Mi piace la scrittura veloce, come il montaggio; amo le tinte nette dei film di Michael Mann o le visioni oniriche di Tarsem Singh, sono cose che cerco di riprodurre a parole quando scrivo.

Pillola rossa o pillola blu? (In caso non si 
conoscesse Matrix: "Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie e vedrai quant'è profonda la tana del bianconiglio.") Fantasia o realtà?
Fantasia. Non sono per la verità a ogni costo. Nemmeno quando leggo sto a consultare Wikipedia per ogni dettaglio, a volte non è nemmeno importante sapere in che città del mondo si svolge una storia. Che sia verosimile,sì, ma non maniacale. Cerco qualcosa che mi faccia evadere, quando leggo. Cerco un "altrove" in cui la mia storia possa vivere. Cerco un "altrove" in cui vivere io.   

Genere preferito, letterario e cinematografico?
Sono onnivora, da sempre. In letteratura amo però horror e dramma e per il cinema/tv opto per fantascienza e commedie intelligenti. In nessun caso leggo o vedo storie legate alla seconda guerra mondiale, mi fanno troppo male.

La tua "Corazzata Potemkin"?
Direi "Pitch black" per il cinema e "Hannibal" (Lecter, per precisare) per la letteratura: penso di non aver mai incrociato di peggio. Volontariamente, perchépoi potremmo anche considerare che esiste "50 sfumature...", ma non sono riuscita a leggerne più di una trentina di pagine. Noiosissimo.

Se il tuo libro fosse un film, chi sarebbe il regista e quale cast sceglieresti per interpretare i tuoi personaggi?
Il mio ultimo romanzo breve, "Addio a Bodhgaya", è una storia romantica e può essere letta in modi diversi. Credo che un regista come Lasse Hallstrom (The shipping news, Chocolat, Le regole della casa del sidro) potrebbe andare bene. Per i protagonisti, invece, nessun volto troppo noto. Sono tre ragazzi giovani, due europei e uno indiano, normali. Il fatto è che un volto troppo noto distrarrebbe dalla meraviglia dell'India e dal tema della storia.

Raccontaci un po' del tuo lavoro...
"Addio a Bodhgaya" nasce come racconto di viaggio. Mentre Arianna camminava per le strade polverose dell'India, però, è nata l'urgenza di raccontare le sue motivazioni più profonde. Perché era lì da sola, perché era così importante quel viaggio. Poi è arrivato Lucas e la sua assenza ha preso il sopravvento su qualsiasi idea avessi prima. Illutto, il dolore privato e quello del mondo, il superamento del primo con la consapevolezza che tutto ha un inizio e una fine. Quindi è diventato un racconto troppo lungo ed è un romanzo molto breve. Una dannazione per editori...


Hai previsto un sequel, o un prequel? Uno spin off?
Questa è la prima domanda che una lettrice mi ha scritto nella primissima recensione ricevuta. Niente prequel o sequel. La storia è già tutta lì e sarebbe molto doloroso tornare ulteriormente indietro. Per un attimo ho avuto l'idea di raccontare il punto di vista di Lucas in uno spin off, come ho già fatto per "Gli attimi in cui Dio è musica", il mio primo romanzo. Non so se lo farò, per ora ho altre storie da scrivere.


Altri progetti?
Sempre troppi. Ora sta per uscire "Sette stanze", un romanzo romantico e sofferto, e "La festa", un racconto erotico che segue "La caccia". Ho terminato la revisione di un fantahorror impegnativo e lo sto inviando agli editori per vedere se piace. Sto finendo di scrivere un'altra storia tra il dramma e il paranormale. Di questo genere ho pubblicato un racconto l'anno scorso: "L'altra donna".


Se qualcuno volesse seguirti, dove ti può trovare?

Ho un blog: "Le storie di Clara"

Una pagina Facebook: Paola Ferrero

Pagine Google Plus, Twitter e Goodreads.

Potete acquistare "Addio a Bodhgaya", "Gli attimi in cui Dio è musica", "L'altra donna" e "La caccia", nonché lo spin off gratuito "Vittorio".


