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domenica 24 gennaio 2016

Film - Il Ponte delle Spie

Locandina
Titolo originale: Bridge of Spies
Paese di produzione: Stati Uniti d'America
Anno: 2015
Durata: 141 min
Genere: thriller, spionaggio, storico, drammatico
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Matt Charman, Joel ed Ethan Coen
Produttore: Kristie Macosko Krieger, Marc Platt, Steven Spielberg

Ieri sera sono andato a vedere questo film che ha riscosso un successo quasi colossale. La trama del film si dipana sugli eventi che coinvolgono un avvocato statunitense abitante a New York (nel quartiere di Brooklyn), di nome James B. Donovan, che si ritrova al centro della guerra fredda quando la CIA lo incarica di negoziare il rilascio di Francis Gary Powers, un pilota il cui aereo spia U-2 è stato abbattuto in Unione Sovietica, scambiandolo con la spia filocomunista catturata a New York di nome Rudolf Abel. Lo scambio avviene sul Ponte di Glienicke detto il "Ponte delle Spie", tra Berlino Ovest e Potsdam. Donovan riesce anche a far liberare dalle autorità berlinesi della Repubblica Democratica Tedesca, al Checkpoint Charlie, lo studente statunitense di economia Frederic Pryor, che era stato arrestato per spionaggio dalla Volkspolizei, la polizia della Germania orientale. (fonte Wikipedia)

Dal mio punti vi sta il film ovviamente merita di essere visto sul grande schermo e la presenza di Spielberg alla regia è certamente una garanzia, come anche il fatto che i fratelli Coen abbiano partecipato alla sceneggiatura di questo film, dove la loro mano si nota parecchio sullo sviluppo della storia che in oltre 2 ore quasi mai ci si annoia. Tom Hanks anche questa volta non perde occasione di dimostrarsi grande attore ed interprete di personalità diverse. Sinceramente il grande clamore su questo film si possa collocare sulla questione storica in cui il dualismo netto e chiaro che contraddistingueva la guerra fredda dell'epoca si sia un po' ricreata in questi ultimi mesi per altre questioni, ma se devo essere sincero l'ho trovato sì un gran bel film, bene girato interpretato e sceneggiato, bene collocato storicamente, ma dopo settimane dalla sua uscita e sentiti parecchi commenti le aspettative erano così alte da lasciarmi alla fine con un po' di delusione e perplessità.
Sì perplessità perché mi è venuto il sospetto che ormai non siamo più abituati ai film ben fatti che quando ne vediamo uno sembra un "colossal immane e munifico"... Questo può voler dire solo due cose: o lo spettatore medio è povero di "critica" e bastano 2 effetti speciali ed 1 3D che tutto sembra bello oppure, quanto oggi lo scenario cinematografico va proponendo ha perso un po' della sua maestria e fine artistico. Mi terrò tale perplessità e concludo questo post segnalando la parte peggiore di tutta la serata: il disgusto per come si sia ridotto il cinema Lux di Torino, mai mi sarei aspettato che un cinema così centrale, e per di più in una della gallerie più affascinanti di Torino, potesse perdere prestigio ed eleganza a tal punto da sembrare un "cinemino" di un paesino di periferia.

giovedì 1 maggio 2014

Trancendence

Locandina - Transcendence
Titolo originale : Transcendence
Paese di produzione: Stati Uniti d'America, Regno Unito
Anno: 2014
Durata: 119 min
Genere: fantascienza, drammatico, thriller
Regia: Wally Pfister
Soggetto: Jack Paglen
Sceneggiatura: Jack Paglen
Distribuzione (Italia): 01 Distribution
Fotografia: Jess Hall
Montaggio: David Rosenbloom
Effetti speciali: Jack Brunacini Jr.
Musiche: Mychael Danna
Scenografia: Chris Seagers
Interpreti: Johnny Depp - Will Caster; Rebecca Hall - Evelyn Caster; Paul Bettany - Max Waters; Cillian Murphy - Agente Buchanan; Kate Mara - Bree; Cole Hauser - Colonnello Stevens; Morgan Freeman - Joseph Tagger; Clifton Collins Jr. - Martin; Josh Stewart - Paul; Wallace Langham - Dottor Strauss; Lukas Haas - James Thomas