E ora diamo inizio allo spettacolo!

domenica 24 gennaio 2016

Film - Il Ponte delle Spie

Locandina
Titolo originale: Bridge of Spies
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 2015
Durata: 141 min
Genere: thriller, spionaggio, storico, drammatico
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Matt Charman, Joel ed Ethan Coen
Produttore: Kristie Macosko Krieger, Marc Platt, Steven Spielberg

Ieri sera sono andato a vedere questo film che ha riscosso un successo quasi colossale. La trama del film si dipana sugli eventi che coinvolgono un avvocato statunitense abitante a New York (nel quartiere di Brooklyn), di nome James B. Donovan, che si ritrova al centro della guerra fredda quando la CIA lo incarica di negoziare il rilascio di Francis Gary Powers, un pilota il cui aereo spia U-2 è stato abbattuto in Unione Sovietica, scambiandolo con la spia filocomunista catturata a New York di nome Rudolf Abel. Lo scambio avviene sul Ponte di Glienicke detto il "Ponte delle Spie", tra Berlino Ovest e Potsdam. Donovan riesce anche a far liberare dalle autorità berlinesi della Repubblica Democratica Tedesca, al Checkpoint Charlie, lo studente statunitense di economia Frederic Pryor, che era stato arrestato per spionaggio dalla Volkspolizei, la polizia della Germania orientale. (fonte Wikipedia)

Dal mio punti vi sta il film ovviamente merita di essere visto sul grande schermo e la presenza di Spielberg alla regia è certamente una garanzia, come anche il fatto che i fratelli Coen abbiano partecipato alla sceneggiatura di questo film, dove la loro mano si nota parecchio sullo sviluppo della storia che in oltre 2 ore quasi mai ci si annoia. Tom Hanks anche questa volta non perde occasione di dimostrarsi grande attore ed interprete di personalità diverse. Sinceramente il grande clamore su questo film si possa collocare sulla questione storica in cui il dualismo netto e chiaro che contraddistingueva la guerra fredda dell'epoca si sia un po' ricreata in questi ultimi mesi per altre questioni, ma se devo essere sincero l'ho trovato sì un gran bel film, bene girato interpretato e sceneggiato, bene collocato storicamente, ma dopo settimane dalla sua uscita e sentiti parecchi commenti le aspettative erano così alte da lasciarmi alla fine con un po' di delusione e perplessità.
Sì perplessità perché mi è venuto il sospetto che ormai non siamo più abituati ai film ben fatti che quando ne vediamo uno sembra un "colossal immane e munifico"... Questo può voler dire solo due cose: o lo spettatore medio è povero di "critica" e bastano 2 effetti speciali ed 1 3D che tutto sembra bello oppure, quanto oggi lo scenario cinematografico va proponendo ha perso un po' della sua maestria e fine artistico. Mi terrò tale perplessità e concludo questo post segnalando la parte peggiore di tutta la serata: il disgusto per come si sia ridotto il cinema Lux di Torino, mai mi sarei aspettato che un cinema così centrale, e per di più in una della gallerie più affascinanti di Torino, potesse perdere prestigio ed eleganza a tal punto da sembrare un "cinemino" di un paesino di periferia.

domenica 10 gennaio 2016

Darkside - Alessandra Gaggioli

Un romanzo di fantascienza, di sentimenti e di emozioni. Uno spazio infinito e una nave spaziale, tre persone, creature e poteri speciali. Pubblicato da Amarganta e disponibile sia in ebook che in formato cartaceo, è un'opera della fantasia di Alessandra Gaggioli. Da sempre autrice attenta ai sentimenti, anche questa volta tratta una storia al limite del tabù in modo leggero e delicato.

Breeze è un'assassina seriale, condannata e rinchiusa in una zattera spaziale ai margini del sistema solare. La sua zattera viene raccolta da un cargo, il cui capitano Tomas Traumer ha la facoltà di "riscattare" la prigioniera e assumersene la responsabilità. Fin dal primo istante, l'attrazione tra Breeze e Tomas è palpabile e a nulla servono i tentativi di Vegan, ufficiale medico e donna di Tomas, di impedire che tra i due nasca qualcosa. La natura del loro legame è però frutto di un passato lontano e, almeno per Tomas, oscuro. Piccoli incidenti e la scoperta che sia Vegan che Breeze posseggono una capacità particolare che permette loro di entrare nei pensieri e nel corpo degli altri, un dono che le mette ancor più in competizione e che permette loro di sondare il "nemico". Breeze è una donna di ghiaccio, capace di congelare con il contatto. Da subito, sembra che solo la vicinanza con Tomas possa scaldarla. L'arrivo di una seconda zattera, capriccio di Vegan, metterà tutti in pericolo. Ma non sono le cose tangibili, quelle pericolose...

Scorrevole, veloce e carico di sensazioni. La scrittura dell'autrice si mantiene "facile" lungo tutto il romanzo. Ciò che conta è la storia, il succo. I sentimenti trattenuti, la colpa, la gelosia e la vergogna. Un finale pacificatore che risolve l'unico punto "hot" della storia. Soddisfatta, aspetto il suo prossimo lavoro.

domenica 13 dicembre 2015

Pitch Perfect

Ho visto il primo film Pitch Perfect per caso una domenica pomeriggio, spiaggiato sul divano, ed anche se all'inizio ho temuto che fosse la solita commediola per teenager, al primo attacco musicale mi sono dovuto subito ricredere e la mia attenzione è salita. E quando ho trovato modo di vedere anche il secondo non mi sono negato.
Nel primo capito diretto da Jason Moore, basato sul libro "Pitch Perfect: The Questo for Collegiate A Cappella Glory", si narrano le vicende di Liceali appassionati di canto a cappella; però contrariamente a quanto uno potrebbe pensare, si tratta di canto corale, da qui il titolo "Intonazione Giusta", moderno in cui vengono armonizzate in modo dinamico e avvincente tutte le canzoni di ogni genere, riprendendone a tratti anche le cadenze originali. Mentre in questo primo episodio si narra come la sorellanza delle Barden Bellas inizialmente in crisi di prestazioni e di affiatamento viene riportata ad alti livelli grazie al talento di una nuova studentessa portata a produrre ed armonizzare qualsiasi canzone, nel secondo capitolo (diretto da uno dei produttori Elizabhet Banks anche del primo capitolo) dopo una disastrosa esibizione davanti al presidente degli USA, vengo estromesse da ogni sorta di competizione ed esibizione nazionale, perdendo così il diritto acquisito dopo aver vinto il concorso principale per 3 anni di seguito. Da qui la discesa vertiginosa di autostima e di bravura, che verrà ritrovata e migliorata grazie alle nuove idee della protagonista e di una nuova cantante "lascito" figlia di una Bellas degli anni precedenti, proponendo per la prima volta un pezzo originale, anziché le solite cover.
Affascinato da sempre da canto corale, questi due film sono stati per me una rivelazione, godendo di momenti musicali di alto livello in cui il gruppo protagonista e gli antagonisti hanno proposto coreografie e armonizzazioni davvero suggestive, accattivanti e di una qualità davvero elevata. Contrariamente ai soliti temi che questi film commedia trattano, come competizioni scolastiche come la danza, lo sport, il canto singolo o di gruppo, mai mi sarei aspettato di vedere il canto corale a cappella, genere solitamente poco conosciuto, ma qui trattato in un modo davvero esemplare e moderno sfruttando anche la varietà di personaggi che compongono il gruppo delle Barden Bellas (asociali, obese, omosessuali, ninfomani, ecc.).
Ovviamente ho dato uno sguardo alle recensioni dei due film e mentre i professionisti fanno le loro considerazioni dotte e sprezzanti, io ritengo che la qualità della parte musicale non sia così scontata come si possa pensare: i momenti di canto sono tutti ottimi dando modo di spaziare dal canto canonico a quello tipico di strada uscendo così da luoghi comuni ma ritrovandoli nella loro essenza più giovane e fresca. A chi piace la musica nel suo senso più ampio suggerisco entrambi i film da guardare quasi esclusivamente per i momenti ironici ed ovviamente per quelli musicali, due film gradevoli e poco impegnativi.