Degli ultimi tre film visti al cinema ho deciso di postare qui il mio contributo per questo film, per il quale non mi sono documentato più di tanto prima di andarlo a vedere, ma mi sono lasciato attirare dal poco visto nel trailer e la presenza del protagonista che non mi dispiace affatto come attore. Ebbene il film di 2 ore non ha risposto alle mie aspettative.

La storia di alcuni professori alla ricerca della miglior forma di intelligenza artificiale, si sviluppata nel contrasto tra l'etica ed il progresso abbinato al consueto spirito di sopravvivenza dell'uomo. A seguito di un attentato il dr. Caster (Johnny Depp) prima della sua morte, per egoismo e ambizione della moglie (Rebecca Hall) viene trasceso su una parte di un super computer  già sviluppato e intelligenza artificiale più evoluta al momento. Da questo momento l'evoluzione della mente del dr. Caster aumenta a dismisura oltre a sviluppare nuove e sorprendenti tecniche che potrebbero anche essere utili all'umanità, se solo fosse pronta. Invece la stessa fazione terroristica autrice dell'attentato al dr. Caster si adopera e si allea con le forze governative per bloccare questa crescente e incontrollata capacita di autocoscienza di questa intelligenza artificiale ormai duplicata e inserita in ogni computer del mondo.

La delusione su questo film, nasce dalla lentezza narrativa e dai temi poco sviluppati relativi all'autocoscienza dell'uomo e di una futuribile intelligenza artificiale, dalle interpretazioni etiche di come e se mescolare umanità e tecnologia. A questi punti essenziali non sono mancati salti di scene/sceneggiatura facendoci ritrovare durante la programmazione del film in momenti successivi senza un passaggio o un accenno narrativo adeguati alle scene successive (a titolo di es. Il dr. Max Waters è stato visto in gabbia e poche scene dopo fuori... come è stato possibile? quando si è o è stato liberato e perché??).

Tirando le somme, due ore piacevoli, seppur lente e che mi hanno lasciato un po' il senso di incompiuto.

lunedì 6 maggio 2013

Red Lights

Un film del 2012, stranamente - visto che nell'ultimo periodo vedo solo film molto più datati.
La regia è di Rodrigo Cortès, che ha anche scritto il soggetto. Fanno parte del cast Robert De Niro, Sigourney Weaver e Cillian Murphy, oltre a Joely Richardson. Thriller dal sapore paranormale, introspettivo quanto basta per essere interessante.

La psicologa Margareth Matheson (una splendida Weaver) indaga da decenni nell'ambito dei fenomeni paranormali smascherando truffatori ogni volta che si scomoda. Insieme al suo assistente, il fisico Tom Buckley (Murphy adulto, finalmente senza maschera di juta), oltre a tenere corsi all'università, gira gli States in lungo e in largo in cerca del "miracolo". In realtà, con un minimo di indagini intorno alle location degli spettacoli dei cosiddetti sensitivi, i due trovano quasi sempre delle "red lights - luci rosse", cioè persone o cose strane che non dovrebbero esserci. I complici dei maghi. Regolarmente.
Proprio quando in città arriva Simon Silver (DeNiro) con una serie di serate da tutto esaurito, però, Margareth si tira indietro rifiutandosi di smascherarlo. Avverte il suo assistente di non avvicinarsi a Silver, perché si tratta di un uomo pericoloso. Ma Tom insiste e si occupa da solo di andare a controllare, scatenando una serie di eventi che porteranno Margareth alla morte e Tom molto vicino a Silver. Un gioco di specchi per trovare un miracolo. Un gioco di personaggi ben studiati e un enigma da risolvere costi quel che costi.