martedì 8 dicembre 2015

Gli attimi in cui Dio è musica - Paola Ferrero


Leggere questo libro mi ha dato la sensazione di guardare un vecchio filmino super 8 nel buio della mia stanza, con la sola luce della lampada del proiettore, e con sottofondo il rumore dello scorrere del nastro. E ci si trova nel silenzio delle emozioni, e anche dove si ode musica, è il prodotto elettrico delle sinapsi. Siamo sempre soli, nell’affrontare il viaggio della vita.
 “Conosco la solitudine, in cui è facile immergersi guardando il paesaggio confondersi nelle nebbie della campagna.”. Potrebbe essere la campagna una metafora di una ricchezza oramai in decadenza, un modo di vivere la terra troppo antico e dispendioso, ma legato alle esigenze della natura stessa. “Il buio e il silenzio avvolgono le case. Fuori non c'è anima viva. Potrebbe fare paura, ma non è così. Ci si abitua in fretta.”. La campagna Piemontese in contrapposizione con la fremente città Torinese fa da contorno alla vicissitudini di una ragazza, ai suoi sogni, alle sue paure, ai suoi amori e alle sue delusioni. Potrei iniziare a scrivere dicendo che le sorelle “Ardengo” sono due giovani incapaci di provare veri sentimenti, in balìa della noia e dell'indifferenza di fronte al declino sociale ed economico della loro famiglia. La madre rimasta vedova, trascorre una vita abitudinaria e legata ai clichés morali del suo paese, quasi in uno stato di inconsapevolezza. Spezzoni di filmati, color seppia, come tante fotografie, raccontano gli attimi della vita della protagonista. A tratti appaiono i colori, si accende la passione, e sembra persino di udire della musica, ma se ti ostini a volerla percepire meglio, l’unico ritmo che si sente è lo scorrere del nastro. Attimi, eterni, unici, ripetitivi, profondi, caldi, superficiali, freddi. “Ogni giorno uguale all'altro, i soliti clienti, le solite scocciature.”, “Ogni giorno lo stesso orario, lo stesso odore, lo stesso panino a pranzo.”. Lo stesso paesaggio, ogni giorno, come un loop matrixiano, “Il mattino dopo sono pronta per ricominciare, anche se questo vuol dire ripetere le stesse identiche cose di ieri.”. Dove non ci sono pillole rosse e blu, ma dove i varchi sono baci, sguardi, carezze, emozioni, odori e sapori. “L'aria è pulita e sa di terra umida. Di erba che cresce e del solito letame.”, “Odore di casa, diciamo noi.”. Baci di cui si ha sempre paura di rimanere intrappolati, perché se è vero che “Tutto si concentra nel bacio”, l’importante è “Sapere come bacia”. Le emozioni sono la droga per sopravvivere, “E' come una tossina, i suoi baci e il suo corpo creano dipendenza. Mi fa stare bene e questo è già qualcosa.”. E poco importa se quel bacio arriva da un Paolo, da un Bruno o dal Leo Merumeci di turno. L’indifferenza è la sola salvezza. “Non so se sono io ad essere insensibile o se questo è un modo di difendermi dal mondo. Ne ho già viste troppe.”. Fingere per non perire. “Se anche riesco a fingere durante il giorno, di notte le paure e i mostri escono allo scoperto.”. La notte è la luce più potente che illumina la nostra vita. Dopo la notte c’è solo la domenica. “La domenica è un giorno inutile”. Un classico personaggio sveviano, con la sua indifferenza, il suo farsi trasportare, e con la convinzione di poter cambiare quando si vuole, con la presunzione che quella sia per davvero l’ultima sigaretta. Attimi, continui attimi che si dispongono a volte uno dopo l’altro come binari, e a volte uno dietro l’altro come vortici che fanno tornare indietro. Attimi di profondo silenzio e attimi di rimbombante musica. La musica non è solo la colonna sonore della nostra vita, ma è la musa della vita stessa. Anzi “Dio è musica.”. “Lavorare con la musica è la cosa più bella del mondo, sia che tu la balli, che la suoni, oppure che tu semplicemente faccia da tramite e ti occupi di farla ascoltare.”. Perché quando “GLI attimi in cui Dio è musica”, si ritorna a vivere. Esplode tutta l’energia, come nei balli cult del telefilm Saranno famosi. Dove “la gente ci guarda di storto, eppure lo so che vorrebbero farlo anche loro. Mollare la loro facciata di persone serie per lasciarsi andare.“ E ti ritrovi a battere il piede al ritmo, pur rimanendo composto, perché vorresti ma non puoi. Perché vivere per la musica o lo comprendi o non puoi. Nessuno può capire il dolore se non ami la musica. “Quelle cose che riesci a fare solo se torturi il tuo corpo finché non ne è capace.” Intanto scorrono le pagine, e il nastro continua a scorrere. In ogni frase, in ogni attimo c'è la voglia, la sensazione, la potenza della rincorsa. Si percepisce il salto, che sia in un gelido burrone, in un acqua profonda, o in uno specchio cristallino da laguna Blu. Ogni attimo si perde nell'attimo prima del balzo, di un bacio, di un urlo, di uno schiaffo, di un amplesso... ma poi non avviene, si rimane lì con la sensazione di aver perso un fotogramma, quel fottuto attimo. Come se si dovesse salire su un treno, lo si vede rallentare, ci si prepara a mettere il piede sopra, ma il treno non si ferma, si allontana e tu non lo vedi nemmeno andare via, perché stai già a guardare l'altro treno che sta arrivando “La luce ci accoglie caldissima e abbagliante.” e nuovamente sei pronta a rimettere il piede sopra, descrivi il movimento sinuoso del muscolo della gamba... ma i treni sembrano non fermarsi mai... poi ti accorgi che essi non solo si fermano ma ti aspettano anche ... solo che sei tu che non sali… non hai il coraggio di salire, perché forse alla fine l'adrenalina è l'attesa del piacere... l'attimo prima del salto... “Sono questi gli attimi per cui vivo.”, perché “Quel che importa è il presente, solo il presente.”. Vivere il presente, in quell’attimo dove il futuro è espressione solo dell’attimo presente e si presenta sotto forma di idea che non si realizzerà, ma solo per dare la sensazione di piacere dell’attimo presente. “Mi piace avere sempre un progetto in testa. Qualcosa di nuovo, una sfida.”. Vivere attimo per attimo, farsi trasportare dalle sensazioni del presente perché “Il vantaggio di non guidare è anche questo: non preoccuparsi della strada da fare. “.

mercoledì 3 giugno 2015

Zeta - Lisa Terzi

Se ci si aspetta un tipo di erotismo classico è meglio stare lontani da questa "raccolta di orgasmi". Uscita per la collana "Carnet erotique" di Lettere Animate, è l'opera prima di un'autrice che ha scelto di usare uno pseudonimo data la natura del suo lavoro. Coraggioso, insolito e a tinte molto forti, a volte spaventoso e altre volte perfino blasfemo, lontano dalle atmosfere satinate delle 50 sfumature (che di erotico hanno meno del meno) quanto Mercurio da Saturno. Uno sguardo che va al di là del reale rapporto sado-maso, che affonda invece nella pura fantasia anche quando è quasi inconfessabile. Proprio perché fantasia personale, vera e spaventosa, incomprensibile per chi non ne condivida in qualche modo i tratti.

"Ogni forma di violenza non desiderata non è cosa positiva." Questa frase apre la serie di capitoli, trentanove, che l'autrice stessa definisce orgasmi. Perché, sebbene lei stessa ammetta che alcuni siano autobiografici, la maggior parte di questi è pura fantasia. Cruda, violenta, quasi splatter. Donne - quasi sempre una Lisa - catturate, seviziate, massacrate e a volte stuprate. Un erotismo che arriva come un pugno allo stomaco, più forte addirittura quando il sesso non c'è. Un viaggio che è più intimo del previsto e che l'autrice è stata in dubbio se pubblicare o meno, consapevole del rischio che correva nel raccontare come erotiche certe scene senza distaccarsene. Senza in qualche modo denunciarle ma esponendole così come le vede nonostante una educazione che tutti definiremmo "normale". Perché in fondo dietro alla defiizione di normale ci si nasconde facilmente, magari reprimendo parti di noi che ci spaventa anche solo immaginare. Ecco, se questo e-book ha un pregio è quello di mettere a nudo il mostro e lasciarlo giocare tra le righe, farlo sfamare e concedendogli l'attenzione che reclama. Per poi tornare su di un piano reale e decidere fino a che punto si vogliono vivere le proprie fantasie, condividendole con chi è pronto a farlo. Perché tutto, proprio tutto, deve essere desiderato da entrambe le parti. Sempre.

Invogliata all'acquisto da un'intervista che ho letto, incuriosita non tanto dal mondo bdsm quanto da un punto di vista prettamente immaginativo. Dal piacere che può scaturire dalle immagini più disparate, da quanto potente sia questo aspetto nelle donne. L'immaginazione sfrenata anche quando non può trovare riscontro nella realtà - a volte soprattutto quando non lo può fare - porta a un piacere talmente intenso che nessuna realtà può restituire. Tabù, rituali ancestrali, cannibalismo, omicidio, tortura. Il primitivo che ancora abita dentro di noi e che tanto teniamo a bada (per poi incanalare questa energia chi meglio e chi peggio - che sia ammazzarsi di pesi in palestra o andare a devastare la città durante una manifestazione, una passione sfrenata per il cibo o lo shopping compulsivo) spaventati da ciò che potremmo essere, se non dal nostro stesso giudizio di sicuro da quello della società.
Incuriosita dall'aspetto violento di queste fantasie e dalla dolcezza di fondo dell'autrice che traspariva nelle sue parole tra le righe dell'intervista. Due facce della stessa persona, un equilibrio che in qualche modo funziona. Un equilibrio che ci necessita in quanto esseri umani, in qualsiasi campo, ma che colpisce - evidente - nella sfera sessuale. Quella sfera che noi donne dovremmo vedere legata a un focolare e una fila interminabile di marmocchi e che ci viene inculcata fin da piccole e che ci provoca innumerevoli sensi di colpa non appena ci rendiamo conto che non è proprio quella, la cosa che sentiamo.
Insomma incuriosita da chi, con naturalezza e senza nascondersi dietro a terminologie da romanzetto "easy", ha avuto il coraggio di raccontarsi fino in fondo.