Intenso, con un Cillian Murphy meno alieno del solito e DeNiro magistrale e meno misurato del solito. Un regista che sa mantenere la tensione fino all'ultimo, o quasi. Colori densi e una buona fotografia. E qualche frase da ricordare per una sana meditazione su ciò che siamo e ciò che fingiamo di essere.

domenica 7 ottobre 2012

Gamer

Titolo originale : Gamer
Paese: Stati Uniti d'America
Anno: 2009
Durata: 95 min
Colore
Audio: sonoro
Genere: azione, fantascienza, thriller
Regia: Mark Neveldine, Brian Taylor
Sceneggiatura: Mark Neveldine, Brian Taylor
Fotografia: Ekkehart Pollack
Interpreti e personaggi: Gerard Butler-Kable, Michael C. Hall-Ken Castle, Amber Valletta-Angie, Logan Lerman-Simon, Terry Crews-Hackman, Ludacris-Humanez Brother, Kyra Sedgwick-Gina Parker Smith

In un futuro poco lontano da noi, spopolano i giochi interattivi on-line, dove prima il gioco Society e poi con Slayer le persone sono controllate dalle persone. Mentre nel primo diciamo che i più disperati e poveri per racimolare qualche soldo si fanno controllare e vengono comandati in ogni sorta di azione e interazione, nel secondo il gioco consiste nel controllare i detenuti del braccio della morte. Slayer dunque diviene la speranza di una amnistia se si superano i 30 combattimenti. In questo scenario il protagonista è un detenuto che sta per raggiungere l'ambita libertà, però come in ogni buon thriller accade qualcosa che sposta gli equilibri ed inizia la rincorsa alla libertà non più nel gioco ma nella vita reale.

Visto per la seconda volta questa sera, devo dire che è attuale, visto l'utilizzo massiccio di internet che si fa ai giorni nostri, e seppure di taglio fantascientifico l'idea di avere delle nano macchine nel cervello per connettersi alla gioco, affascina l'idea e la perversione che le persone possano controllare le persone, senza pensare che in questo modo non si vive più una propria vita ma ci si mette nelle mani di altri; forse però non è molto lontano dal rappresentare le vita reale dove siamo comunque obbligati a vivere secondo regole che dettano altri. L'azione in questo film è presente sin dall'inizio e tiene bene sino alla fine, inoltre la presenza dell'attore protagonista di "Dexster" (Michael C. Hall) e l'attrice protagonista della serie "The Closer" (Kyra Sedgwick) a me non è dispiaciuta, attirano per la loro presenza scenica. Quindi nonostante il taglio complessivo un po' da video gioco dal mio punto di vista è guardabile, introducendo elementi di interesse di diversi generi dalla tecnologia, all'etica, alla morale e via dicendo...

domenica 29 aprile 2012

Il Debito

Passato inosservato forse per mia distrazione, ho noleggiato questo film anche a causa del mio interesse per Sam Worthington. Il film è del 2010 per la regia di John Madden, ma si tratta del remake di un film israeliano del 2007. Il cast è di qualità, oltre a Worthington (Avatar e Scontro tra Titani tra gli altri) ci sono una bravissima Helen Mirren (vista recentemente in State of Play) e Tom Wilkinson.

Alla presentazione del libro di Sara, giornalista di Tel Aviv, si racconta di un fatto che nel 1965 coinvolse i suoi genitori, entrambi agenti del Mossad. Partiti per catturare e portare in patria un criminale nazista una coppia di ragazzi, Stephan e David (Worthington) e Rachel, appena giunta dall'Argentina, si mettono all'opera a Berlino Est. Individuato il criminale e studiato il piano non resta che metterlo in atto. Stephan è il capo, determinato e ambizioso, deciso quanto basta ad approfittare di un momento di debolezza di Rachel che invece è attratta da David. Quest'ultimo, votato alla ricerca della verità e della giustizia, rifiuta la ragazza per un solo istante pentendosene amaramente. Ma il piano procede. Loro rapiscono il nazista, tentano di portarlo al treno che lo dovrebbe portare a Berlino Ovest e in Israele subito dopo. Qualcosa non funziona e i tre si trovano a nascondere l'uomo, legato e imbavagliato in salotto, in attesa di un nuovo piano.
Tra un flashback e una porzione di tempo presente si sviluppano le storie dei tre e dell'uomo che inseguivano. Il tempo che passa per tutti mentre ognuno di loro si porta dietro dubbi, sofferenze e rancori. Il senso dello stato che prende il sopravvento su tutto diventa un peso insostenibile, soprattutto quando dopo trent'anni David si suicida prorpio in occasione della presentazione del libro che parla di loro. Quante bugie, quanti rimorsi, quanti segreti tenuti troppo a lungo...

Non sono del tutto d'accordo con la recensione di MyMovies, il film mi è piaciuto anche e soprattutto perché non è un film d'azione. Un film che, come altri, fa riflettere su alcune pagine oscure della storia come la fuga dei criminali nazisti e la loro successiva ricerca fatta con ogni mezzo possibile anche a costo di andare oltre la propria umanità. Un po' come Munich, ma più teso a raccontare dell'aspetto psicologico dei protagonisti. Le loro ragioni, i dubbi e le terribili esperienze passate. Insieme alla ferocia del loro prigioniero, incapace di sembrare umano fino alla fine.
Le interpretazioni sono buone, sia per il terzetto di giovani spie che per le loro versioni adulte. Forse è lento, ma molto intenso. Lo consiglio.

domenica 19 febbraio 2012

The Final Cut

The Final Cut - 2004
Titolo originale: The Final Cut
Paese: Canada, Germania
Anno: 2004
Genere: drammatico, fantascienza, thriller
Regia: Omar Naim
Distribuzione (Italia): Eagle Pictures
Interpreti e personaggi: Robin Williams-> Alan W. Hakman; Mira Sorvino-> Delila James; Caviezel-> Fletcher; Mimi Kuzyk-> Thelma; Stephanie Romanov-> Jennifer Bannister; Thom Bishops-> Hasan; Genevieve Buechner-> Isabel Bannister; Brendan Fletcher-> Michael; Vincent Gale-> Simon

Trama: In un prossimo futuro grazie alla tecnologia ed alla biomedicina sarà possibile, per coloro che avranno i mezzi economici, avere un impianto nel cervello che permetterà di registrare tutta la vita della persona. Ed è così che grazie a questa nuova moda che con i "Montatori" si potranno fare i Rememory, ovvero i film con montaggi audiovideo della vita delle persone per ricordarle al meglio. Tra i montatori il miglior è Alan Hakman a cui vengono affidati i montaggi delle persone più abbienti, potenti e conosciute. Tra questi ultimi anche l'inventore di questa specie di "scatola nera" per uomini. Da qui inizia il percorso di interviste e indagine sulla famiglia e conoscenti del defunto per trovare la linea di montaggio migliore da proporre alla famiglia. Contemporaneamente comincia anche la corsa verso il tempo e verso la verità della memoria degli uomini e delle donne, in cui ci sono sovversivi e reazionari che vogliono smascherare i segreti di questi impianti rincorrendo i dati registrati dal suo inventore, dando la caccia al protagonista Hakman, che attraverso un rememory precedente si innamora della fidanzata di un altro cercandone la compagnia e l'affetto, che presto perderà quando la ragazza scopre la perversione con cui è nato il rapporto, motivo per il quale distrugge la "ghigliottina" ovvero lo strumento di visualizzazione e montaggio delle registrazioni per la produzione dei rememory. Si giunge così alla alla parte finale del film nella quale il nostro protagonista, tormentato da un ricordo incompleto, in cui crede di aver ucciso un vecchio compagno di giochi, nell'indagare nella vita dell'inventore della "scatola nera" scopre a sua volta di averne una e da quel momento oltre alla ricerca della verità del defunto parte anche la ricerca della propria verità; percorso nel quale è costretto a fare i conti con il proprio mestiere e le scelte etiche e morali per le quali in conclusione pagherà dazio e diverrà egli stesso lo strumento dei reazionari per demolire il mercato della "memoria sporca".