sabato 4 aprile 2015

Il marchio - Aurora D'Evals

Nel momento in cui non si faceva che parlare delle improbabili sfumature di ogni colore e molte autrici italiane e straniere cavalcavano l'onda del bdsm riempiendo pagine di stereotipi beceri (che per quanto un lettore cerchi lo svago nell'esagerazione del mito, non fanno che sminuire sia la donna che qualsiasi tipo di rapporto di coppia sano), usciva un romanzo italiano fuori dal comune.
Dalla penna di Aurora D'Evals, pseudonimo con anagramma, per Runa Editrice,anno 2014. Già la copertina attira lo sguardo, ma fin dalle prime righe si nota la differenza tra questo tipo di storia e l'opera che ha reso milionaria la James.

Sara è una ragazza di buona famiglia con un impiego in banca e un fidanzato che corrisponde a tutti i criteri dettati dalla sua condizione. Tutti tranne uno: non stimola in lei alcun tipo di passione.
Attratta dal dolore fin dalla giovane età, Sara riconosce nel tatuatore Ginko, artista metallaro e completamente diverso da lei, un dominatore naturale. Non senza difficoltà, perché per Sara avere l'approvazione della famiglia è fondamentale anche se frustrante,  i due iniziano una relazione in cui entrambi si mettono in gioco completamente. Passo dopo passo lui le insegnerà il suo modo di amare e lei, anche se con qualche insicurezza, ne scoprirà ogni potenzialità e ogni limite.
Sempre uniti da un "guinzaglio" mentale, i due giovani cammineranno insieme verso un rapporto appagante, non esente da gelosie e insicurezze, legato al ruolo che hanno scelto di giocare nella loro vita.
Ruolo che gli eventi metteranno a rischio, ma che con attenzione e amore reciproco loro riusciranno a ristabilire.
Senza pregiudizio, senza ipocrisia e aspettative irrealistiche. Solo due persone che si completano a vicenda.

Al di là dei commenti facili, questo romanzo è stata una piccola sorpresa (non sarà certo il capolavoro della letteratura, ma si fa leggere in fretta ed è chiaro e limpido). I protagonisti non rispondono agli stereotipi del classico romance, non sono eccezionalmente belli, o nobili, ricchi, famosi etc.: sono due normali trentenni con un lavoro e degli amici, con caratteri a tratti spigolosi ma mai forzati, con insicurezze non derivanti da inesperienza o da una presunta patologia o trauma - buffo come il famigerato Mr. Grey delle sfumature venga guarito dall'amore smisurato di una vergine con la predisposizione naturale alla fellatio - che anzi vivono a modo loro fino alla fine nonostante tutto. Non è tanto la scrittura, buona e godibile, dell'autrice che descrive in modo chiaro e a tratti crudo i loro giochi mostrando al contempo ogni esitazione e paura della protagonista (che parla in prima persona); non è la tematica bdsm che seppure abbia il suo fascino magari non è esattamente fantasia di ciascuno - o lo è al limite del "famolo strano" - ed è vista dai più come abuso psicologico su un soggetto debole senza considerare che in un rapporto sano ci sono sempre e comunque ruoli che si rispettano. Proprio nella normalità dei due, nel loro reciproco scambio e nel costruire una relazione che sia loro, sta la riuscita di questo romanzo. Nell'illustrare dall'interno una relazione tra master e slave, una delle possibili e non così improbabili, senza infarcire di fesserie il tutto.
Per dimenticare i pregiudizi bisogna conoscere; questo romanzo fornisce un punto di vista scevro da romanticherie smielate e irrealistiche, senza mezzi termini, pur avendo un lieto fine e una storia d'amore al suo interno.
Forse non per tutti, ma interessante e meno banale e fuorviante del best seller inglese.