Film intenso e per certi versi volutamente lento così da mettere lo spettatore nella condizione di riflettere sull'etica e sulla morale della gestione della vita: è giusto aver modo di condizionare il ricordo di se nelle persone, è lecito nascondere le pieghe oscure della vita di una persona, è plausibile poter registrare ed accedere alle questioni più intime di un defunto e appropriarsi di ciò e coloro che restano? 

Da vedere con un grande Robin Williams che dimostra ancora una volta le sue enormi doti anche nei ruoli drammatici.

domenica 20 novembre 2011

The gift

giftUn film del 2000, per la precisione un giallo. La regia di Sam Raimi si avvale di uno script di Billy Bob Thornton e Tom Epperson. Nel cast, oltre a una bravissima Cate Blanchett troviamo un intenso Giovanni Ribisi (lo adoro) e Keanu Reeves, nonché la premio Oscar Hillary Swank, Greg Kinnear e la signora Cruise II, Katie Holmes.

Una donna, vedova e con tre figli piccoli, si mantiene facendo la cartomante e sfruttando i suoi poteri di percezione extrasensoriale. Quando a scomparire è la figlia di un uomo importante, il futuro sposo della ragazza scomparsa si rivolge proprio alla vedova per avere notizie. Tutto porta a sospettare del marito di una cliente, ma mentre la giustizia fa il suo corso, le visioni portano una soluzione del tutto inaspettata.

Sebbene il genere non sia tra i più graditi dalla critica, la bravura della Blanchett e di Ribisi, nonché una buona sceneggiatura ricca di suspance rendono il film un buon film. Da vedere. Perché non tutto è come sembra e spesso si fa presto a giudicare.
Belle le atmosfere della Georgia, le immagini hanno una buona fotografia. Tanti bei toni blu e verdi...

domenica 3 aprile 2011

One hour photo

one-hour-photo
Titolo originale One Hour Photo
Paese USA
Anno 2002
Durata 98 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere thriller
Regia Mark Romanek
Soggetto Mark Romanek
Sceneggiatura Mark Romanek
Fotografia Jeff Cronenweth
Montaggio Jeffrey Ford
Musiche Reinhold Heil, Johnny Klimek
Scenografia Tom Foden
Interpreti e personaggi

Al suo secondo lungometraggio dopo Static del 1998, Mark Romanek firma un film destinato a rimanere nell’immaginario grazie anche alla prestazione di un Robin Williams mai così controllato. La sua ossessione viene disvelata progressivamente grazie a una recitazione implosa in cui tutte le pulsioni represse sembrano pronte ad esplodere ed invece si inabissano nella psiche di un personaggio scritto con grande attenzione ai particolari e con la consapevolezza di dover andare oltre l’ennesimo ritratto di psicopatico al cinema. [fonte mymovies - Giancarlo Zappoli].

E' un film preso per caso in un centro commerciale peché costava solo 3 euro e per la presenza di uno dei miei attori preferiti quale Robin Williams. Ambientato in una delle solite città americana, dove in un centro commerciale di elettronica dove il personagio principale Sy è il respondabile di un laboratorio di sviluppo e stampa di fotografia, che maniaco della perfezione delinea perfettametne i tratti del perfetto serial killer. Nella sua manicale solitudine si costruisce una famiglia perfetta prendendo schegge di vita dalle foto sviluppate di una famiglia cliente del centro commericale, gli York. Nel suo immaginario attorno a quelle foto costruisce un mondo familiare perfetto nel quale si inserisce impersonificandosi in un improbabile zio. Inizialmente lento nel suo volgersi prende velocità e freneticità come a dover capitolare, quando invece raggiunge solo l'epilogo di una vita ossessiva e troppo perfezionista che non si concretizzerà mai. Con salti di sceneggiatura che sembrano coerenti ma che si rivelano solo sogni ad occhi aperti del protagonista, per sentirsi sempre più parte integrante della famiglia, ma ad un certo punto qualcosa cambia rotta e finsicie per sgretolare quel sogno idilliaco, ed è qui che un diverso Robin William da il meglio di se caratterizzando tutti gli aspetti del perfetto maniaco ossessivo e omicida ma mai concretizzando le follie che porta nella sua mente.
Strano film per Robin Williams che ho sempre visto nei panni di un giocherellone più o meno serio, sotto queste vesti ha colto la mia attenzione su un film di perse insipido, raccontando storie di maniaci come tante, ma che grazie ad un personaggio davvero inqiuetante e anomalo cattura l'attenzione grazie anche alla segneggiatura che per quanto semplice e lineare, grazie ai sogni aperti trattiene lo sguardo e quel tanto di pathos che può serivire.

Autore del post: Zugo

giovedì 4 settembre 2008

The Bourne Identity

Titolo Originale: The Bourne Identity
Regista: Doug Liman
Sceneggiatori: Tony Gilroy and W. Blake Herron
Interpreti: Matt Damon, Franka Potente, Chris Cooper, Brian Cox, Julia Stiles
Uscita: 15 November 2002 (Italy) more
Genere: Azione, Avventura, Mistero, Thriller
Awards: 3 wins & 4 nominations

Un uomo gravemente ferito viene raccolto in mare. Una volta ristabilitosi scopre di aver perso totalmente la memoria ma non le proprie abilità, dal parlare varie lingue all’usare con disinvoltura armi e arti marziali. Il recupero di una cassetta di sicurezza presso una banca di Zurigo non fa che aggiungere confusione, visto che contiene sei passaporti diversi. Tra tutte l’identità più probabile sembrerebbe quella di Jason Bourne, americano residente a Parigi. Giocoforza recarvisi, convincendo una ragazza a dargli un passaggio in cambio di 10.000 dollari. Ma qualcuno della Cia sa benissimo chi è lo smemorato, e preferirebbe decisamente vederlo morto… Tratto dal romanzo “L’uomo senza volto” di Robert Ludlum,The Bourne Identity convince a metà. L’idea alla base dell’operazione – resuscitare il film di spionaggio “adulto” in voga nei ’70 – è intrigante. Purtroppo la resurrezione si limita alla confezione. La concitazione di regia e montaggio mette capo a una suspence piuttosto modesta, con qualche sequenza notevole (una per tutte, l’inseguimento automobilistico in Mini per le strade di Parigi) che non riesce però a costituirsi in racconto. Ovviamente preso di per se sembrerebbe modesto, ma vedendo in sequenza la trilogia, ne esce una retrospettiva della ricerca di se stesso in un ambito complesso passando attraverso l'immagine che gli altri hanno di lui. Questa macchina da guerra, ripercorre passo dopo passo recuperando  la memoria la propria vita per scoprire chi è realmente, ma lasciando spazio al libero arbitrio e rinnegando errori del passato e cercando di provi rimedio dove può. Per me uno dei migliori spystory degli ultimi anni.

L'uomo senza sonno

  Titolo originale:  The machinist
  Nazione:  Spagna
  Anno:  2004
  Genere:  Thriller
  Durata:  102'
  Regia:  Brad Anderson
  Sito ufficiale:  machinistmovie.com
  Cast:  Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, Aitana Sánchez-Gijón, John Sharian, Michael Ironside
  Produzione:  Julio Fernández
  Distribuzione:  Nexo
  Data di uscita:  19 Novembre 2004 (cinema)



Il Morandini
E' il caso raro di un thriller che ha per teatro principale una fabbrica sebbene l'etichetta di genere gli stia stretta. È il caso insolito di un film ambientato in modo attendibile in una città degli USA, ma girato interamente a Barcellona e in Catalogna, prodotto da Luis Fernandez, il principale responsabile della moda dell'horror dell'ultimo cinema spagnolo, grazie ai film di Brian Yuzna. È la storia di Trevor Reznik, paranoico operaio meccanico, eroso nel corpo dall'insonnia e nella mente da una misteriosa ossessione di cui, nonostante qualche indizio (Dostoevskij), si scopre l'origine solo verso la fine. È una grande prova d'attore sull'orlo dell'istrionismo, dell'irriconoscibile C. Bale che ha perso 30 chili per entrare nella parte. È la conferma del talento visivo e visionario del britannico B. Anderson, tutto giocato sul doppio piano di surreale/reale, mentale/fisico, astratto/concreto, malattia/salute.

La Romins
Thriller di produzione spagnola del 2004. Tra il claustrofobico e il soporifero, L’uomo senza sonno, titolo originale The machinist (El maquinista), è la storia di Trevor, che da un anno non riesce più a dormire. Stremato dalla mancanza di sonno, ridotto ad un aspetto cadaverico, perde peso quotidianamente e vive un senso di angoscia che sfoga nell’allucinazione. E’ un film sul senso di colpa che fino alla fine non si capisce dove stia.
Trevor è un operaio paranoico e ossessionato. La sua mancanza di riposo, inizialmente inspiegabile, causa un gravissimo incidente di lavoro nella fabbrica nella quale lavora. Difficile distinguere la realtà dalla paranoia di Trevor, che inizia a pensare di trovarsi al centro di un complotto, finchè non si estranea dalla sua stessa vita e la ricompone come un puzzle fino alla rivelazione finale, che arriva con un flash back e con la risoluzione di un enigma che il protagonista gioca… con la sua coscienza? con una presenza misteriosa e ossessiva?
Inquietante e ambiguo, si svolge tra anonime e squallide abitazioni, desolanti e grigie strade, una fabbrica opprimente e snervante, figure inquietanti che ruotano attorno al protagonista, che a tratti rivela una malinconia che sfocia nella dolcezza.
La scenografia cupa, il coinvolgimento asfissiante, sono le sensazioni che mi sono rimaste. L’angoscia che mi ha accompagnata nella visione del film e l’interpretazione di Bale, la regia di Anderson che a tratti mi ha ricordato David Linch, anche se con l’eleganza di Hitchock, l’originalità della trama, la vita anonima di Trevor, sfocata, malinconica, opprimente, sfociano nel gioco dell’impiccato, attorno al quale metaforicamente ruota il film.
Per interpretare Trevor Christian Bale ha perso 30 kg, mettendo a rischio il suo equilibrio fisico e mentale, ma calandosi alla perfezione nel ruolo, guadagnandosi il favore della critica che lo paragona a Robert De Niro. Io personalmente trovo la sua magrezza tra lo sconvolgente e l’eccitante.  Viene ripreso insistentemente nella sua magrezza, che diventa il punto focale, insieme al grigiore della scenografia, di ogni inquadratura, della fotografia cupa e inquietante. In questo film non succede nulla, eppure si esce con un senso di oppressione che vale la visione.
Una chicca del film sono alcune citazioni a Dostoevskij: la trama ricorda vagamente Il sosia, nel film Trevor legge L’idioda, e inoltre, mentre guida sulla Route 66, si legge un’insegna che cita il titolo Delitto e Castigo.
Occhio agli indizi che possono farvi capire come andrà a finire, ma che alla fine comunque vengono riproposti a ritroso e che svelano il motivo dell’insonnia.
Frase cult del film:
"Se fossi più magro non esisteresti!"